Nasofiller
Biostimolazione: mito o realtà?
Dipende da cosa stiamo chiamando “biostimolazione”.
Non tutto ciò che viene iniettato stimola davvero.
Non tutto ciò che stimola cambia la struttura.
E non tutto ciò che migliora la pelle è un lifting.
La biostimolazione vera:
✔ migliora la qualità cutanea
✔ ottimizza idratazione e luminosità
✔ sostiene il metabolismo dermico
Non:
✘ riempie
✘ solleva
✘ ridefinisce i volumi
Quando la si usa per ciò che può fare, è realtà scientifica.
Quando le si chiede ciò che non può fare, diventa marketing.
La medicina estetica seria non promette miracoli.
Spiega i limiti.
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💬 Tu cosa pensi che faccia davvero la biostimolazione?
Metodologia prima della tecnica. Sempre.
In medicina estetica non è la mano a fare la differenza.
È il pensiero che viene prima.
Senza diagnosi, senza comprensione del volto,
senza una visione d’insieme,
ogni tecnica diventa solo un gesto meccanico.
La metodologia serve a decidere cosa fare,
ma soprattutto cosa non fare.
È così che si ottengono risultati credibili,
naturali,
e sostenibili nel tempo.
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💬 Secondo te oggi si parla abbastanza di metodo o solo di risultati?
In quanto medico, e per codice deontologico, io non posso farmi pubblicità.
Ed è il motivo per cui non troverai mai nei miei contenuti call to action del tipo “vieni a provare questo trattamento” o “questo è il trattamento che fa per te”.
Io non sono quel tipo di medico.
Se sono su Instagram è per fare divulgazione, per aprire un dibattito sulle procedure di medicina estetica e per aiutare i pazienti ad orientarsi.
Ho prezzi di mercato e quindi ho le agende sempre piuttosto piene.
Questo non significa che non mi faccia piacere avere nuovi pazienti.
Siete i benvenuti.
Ma perché mi piace conoscere nuove persone ed aiutare nuove persone,
non perché vivo ossessionato dal denaro.
Con la medicina estetica esercitata onestamente,
non si fanno i soldi, ma si riesce a vivere dignitosamente.
Acido polilattico.
Lo impiego solo quando è davvero necessario.
Soggetti ipersportivi con lipodistrofie importanti.
Aging molto severo, spesso tra i 60 e i 70 anni.
Situazioni in cui l’acido ialuronico è destinato a fallire: riassorbimento troppo rapido, disidratazione estrema, tessuti che non trattengono.
E poi i quadri complessi: morfea, fibrosi sistemica, dermatomiosite, sindrome di Sjögren.
Qui l’acido polilattico diventa un alleato prezioso, perché esteticamente non fallisce mai.
Ma ha un prezzo: induce una fibrosi sottocutanea marcata.
Per questo motivo, finché possiamo correggere con filler e skin booster, quella resta la strada migliore.
Il polilattico non è un primo passo. È l’ultima carta, quando serve davvero.
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