RED Nova - Connecting Actions, Defending Rights
I dibattiti sani sono i benvenuti, ma è necessario sempre comportarsi con gentilezza. Assicurati che tutti e tutte si sentano al sicuro.
2. Nessuna attività di incitamento all’odio: non è consentita nessuna forma di bullismo e i commenti umilianti relativi all'etnia, la religione, la cultura, l'orientamento sessuale, il genere o l'identità delle persone non saranno tollerati.
3. Buon senso e ris
🚨 Cosa significa, oggi, difendere i diritti umani? Per noi di RED Nova significa trasformare ogni giorno la solidarietà in un’azione concreta.
Uno dei nostri progetti più importanti è il Call Center Emergenza Ucraina (IARI Project), un punto di riferimento nazionale che dal 2022 supporta migliaia di persone in fuga dal conflitto in Ucraina.
In questo progetto non ci limitiamo all'assistenza immediata: crediamo che la vera dignità passi attraverso l’autonomia. Per questo, il nostro Call Center è un vero motore di inclusione. Dalla mediazione in quattro lingue all'accompagnamento fisico presso gli uffici pubblici, lavoriamo per abbattere ogni barriera e costruire percorsi di vita indipendenti.
Supportiamo le persone nella conversione dei titoli di studio, forniamo consulenza sui contratti di lavoro e offriamo orientamento sulle opportunità del mercato in base alle competenze di ognuno, facilitando il contatto diretto con le aziende e i servizi del territorio.
🙌 Non perdere i nostri prossimi reels: entreremo nel vivo del mondo del lavoro. Ti offriremo informazioni dettagliate su tutto ciò che facciamo per aiutare le persone fuggite dall'Ucraina a trovare un'occupazione in Piemonte, dal riconoscimento delle qualifiche professionali alla ricerca di opportunità concrete. Continuate a seguirci per scoprire come costruiamo, passo dopo passo, nuovi percorsi di autonomia.
10/12/2025
Che ca**o di senso ha la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, nel 2025?
Davvero, che senso ha?
I diritti crollano in diretta, c'è una crisi nuova al giorno, le ingiustizie riempiono il nostro algoritmo e la nostra vita.
E chi dovrebbe custodire impegni, convenzioni, leggi...semplicemente non lo fa.
Quindi, che senso ha questa giornata, oggi?
Ce lo chiediamo da mesi.
E forse di senso non ne ha nessuno, più.
Se non il senso che le diamo noi.
Noi con le nostre scelte. Noi con le nostre prese di posizione – anche quando non conviene, anche quando ci eviteremmo molti problemi a stare zitte.
E allora scriviamolo questo senso, oggi.
- Ha senso scendere in piazza.
- Ha senso ricercare e condividere informazioni VERE.
- Ha senso consumare con consapevolezza cibo, abiti, prodotti.
- Ha senso votare con responsabilità.
- Ha senso sostenere chi combatte in prima linea per i diritti di tutte.
- Ha senso unire le lotte e le comunità.
E tu, che ca**o di senso ci dai ai diritti umani, oggi?
Scrivicelo nei commenti. Aiutaci a completare questa lista e dare un senso a questa giornata.
29/11/2025
🌍 Oggi è la Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Questa giornata non nasce a caso: è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1977, in ricordo della Risoluzione 181 del 1947, il piano di partizione che segnò l’inizio di un conflitto ancora irrisolto. Ogni anno il 29 novembre serve a ricordare che la questione palestinese rimane aperta. E oggi più che mai, con un genocidio in atto, questa giornata assume un ruolo ancora più forte.
Per noi, parlare di solidarietà significa riconoscere che, anche da lontano, ogni cittadina/o può avere un ruolo concreto. Perché le nostre scelte quotidiane, economiche, civili e comunicative, hanno un impatto più grande di quanto pensiamo.
👉 Come si mostra la solidarietà oggi?
Con azioni concrete: informarsi da fonti affidabili, sostenere chi lavora sul campo, partecipare a iniziative pubbliche, supportare campagne di pressione civile, fare scelte di consumo responsabili, difendere apertamente i diritti umani. Non servono gesti eroici o plateali: serve continuità e presenza.
👉 Perché è importante?
