Buzz Blog

Buzz Blog

Condividi

02/04/2026

INVITO ALLA PROIEZIONE – “SOSPESI”

Buzz Blog, con il documentario Sospesi, è stato tra i primi a rompere il silenzio. Quando il consenso veniva costruito e il dissenso isolato, ha scelto di stare dalla parte della disobbedienza.

Negli anni dell’emergenza Covid-19, mentre il racconto ufficiale si imponeva come unico possibile, c’è stato chi ha detto NO. Non per incoscienza, ma per coscienza. Non per negare, ma per affermare un limite. Un confine oltre il quale l’obbedienza diventa rinuncia.

Sospesi è anche questo: un howl, un grido contro la compressione dei diritti, contro la normalizzazione della paura, contro l’idea che la libertà possa essere concessa e poi ritirata.

Chi ha disobbedito ha pagato. Sul lavoro, nelle relazioni, nella propria quotidianità. Ma ha lasciato una traccia. Oggi, a distanza di anni, quella traccia riemerge e incrina la narrazione compatta di allora.

Non era isolamento. Era resistenza.

Non era errore. Era scelta.

Buzz è stato testimone di chi ha capito per primi la deriva che il mondo stava prendendo e oggi ancora di più quel "howl" di ribellione assume un significato e un necessità urgente di ribadire il NO a tutte le forme di controllo che ci stanno lentamente imponendo e alle quali ci stanno facendo abituare.

INTRO AL DOCUMENTARIO:
In un momento storico in cui le restrizioni degli ultimi anni sembrano ripresentarsi, assumendo forme nuove e sempre più capillari, diventa fondamentale fermarsi e interrogarsi su quanto accaduto. Comprendere, analizzare, ricordare: è un dovere verso noi stessi e verso la società in cui viviamo.
Da questa esigenza nasce “Sospesi”, documentario prodotto da Buzz Blog e diretto da Marcello Rossi e Walter Zollino, che ripercorre le conseguenze del decreto-legge 44 del 2021, che ha messo in discussione il diritto al lavoro per molti professionisti sanitari.
I primi a ribellarsi — e anche i primi ad essere colpiti — sono stati proprio i medici e gli operatori sanitari disobbedienti.
Professionisti che hanno scelto di non piegarsi, pagando in prima persona: sospensioni, isolamento, perdita del lavoro e dei diritti costituzionali. Ma anche, come emerge dalle loro testimonianze, una nuova consapevolezza e una forza acquisita nella difesa della libertà di scelta.
“Sospesi” dà voce a queste storie. Non per imporre una verità, ma per aprire uno spazio di riflessione, libero da pregiudizi, attraverso il racconto diretto di chi ha vissuto quei fatti.
Un’opera che, oltre alla durezza degli eventi narrati, restituisce un senso di appartenenza e di forza collettiva: quella di uomini e donne che, attraversando una fase complessa, oggi si riconoscono più consapevoli e più disobbedienti a un sistema che sembra voler imporre sempre più restrizioni e controlli.

La partecipazione è un’occasione per guardare, ascoltare e confrontarsi.

Perché capire ciò che è stato è il primo passo per scegliere ciò che sarà.

INFO:
📍 Venerdì 17 aprile
📌 Presso l’Associazione Culturale I Colori dell’Anima
📍 Via San Vincenzo, Sesto Calende (VA)
📌Ingresso gratuito, libera e spontanea l'offerta.
📌+39 3771518721

Photos from Buzz Blog's post 17/03/2026

Arcese polo logistico di Tortona (AL) - 17/03/2026
La protesta operaia ferma le merci, paralizzando l'attività del magazzino.

Ai cancelli della logistica: la precarietà come sistema

Il presidio è fermo, ma non immobile. Ai cancelli del magazzino, tra giubbotti ad alta visibilità e bandiere, è il terzo giorno di sciopero. E non c’è, nelle parole degli operai, alcuna intenzione di fermarsi.

Il nodo, spiegano, è sempre lo stesso. Strutturale. Non riguarda solo questa azienda, ma qui si manifesta in modo evidente: un utilizzo massiccio, sistematico, di manodopera a tempo determinato, turni di più di 10 ore al giorno e discriminazioni sindacali.

