Neos Edizioni
Neos Edizioni pubblica titoli principalmente in tre ambiti: Donne e società, Territorio, Storia e memoria. 14 collane, 50 titoli all'anno, 2 marchi, 300 autori.
02/05/2017
E' uscito il libro...
“Torino che non c’è più”
di Milo Julini
Torino conserva nei suoi palazzi e nelle sue vie tracce di una storia
minore poco conosciuta e ormai quasi del tutto dimenticata. Un
percorso non convenzionale che permette di rievocare personaggi,
luoghi e storie di un passato in cerca di memoria.
Queste pagine regalano al lettore il ritratto di una Torino che non esiste quasi
più, storie poco note, scorci urbani completamente trasformati nel tempo,
modi di vita scomparsi.
L’autore spazia dal vecchio borgo San Salvario alle vie del centro storico
distrutte dal “piccone risanatore”, dal borgo San Donato al vecchio ponte di
corso Regina Margherita, dalla cinta daziaria del 1853 alla passerella di ferro tra
via Nizza e via Sacchi.
Spesso la descrizione dei vari luoghi diventa l’occasione per evocare personaggi
quasi dimenticati, come il fratel Bernardo, mistico o impostore, Timoteo
Riboli, fondatore della Società protettrice degli animali, Umberto Gozzano,
cugino del più noto Guido. Alcuni capitoli rivisitano le considerazioni sulla
città espresse nel 1880 da Carlo Collodi nel suo libro Il viaggio per l’Italia di
Giannettino.
L’opera raccoglie oltre sessanta articoli pubblicati sulle testate on line che sono
spesso frutto delle escursioni torinesi dell’Autore, da cui ha riportato fotografie
e annotazioni poi approfondite a tavolino
28/04/2017
Riprende la fortunata serie de
I CONCERTI DOPO LA MESSA
al Santuario di S. Antonio da Padova
via Sant'Antonio da Padova, 7 TORINO (metro Vinzaglio)
SABATO 29 APRILE - ore 18,30
Lieder Georgiani e Russi
Keta Nino soprano (georgiana)
Paolo Giacone organo
musiche di Rachmaninov, Rimski Korsakov, Chaikovski e Chimakadze
ingresso libero
www.piccoloauditoriumparadisi.com
20/04/2017
LA RICETTA DELLA SETTIMANA
Dal libro "Napoli: Ricette e ricordi" di Paola Ghia
www.neosedizioni.it
Zucca gialla con la pasta
Ingredienti:
1/2 Kg di zucca
1 spicchio di aglio
Olio 2 cucchiaini a persona
Prezzemolo
Esecuzione
Lavare la zucca e tagliarla a pezzetti dopo averla sbucciata.
Soffriggere l'aglio (1 spicchio tagliato a metà) nell'olio e versarvi la zucca.
Aggiungere 2 bicchieri di acqua, un po' di prezzemolo tritato e sale (poco).
Lasciar cuocere 1 etto e 1/2 o 2 etti di penne piccole e dopo averle sgocciolate, versarle nella zucca già cotta.
Far qualche bollo al tutto e servire.
13/04/2017
LA POESIA DELLA SETTIMANA
Dal libro "Ades. Tetralogia del sottosuolo" di Giancarlo Pontiggia
QUADRO PRIMO
Sul palcoscenico – n**o, spoglio, tenebricoso – un fascio di luce
improvvisa. Dal pavimento, deve sollevarsi lentamente una tavola in legno. Ne emerge – con fatica, guardandosi intorno inquieto, circospetto – un uomo sulla cinquantina, mal ridotto, con un completo originariamente
di una certa eleganza, ma ormai stropicciato, sporchiccio,
sbrindellato in qualche punto. Esce come da una botola, facendo leva sui bordi delle tavole, magari ansimando, o pronunciando qualche suono irriconoscibile.
Preside: Ma dove diavolo sono? A furia di contorcermi per
cunicoli e gallerie, mi sono perso completamente. Maledetto
chi mi ci ha ficcato, dicendomi che era una scorciatoia,
e poi mi ha lasciato lì, mezzo morto, squagliandosela come
un ratto. L’ultimo pezzo, poi, doveva essere un cavedio,
pieno di fili, tubi, di canaline viscide e gocciolanti... quasi
quasi ci lasciavo le penne... (si muove smarrito, barcollante,
strabuzzando gli occhi, come chi non è più abituato alla luce) Ma
indietro non ci torno... Dio non voglia... Tutti quegli spifferi,
quei gemiti... gemitoni, sussurri, guaiti... ma che bestie
erano? Se erano bestie, poi... Ma guarda cosa mi doveva
capitare... (in tono sempre più concitato) Tutta colpa di quei
maledetti... E il ministro in persona, al telefono: (mimando
una voce femminile, in modo caricaturale) «Non è ammissibile,
non è ammissibile! Me li deve snidare, tutti, entro domattina!
» Snidarli! Come fosse facile! Io, il Preside del Ginnasio
Liceo «Steve Jobs», il più tecnologico, il più avanzato di
Milano... Ma che dico di Milano? Della Lombardia! D’Italia!
Forse del mondo! Neanche a Pechino, neanche nella
Silicon Valley ce ne hanno uno così! (abbassando la voce) Ma
cosa sono questi fruscii? (al pubblico) Ssst! Mi pare di sentir
qualcosa... dei passi... Non saranno mica loro, i maledetti?
Nascondiamoci, non si sa mai... (rientra veloce nella botola,
lasciando però lievemente schiuso il coperchio)
Emergono, da sinistra, arrancando come su un’erta, tre figure, anch’esse
mal ridotte: il morto si strascina, incappucciato, gemente, sotto
gli spintoni del primo becchino, che procede appaiato, con una
striglia nella mano sinistra, e una bisaccia sulle spalle; il secondo
becchino m***a un asino a rotelle, alquanto traballante, che sembra
ogni volta sul punto di rovesciarsi. Urla, guaiti, minacce.
Morto: Fermiamoci un attimo, vi prego. Ahi, ahi! Ho le
scarpe fradice... i piedi non li sento più... (con un tono di
rampogna) con quella fogna di fiume che mi avete fatto
traversare... Devo aver scarpinato per ore... Mi sembrava di
sve**re dalla puzza!
Primo becchino: Puzza per puzza, sempre meglio della tua,
con quella pellaccia che ti ritrovi...
Secondo becchino: Davvero non c’è modo di abituarsi,
dopo tanto tempo, a questa marmaglia...
Primo becchino: A chi lo dici... Con le loro pance piene di
lordume, e quella pelle marcia, che trasuda aria di fetore...
Proprio a noi ci dovevano capitare... Ma a ognuno la sua
fortuna...
Morto: Ma insomma, dov’è che mi conducete?... Avrò pure
il diritto di saperlo... (si ferma, impuntandosi, come chi non
vuole più andare avanti)
Preside: (a parte) Che tipacci... ma non ho molta scelta...
Forse sarà meglio che mi mostri... chissà che non possano
indicarmi la strada... (sollevando la botola, e mostrandosi dalla
cintola in su) Ehi, dico a voi, non sapete dirmi dove siamo?
Mi sono perso, e non riesco a trovare la strada per risalire...
Primo becchino: Risalire dove?
Preside: Dove volete, basta che risalga...
Secondo becchino: Ma come ha fatto questo macaco a
finire qui?
Primo becchino: Che ne so? Ma in questi giorni è una tal
bolgia, che non ci si capisce più niente... Da dove vieni?
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