VALTERZA PHOTOGRAPHY

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Photos from VALTERZA PHOTOGRAPHY's post 31/10/2021

TORINO JAZZ FESTIVAL - JAZZ CL(H)UB 2021
Come illustrato dai Direttori del TJF Diego Borotti e Giorgio Li Calzi:
“Il palinsesto che TJF dedica ai Jazz Club costituisce a oggi il legame più stretto possibile tra la comunità dei musicisti e quella degli appassionati di jazz e musica d’arte, vero e proprio presidio culturale diffuso, occasione privilegiata di incontro e di impensate relazioni sociali. I Jazz Club sono anche il luogo che favorisce l’innesto di musiche e musicisti complementari. Qui sono nati nuovi sound, musiche composte o improvvisate, formazioni solide esportate in tutto il mondo, punto di convergenza di fermenti del territorio culturale cittadino, regionale e nazionale. La missione di TJF è quella di intercettare e sollecitare nuove produzioni o alternativamente mettere in scena concerti consolidati che non passano da troppo tempo nei club della Città e godere delle evoluzioni stilistiche che li hanno affinati negli anni come un grande vino. L’omaggio alla fertile penna di Don Grolnick di Rick Margitza con la GP Big Band, quello al grande Django Reinhardt dell’omonima Associazione con un concerto composto ad hoc per TJF, l’incontro tra i numerosi senatori del jazz con emergenti di ottimo talento, la presenza di formazioni di allievi e docenti concertisti dei poli di formazione jazzistica quali il Centro di Formazione Musicale della Città, Arcote e Jazz School Torino, l’azione divulgativa e inclusiva nei luoghi di detenzione di Sfera Culture, i grandi organici rimasti in sospeso dalla scorsa edizione. Questi alcuni tratti salienti di un programma fitto e di alto profilo che porterà sui 13 palchi del festival 46 concerti con la partecipazione di oltre 200 musicisti. Ci auguriamo che la circuitazione curiosa del pubblico, al quale chiediamo uno sforzo di pazienza aggiuntivo aiutandoci nelle pratiche di prenotazione, animi i Jazz Club di tutta la Città restituendoci la meravigliosa esperienza di vederli rivivere grazie alla vitalità e alla piacevole socialità che il Jazz porta sempre con sé
La sfida di questa seconda parte del Torino Jazz Festival 2021 è quella di far sentire la voce di chi fa e di chi segue la musica dal vivo nei club, piccoli ma fondamentali avamposti culturali che tengono in vita la musica durante il corso dell’anno. Proprio questi club non sono ancora davvero ripartiti, viste le condizioni in cui ci troviamo da quasi due anni: purtroppo l’emergenza ha portato a galla le problematiche già esistenti, in generale, nel comparto culturale, nella musica dal vivo, specie in un ambito diverso dall’intrattenimento, e troppo spesso, ancora in questi giorni veniamo a conoscenza di improvvise chiusure di club nella nostra città, che è uno specchio del nostro paese. Ma veniamo a noi: questa sfida consiste nel produrre 46 concerti in 13 location, nonostante le capienze limitate e proprio per questo, con un budget opportuno per questo tipo di attività, senza però rinunciare a sostanza, unicità e appeal artistico. Suoneranno musicisti torinesi, a molti dei quali abbiamo chiesto di fare dei primi concerti originali, gruppi italiani che rappresentano tutte le sfaccettature del jazz e dei linguaggi improvvisativi con una particolare attenzione per tutto ciò che è contemporaneo, che sta intorno a noi, ma anche alcuni importanti artisti stranieri, toccando i generi che il jazz ha generato o a cui si è unito: dal linguaggio afro-americano al progressive (con un vero protagonista a Torino), dalla scrittura contemporanea al folk, dalla libera improvvisazione agli omaggi (Django Reinhardt, Fausto Romitelli, Count Basie, Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg, William Parker, le Funeral March di New Orleans, Italo Calvino, Billie Holiday, Langston Hugues, Art Blakey), dall’improvvisazione sotto forma di rock e elettronica all’interdisciplinarità (grazie a due concerti legati alla danza), dalla narrazione del jazz alla sperimentazione, perchè il jazz si è sempre collocato in un territorio rivolto al dialogo tra i linguaggi e alla sperimentazione. Nell’arco di una settimana ci saranno più di 200 musicisti che hanno voglia di suonare per il loro pubblico. Insomma, noi abbiamo fatto questa prima parte. Ora vi aspettiamo al festival per ricominciare davvero tutti insieme.