Il meccanismo è semplice, raccontano. Si assumono lavoratori in somministrazione, li si impiega fino al limite, finché iniziano a maturare diritti, finché possono legittimamente aspirare a una stabilizzazione. E proprio in quel momento, vengono lasciati a casa. Al loro posto arrivano altri lavoratori, ancora precari, e il ciclo ricomincia.

Una rotazione continua che impedisce stabilità, diritti e voci critiche.

Alcuni sono già fuori. Altri sanno che lo saranno a breve: contratti in scadenza entro poche settimane. È da qui che nasce la protesta, che ha già attraversato tavoli istituzionali. In prefettura si sono confrontati sindacati, la società che gestisce la manodopera e il committente principale. Sul tavolo, anche una visura camerale che evidenzierebbe un ricorso sproporzionato al lavoro a termine.

L’azienda respinge l’accusa. Ma, dicono dal presidio, senza produrre documentazione in grado di smentire nel merito.

Lo sciopero, allora, diventa qualcosa di più di una vertenza. Diventa una precondizione.
Perché – spiegano – finché il lavoro resta precario, ogni altro diritto è fragile. Salario, turni, sicurezza: tutto è subordinato a un equilibrio instabile, dove il lavoratore resta esposto all’arbitrio.

Ma ai cancelli si gioca anche un’altra partita, più sottile e più dura.

Da una parte chi sciopera, dall’altra chi continua a lavorare. Non per convinzione, spesso, ma per necessità o per paura. Alcuni arrivano fino ai cancelli e contestano non i colleghi, ma il sindacato stesso, accusato di esasperare il conflitto. È il segno di una frattura, alimentata – sostengono gli scioperanti – da pressioni e promesse.

Secondo quanto raccontano, tra i corridoi del magazzino circolano voci: se lo sciopero continua, il sito chiuderà. Se si rientra, invece, potrebbero arrivare proroghe contrattuali, cambi turno, piccoli vantaggi immediati.

“Falso”, rispondono dal presidio.
Nessun magazzino, dicono, ha mai chiuso per uno sciopero. E intorno, in effetti, si estende una distesa di poli logistici, investimenti enormi, strutture che difficilmente si fermerebbero per qualche giorno di blocco.

Semmai, aggiungono, è vero il contrario: è proprio attraverso le lotte che negli anni si sono ottenuti miglioramenti, aumenti salariali, condizioni meno dure.

Il conflitto, quindi, non è solo verticale – lavoratori contro azienda – ma anche orizzontale, tra lavoratori stessi. Una tensione che gli scioperanti leggono come il risultato di un sistema che utilizza leve antiche: il bisogno, il denaro, la paura.

Eppure, nonostante le divisioni, il presidio resta. Le voci si accavallano, si chiariscono, si irrigidiscono. Ma restano lì.

“È uno sciopero giusto”, dicono.
“È necessario.”

E soprattutto, non ha una scadenza già scritta: continuerà finché non cambierà il meccanismo che lo ha generato. Finché il lavoro, da temporaneo, non potrà tornare ad avere un futuro.

16/03/2026

Documentario di denuncia: Master of the Universe racconta, dall'interno, una vera e propria educazione all'abuso di potere che ha messo in ginocchio l'Europa tra deliri di onnipotenza ("ti sembra che spingendo un tasto, tu abbia cambiato il corso della storia") e un opprimente senso di inquietudine benissimo restituito dalle immagini. Può destare noia soltanto in chi non ha a cuore il proprio futuro.

All'interno di un grattacielo nella sede del centro finanziario di Francoforte, Rainer Voss si racconta al documentarista Marc Bauder.

Da ex "dominatore dell'universo", broker al lavoro per società d'investimento il cui unico obiettivo è macinare più denaro possibile, svela i meccanismi che hanno portato alla grande crisi finanziaria europea.

Vuoi che la tua figura pubblica sia il Figura Pubblica più quotato a Turin?
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Digitare

Indirizzo


Turin
10121