Performing The Club
24/05/2026
“Óróapuls / Harmonic Tremor” di Ben Frost e Francesco Fabris
[English version below]
“Óróapuls / Harmonic Tremor” di Ben Frost e Francesco Fabris si delinea come ambiente sonoro e materico in cui il paesaggio vulcanico della pen*sola islandese di Reykjanes non viene rappresentato, ma reso operante all’interno dello spazio espositivo. L’opera prende forma a partire dalle eruzioni che tra il 2021 e il 2023 hanno interessato l’area, trasformando l’instabilità geologica in una condizione percettiva e fisica condivisa con il pubblico.
Attraverso registrazioni analogiche a spettro completo, dati geofonici e rilevazioni sonore ottenute direttamente dalla lava raffreddata, Frost e Fabris sviluppano una pratica che concepisce il suono non come elemento descrittivo o atmosferico, ma come forza capace di agire concretamente sulla materia. Le frequenze prodotte dall’installazione attraversano il corpo prima ancora di essere pienamente percepite da chi le ascolta, attivando una relazione instabile tra percezione, spazio e presenza fisica.
Gli otto speaker disseminati nell’ambiente assumono una funzione scultorea: riempiti con lava proveniente dai siti eruttivi, reagiscono alla pressione sonora generando spostamenti progressivi del materiale piroclastico. Le particelle laviche fuoriescono lentamente dai coni e si depositano sul pavimento secondo configurazioni mutevoli, determinate esclusivamente dall’interazione tra vibrazione, gravità e durata. Il pavimento diventa così superficie di iscrizione di un processo geologico in continua trasformazione.
La collaborazione tra Frost e Fabris mantiene volutamente aperta la tensione tra mediazione tecnologica e forza elementare, evitando qualsiasi sintesi narrativa o rappresentativa. “Óróapuls / Harmonic Tremor” non interpreta l’attività vulcanica né la traduce in metafora, ma lascia che materia, frequenza e tempo persistano nella loro autonomia, producendo un’esperienza immersiva in cui il suono si manifesta come fenomeno fisico, ambientale e profondamente instabile.
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[English version]
“Óróapuls / Harmonic Tremor” by Ben Frost and Francesco Fabris
“Óróapuls / Harmonic Tremor” by Ben Frost and Francesco Fabris emerges as a sonic and material environment in which the volcanic landscape of the Icelandic Reykjanes Peninsula is not represented, but made operational within the exhibition space. The work takes shape starting from the eruptions that affected the area between 2021 and 2023, transforming geological instability into a perceptual and physical condition shared with the public.
Through full-spectrum analog recordings, geophonic data, and sound measurements obtained directly from cooled lava, Frost and Fabris develop a practice that conceives sound not as a descriptive or atmospheric element, but as a force capable of concrete action on matter. The frequencies produced by the installation pass through the body before they are even fully perceived by the listener, activating an unstable relationship between perception, space and physical presence.
The eight speakers scattered throughout the environment take on a sculptural function: filled with lava from eruptive sites, they react to sound pressure, generating progressive displacements of the pyroclastic material. Lava particles slowly escape from the cones and settle on the floor in changing configurations, determined solely by the interaction between vibration, gravity, and duration. The floor thus becomes the inscription surface of a geological process in continuous transformation.
The collaboration between Frost and Fabris deliberately keeps open the tension between technological mediation and elemental force, avoiding any narrative or representative synthesis. “Óróapuls / Harmonic Tremor” does not interpret volcanic activity or translate it into metaphor, but lets matter, frequency, and time persist in their autonomy, producing an immersive experience in which sound manifests itself as a physical, environmental, and profoundly unstable phenomenon.
15/05/2026
The Cloud, di Poliakova
[English version below]
“The Cloud”, di Elizaveta Poliakova, si configura come un dispositivo performativo sospeso tra presenza fisica e dissoluzione immateriale, dove il corpo diventa superficie di transito per tensioni invisibili, memorie collettive e sistemi di percezione. Attraverso una costruzione spaziale rarefatta e una temporalità dilatata, Poliakova invita lo spettatore a entrare in una condizione di attenzione instabile, in cui gesto, respiro e movimento producono una coreografia minima ma intensamente evocativa.
La nube evocata dal titolo non è soltanto elemento atmosferico o metafora digitale: è piuttosto una forma di accumulazione emotiva e politica, un organismo mutevole che attraversa lo spazio e modifica le relazioni tra i corpi. La performance si sviluppa come un ambiente sensibile, in cui luce, suono e prossimità costruiscono un’esperienza percettiva immersiva e stratificata.
Nel lavoro di Poliakova emerge una riflessione sottile sulla fragilità della presenza contemporanea e sulle modalità con cui abitiamo spazi condivisi sempre più instabili. “The Cloud” non cerca una narrazione lineare, ma apre un campo di possibilità interpretative, lasciando affiorare una dimensione intima e al tempo stesso profondamente collettiva.
Coreografia / Danza / Concetto: Elizaveta Poliakova
Nuvola: Dominic Kiessling
Musica dal vivo: Erin Lang
Luci: Marco Di Nardo
Assistente: Caterina Politi
Supporto drammaturgico: Mel Brinkmann
Occhio esterno: Scott Jennings
Supporto spaziale: TheArtePool .pool · TheaterHaus .berlin · Papillon Dance Studios
Crediti fotografici:
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[English version]
The Cloud, by Elizaveta Poliakova
“The Cloud”, by Elizaveta Poliakova, is configured as a performative device suspended between physical presence and immaterial dissolution, where the body becomes a transit surface for invisible tensions, collective memories and systems of perception. Through a rarefied spatial construction and a dilated temporality, Poliakova invites the viewer to enter a condition of unstable attention, in which gesture, breathing and movement produce a minimal but intensely evocative choreography.
The cloud evoked by the title is not just an atmospheric element or digital metaphor: it is rather a form of emotional and political accumulation, a changing organism that crosses space and modifies the relationships between bodies. Performance develops as a sensitive environment, in which light, sound, and proximity build an immersive and layered perceptual experience.
Poliakova's work reveals a subtle reflection on the fragility of contemporary presence and the ways in which we inhabit increasingly unstable shared spaces. “The Cloud” does not seek a linear narrative, but opens up a field of interpretative possibilities, allowing an intimate and at the same time profoundly collective dimension to emerge.
Choreography / Dance / Concept: Elizaveta Poliakova
Cloud: Dominic Kiessling
Live Music: Erin Lang
Light: Marco Di Nardo
Assistance: Caterina Politi
Dramaturgical Support: Mel Brinkmann
Outside Eye: Scott Jennings
Space Support: TheArtePool .pool · TheaterHaus .berlin · Papillon Dance Studios
Photo credits:
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