Photos from VALTERZA PHOTOGRAPHY's post 30/10/2021

FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE 2021
Il Festival del Giornalismo Alimentare nasce con l’obiettivo di unire gli innumerevoli mondi del cibo e di raccontarli, in un modo diretto, semplice e attento, grazie alla presenza di esperti di settore, di alimentaristi, di aziende, di Associazioni, di semplici cittadini interessati e, soprattutto, di giornalisti, blogger e comunicatori.
L’anteprima in presenza di quest’anno è stata una mattinata all'insegna della sostenibilità, dall'edificio torinese che ne è il manifesto, Green Pea, un appassionante viaggio tra i sapori, per scoprire come essere "Sostenibili dalla colazione all'aperitivo".
Si inizia con i Maestri del Gusto di Torino e provincia, che propongono "La colazione fredda del contadino", ovvero una colazione con il minor impatto possibile, raccontando i prodotti che la compongono, tutti del Torinese. Per concludere, dopo una intensa mattinata, con l'aperitivo guidato a cura di AFFINI ed i finger food di Luca Andrè, chef del ristorante Soul Kitchen, con i fiori di Metti un fiore, a cura di Insalata dell’Ort

Photos from VALTERZA PHOTOGRAPHY's post 24/10/2021

CHEESE 2021
Cheese, il più grande evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo e alle forme del latte, torna a Bra (Cn) dal 17 al 20 settembre 2021. Il tema che guida questa edizione è Considera gli animali, per raccontare il regno animale e la varietà di connessioni con le azioni dell’uomo, dalle razze da latte che garantiscono reddito alla microbiodiversità, dalle api a tutti gli altri impollinatori indispensabili per l’allevamento al pascolo. Senza di loro infatti non esisterebbe l’infinita biodiversità casearia che tocchiamo con mano a Cheese e che rappresenta un pezzo importante della storia dell’umanità. Ancora una volta, quindi, i formaggi sono i perfetti testimonial di un’avanguardia che affonda le proprie radici nel solido e millenario rapporto tra esseri umani, animali e ambiente e che rappresenta una fetta importante della produzione agroalimentare e dell’economia del nostro Paese.
«Quello che comincia oggi è il primo cheese della transizione ecologica». con queste parole Carlo Petrini, presidente di slow food, ha inaugurato ufficialmente la 13esima edizione della più importante manifestazione internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo e ai latticini, a Bra da oggi fino a lunedì 20 settembre.
«La transizione ecologica rappresenta una nuova fase storica» ha aggiunto Petrini. «Così come tre secoli fa iniziava la rivoluzione industriale, oggi siamo all’alba di una nuova era nella quale abbiamo capito che le risorse non sono infinite, perciò occorre imboccare un’altra strada. In questa fase storica, Cheese rappresenta un messaggio: quello secondo cui occorrono nuove forme di produzione e consumo, perché quelle adottate finora ci hanno portato al disastro ambientale. E noi diciamo che il benessere animale è uno degli elementi della transizione ecologica che non possiamo più rimandare».

Photos from VALTERZA PHOTOGRAPHY's post 24/10/2021

SOCIETA' PROMOTRICE DELLE BELLE ARTI.MOSTRA ANNUALE DEI SOCI 2021
La Società Promotrice delle Belle Arti è stata fondata nel 1842 con l’obiettivo di promuovere a Torino l’arte e gli artisti del momento, attraverso esposizioni delle loro opere. Dal 1914 ha sede presso il padiglione espositivo di via Crivelli, all’interno del parco del Valentino, la società ospita anche mostre di grande livello nazionale ed internazionale.

