Cofee Time
05/01/2022
Conosci Cienfuegos?
🤓La città di Cienfuegos, fondata nel 1819, conserva un nucleo urbano piuttosto omogeneo in quanto ad architettura, ricco di facciate classiche ed esili colonne che creano un'atmosfera che ricorda la Francia del XIX secolo, alla quale è ispirata. Di fatto, la città fu fondata da un immigrato francese (don Luis D’Clouet).
Cienfuegos è conosciuta come la “Perla del Sud di Cuba”, e non c’è da stupirsi se questa piccola città abbia saputo sedurre i viaggiatori da tutte le parti del mondo grazie alla combinazione dell’eleganza del suo spirito francese e il suo affidabile stile caraibico. Nella baia si può leggere un cartello che recita “la città che piace a me”, citando le parole che disse il famoso cantante Benny Moré. Cienfuegos è una città nautica che si trova intorno alla baia naturale più maestosa di Cuba.
Tutta la città vanta un invidiabile ambiente marittimo, il quale, insieme alla tranquillità che si respira nelle strade rinnovate e libere dal turismo di massa, è stato una chiave importante perché venisse dichiarata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2005. È una città variopinta in cui risaltano le tonalità di verde smeraldo delle sue terre rigogliose e l'acqua turchese. La provincia è ricca di piccole baie, grotte e barriere coralline; ma il suo fulcro forse si trova realmente all’interno, en El Nicho, una stupefacente rientranza situata nel Parco Naturale Topes de Colantes.
La provincia può essere divisa in zone ben distinte tra di loro: la zona centrale, in cui si trova il Prado e il Parco Martí; e Punta Gorda, un piccolo territorio che taglia la baia e in cui vi risiedono numerosi palazzi eclettici che risalgono dall'inizio del XX secolo. I punti di interesse più intriganti della zona centrale sono: il Parco José Martí, il Paseo del Prado, l’Arco di Trionfo, la Cattedrale della Purissima Concezione, la Casa della Cultura Benjamín Duarte, la Casa del Fondatore, il Cimitero della Regina, il Museo di Locomotive e la statua di Benny Moré.
Vuoi immergerti nella storia degli anni 50? Visita Cienfuegos durante il tuo prossimo viaggio!😃
Fonte: web
23/12/2021
“Sei un artista! Ok, ma che lavoro fai nella vita?”
Troppo spesso si giudica in base a luoghi comuni, in molti per esempio non riconoscono l’attività dell’artista come un lavoro vero
L’arte esiste da tempi molto remoti. Intrinseca alla natura dell’uomo, è nata con lui. Nell’antica Grecia ogni forma d’arte aveva un valore imprescindibile. Il teatro, per esempio, centro della vita collettiva della polis, favoriva l’identità culturale, politica e religiosa.
In poche parole, in un’epoca così lontana, dove non esisteva il concetto moderno di scolarizzazione, il teatro era investito di un fondamentale ruolo educativo che avveniva attraverso le rappresentazioni sceniche, il canto, la musica e la danza.
Stessa cosa valeva per l’arte figurativa della pittura e della scultura finalizzata, secondo i massimi principi di estetica ed etica, a rappresentare il καλὸς καὶ ἀγαθός (bello e buono).
Eppure, a distanza di millenni, nel 2020 chi vive di arte è costretto a sentirsi dire: “Ah sei un artista! Sì, ma che lavoro fai nella vita?”. Per la maggior parte dell’opinione pubblica dunque l’attività artistica non sarebbe un mestiere. A meno che non si tratti di un pittore quotatissimo, un cantante celebre in tutto il mondo, una étoile internazionale…
Gli artisti vivrebbero in un mondo “parallelo fluttuante”, quello dell’eterno passatempo.
In questa dimensione parallela c’è finito pure l’insieme dei lavoratori che ruotano intorno al variegato mondo artistico.
Da un lato i professionisti impiegati nei musei e luoghi della cultura, molti dei quali in lotta da anni contro il precariato. Dall’altro i lavoratori comunemente detti “invisibili”, quelli impiegati per varie mansioni nei teatri, nelle attività cinematografiche, nei concerti, ecc. Vengono definiti “invisibili” perchè sembrerebbe che l’intera società non ci abbia mai fatto caso, sebbene esistano da sempre.
La condizione precaria del settore artistico è sulla considerazione che si ha di chi vive di arte.
La difficoltà vissuta ha fatto sì che si prendesse coscienza che essere artisti e lavorare nell’ambiente artistico sia un lavoro, e che come tale merita di essere sostenuto.
Dietro quei costumi, quegli strumenti musicali, quei microfoni, quel pullulare delle quinte ci sono anche padri e madri che devono mantenere una famiglia. E padri e madri artisti che continuano a fare del proprio talento una passione e della propria passione un’arte.
Il ruolo che l’antichità aveva attribuito alle discipline artistiche resta quindi immutato.
Ancora oggi sono (e devono essere) considerate un importante mezzo di evoluzione culturale e di crescita interiore. Non è un caso se nei luoghi della cultura e delle arti riusciamo a ritrovare noi stessi, la nostra dimensione, le nostre celate emozioni.
Non esiste persona al mondo infatti capace di vivere senza musica, senza ballo, senza teatro, senza vedere una mostra o un film, senza leggere un libro.
Fonte Web
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