Perché il silenzio normalizza l’ingiustizia. La solidarietà, quando è collettiva, diventa uno strumento politico e sociale. Negli ultimi mesi lo abbiamo visto: mobilitazioni globali, prese di posizione pubbliche, volontariato e raccolte fondi hanno portato il tema dove molti avrebbero preferito non vederlo.
👉 E noi? Abbiamo davvero un ruolo come cittadine e cittadini?
Sì.
Come cittadine e cittadini: possiamo chiedere trasparenza e responsabilità alle istituzioni.
Come consumatrici e consumatori: possiamo scegliere cosa finanziare e cosa no tramite le nostre scelte di consumo.
Come lavoratrici e lavoratori, produttrici e produttori: possiamo sostenere pratiche etiche nelle nostre realtà lavorative.
Come persone che comunicano: possiamo contrastare disinformazione e indifferenza.
La solidarietà è un atteggiamento quotidiano e oggi vogliamo ricordarlo: la cittadinanza attiva non è solo simbolica. È parte della soluzione.
25/11/2025
📌 Oggi è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e vogliamo parlare delle forme di violenza che incontriamo ogni giorno nel nostro lavoro. Perché la violenza non è solo ciò che riconosciamo subito, ha volti diversi, a volte sottili, quasi invisibili.
Ogni giorno incontriamo donne che sostengono altre donne, che denunciano ingiustizie, che tengono in piedi servizi fondamentali per le loro comunità. Eppure, anche qui, la violenza si insinua. Spesso è silenziosa, normalizzata, nascosta sotto la retorica del “fare del bene”.
Queste sono alcune delle forme di violenza che vediamo, diverse tra loro solo in apparenza, ma unite dallo stesso filo conduttore: a subirle sono donne, in quanto tali.
Marta coordina un servizio di accoglienza.
Quando segnala carichi di lavoro insostenibili o situazioni rischiose, spesso si sente rispondere: “Sei troppo sensibile”, “esageri”, “hai preso tutto troppo sul personale”.
Il suo impegno diventa un pretesto per sminuirla.
Amina organizza gruppi di confronto nel suo quartiere.
Quando prende parola nelle riunioni pubbliche, viene spesso interrotta o corretta da colleghi uomini.
Le sue idee vengono riprese… ma attribuite ad altri.
Olga chiede un supporto psicologico dopo la violenza subita.
Un operatore, mentre compila i documenti, le dice: “Ricordati che ti stiamo aiutando. Dovresti essere più disponibile, più gentile.”
La sua vulnerabilità diventa una moneta di scambio.
Sara lavora come mediatrice culturale.
Ha competenze fondamentali, ma spesso viene esclusa da momenti decisionali con la motivazione: “Tanto tu sei qui solo per tradurre.”
La sua professionalità viene ridotta al minimo, come se il suo contributo fosse accessorio.
Sono episodi che sembrano diversi tra loro, ma sono facce dello stesso sistema.
E non riguardano solo “contesti difficili” o “di marginalità”: toccano operatrici, attiviste, professioniste, utenti. Riguardano tutte.
In questo 25 novembre, ricordiamo che anche nei luoghi che nascono per proteggere e aiutare, serve il coraggio di guardare le dinamiche basate sulla violenza.. E serve un impegno collettivo, concreto e quotidiano, per cambiarle.
08/10/2025
Le frontiere europee non sono più solo muri o recinzioni: sono reti di dati, sensori e algoritmi che decidono chi è “legittimo” e chi no.
Queste tecnologie vengono presentate come strumenti neutrali di sicurezza. Ma non sono neutrali: riflettono i pregiudizi e le scelte politiche di chi le programma.
Un algoritmo può classificare una persona come “a rischio” solo in base al volto o al Paese d’origine. Può respingere senza ascolto, senza difesa, senza diritti.
La tecnologia non è il problema. Lo è l’uso che se ne fa.
🧱 Se serve a bloccare e sorvegliare, costruisce muri invisibili.
🛟 Se serve a proteggere e soccorrere, salva vite.
Ogni tecnologia è una scelta politica.
Possiamo usarla per cancellare diritti o per proteggerli.
La responsabilità non è delle macchine: è di chi le costruisce, le finanzia e le accetta in silenzio.
E tu, sapevi dell'uso della tecnologia ai confini? Scrivi un commento qui sotto o condividi il post per aiutarci a diffonderlo
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