Photos from VALTERZA PHOTOGRAPHY's post 24/10/2021

MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile di Torino
IL MAUTO FESTEGGIA
I 100 ANNI DELLA LANCIA LAMBDA
In occasione del centenario della messa in strada del primo esemplare, il MAUTO celebra la Lancia Lambda con l’esposizione di 39 esemplari dell’innovativa vettura. Di questi esemplari, undici rimarranno esposti nella Piazza del MAUTO fino alla fine del corrente mese.
Era il 1° settembre 1921 quando Vincenzo Lancia, con il suo staff, uscì in prova con il prototipo Lambda sulla salita al Moncenisio. L’auto venne presentata al pubblico nella versione definitiva al Salone di Parigi e di Londra nell’autunno del 1922. Le consegne iniziarono nel corso del 1923. Ne furono vendute, fino al 1931, ben 12.998 esemplari, suddivisi in nove serie. In occasione del centenario della messa in strada del primo esemplare, il MAUTO celebra la Lancia Lambda con l’esposizione – da sabato 4 settembre – di dieci esemplari dell’innovativa vettura, tra cui quella personale di Vincenzo Lancia di proprietà del Museo.
La Lambda è stata la prima auto al mondo con carrozzeria a struttura portante (brevetto del 1919) in sostituzione del telaio a longheroni tipico delle carrozze e delle auto costruite fino a quel momento. Fu inoltre la prima automobile con sospensioni anteriori a ruote indipendenti (brevetto del 1921) e di freni anche all’avantreno. Il motore a V stretto con monoblocco in alluminio era dotato di albero a camme in testa comandato da ingranaggi elicoidali, concezione tipica delle vetture da corsa. Caratterizzata da una maneggevolezza di guida fino ad allora sconosciuta, merito del peso limitato - con distribuzione ottimale sui due assali - e del notevole raggio di sterzata, sulle strade tortuose era un’automobile da turismo irraggiungibile anche da auto di potenza e velocità superiori.
Autore del progetto fu il giovane ingegnere Battista Falchetto, messo a capo del gruppo di progetto a marzo del 1921 a poco più di un anno dall’assunzione. Non partì dal nulla: già il 28 marzo 1919 l’attestato di privativa industriale n. 171922, avente per oggetto la descrizione del “trovato avente per titolo vettura automobile” diceva: “La presente invenzione ha per oggetto un tipo di vettura automobile in cui il telaio è soppresso ed il collegamento fra il ponte posteriore e l’assale anteriore è costituito da un guscio rigido, il quale compie la stessa funzione della carrozzeria nelle solite automobili. L’invenzione comprende pure una forma particolare di tale guscio che permette di abbassarlo al di sotto del piano nel quale giacciono gli assi delle ruote e che nello stesso tempo gli conferisce una maggiore robustezza”. Completamente sua invece la sospensione telescopica, scelta da Lancia tra 14 schizzi buttati giù dall’entusiasta progettista in una sola notte. Grazie alle sue memorie, affascinante testimonianza di “progettazione in fieri”, vediamo la Lambda prendere forma giorno dopo giorno, e finalmente (dopo appena sei mesi di studi) uscire dal Reparto Esperienze di via Salbertrand nel settembre 1921 per le prime prove, ancora imbozzolita in una linea molto diversa dalla sua definitiva, di forma tondeggiante “a partire dal radiatore costruito sagomato come le gallerie”, che ricordava molto le Bugatti. Di Falchetto anche l’idea di prolungare, a forma di coda affusolata, il retro della vettura, per alloggiarvi i bagagli dei passeggeri: primo baule portabagagli non più applicato all’esterno ma integrato nella linea della carrozzeria.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLE 9 SERIE
Dalla I alla IV serie, anni 1923 - 1925: motore tipo 67; alesaggio 75; corsa 120; cilindrata cc. 2120; potenza CV 49 a 3250 giri/min.; cambio a tre marce; peso Kg 1.000; velocità 115 Km/h.
V serie, anno 1925: stesso motore tipo 67; si introduce il cambio a quattro marce. Fino a questa serie la scocca è denominata "tipo 214", nell'unica versione "torpedo" con possibilità di acquistare come optional un “ballon” per trasformarla in vettura chiusa. Passo mm. 3100; carreggiata anteriore mm. 1330, posteriore mm. 1360. Peso Kg. 1.150. Fu presentata anche una V serie denominata "coloniale", con carreggiate, parafanghi e predelle allargati di mm. 90.
VI serie, anno 1925: utilizza la scocca denominata "tipo 216", con passo aumentato a mm. 3.420 che consente di mo***re, su richiesta, “strapuntini” per altri due posti; irrobustimento della struttura con peso aumentato a circa Kg. 1.250; aumentato il diametro dei tamburi freni per mantenere un’ottima frenata anche con maggior peso. Sulla VI serie venne allestito anche l’autotelaio denominato "tipo 217", sul quale la casa costruì la berlina tipo Weymann.
VII serie, giugno 1926: nuovo motore denominato "tipo 78"; alesaggio 78; corsa 120; cilindrata cc. 2370; potenza CV 59 a 3500 giri/min. Carrozzeria torpedo allestita su quattro scocche: corta con tipo 218 e 219, lunga con tipo 216 e 217. Velocità 120 Km/h.
VIII serie, aprile 1928: motore denominato "tipo 79"; alesaggio 82,55; corsa 120; cilindrata cc. 2570; potenza CV 69 a 3600 giri/min. Carrozzeria torpedo allestita su quattro scocche: corta con tipo 221 e 223, lunga con tipo 222 e 224. Carrozzeria berlina Weymann allestita su due scocche: corta con tipo 225, lunga con tipo 226. Possibilità di guida a sinistra. Pesi: da Kg. 1.200 per la torpedo corta a Kg. 1.450 per la berlina lunga. Velocità 125 Km/h.
IX serie, gennaio 1931: praticamente uguale alla VIII serie. Nel motore l’accensione a bobina sostituisce il magnete; qualche esemplare è fornito di p***a elettrica, carburante al posto dell’alimentatore a depressione. Non è più presente la guida a sinistra e il cruscotto è semplificato per l’assenza del contagiri, montato solo nella VIII serie.

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