Versus
Ma se si prende in considerazione la derivazione latina della stessa parola il significato un po’ muta e si trasforma in "in direzione di, alla volta di". Non avere una definizione precisa, ma la fusione di entrambe le etimologie. Andare verso qualcosa di nuovo, non scoperto, di ricerca artistica e teatrale e allo stesso tempo andare contro il modo comune di fare arte utilizzando stili, linguaggi
07/01/2025
Eccoci ancora in piedi e con lo spettacolo più forte di sempre!
"La versione ufficiale" ritorna in scena al teatro Tbm. Finalista al bando Inbox e Intransito, lo abbiamo ripreso in mano, questa volta per la felicità del pubblico di Roma.
La rivoluzione continua!
Dal 6 all'8 febbraio.
Abbiamo il messaggio di Susanna da Como, con la sua disamina approfondita sulla società di oggi e il mondo della ristorazione.
Burnout!
Danilo Brandizzi Paolo Maria Congi
Vogliamo condividere con voi questo lavoro a cui teniamo parecchio.
Nato da un nostro bisogno poetico, di ribellione, di gridare...di stare affianco al popolo palestinese.
"Il Gigante" è un progetto scritto e realizzato in pochi istanti. Non volevamo dare spazio solo al vittimismo del popolo palestinese, ma creare qualcosa che scaturisce dalla nostra rabbia.
Burnout! Sigla!
18/04/2024
Appoggiamo e sottoscriviamo ogni parola del collettivo studentesco Cambiare Rotta - organizzazione giovanile comunista.
Quello che sta accadendo nel mondo è qualcosa di terribile, e vediamo solo politici e giornalisti scivolare in questa fase decadente e ancor più aggressiva del sistema che ci circonda.
Una vita che sfugge sempre più al nostro controllo, e l'impossibilità di dire la nostra, di costruire il mondo con le nostre mani, di sognare un futuro diverso, e non dato in pasto a pescecani che piegano la logica al profitto e all'inumanità.
Ci domandiamo dove sia la cultura in tutto questo. Abbiamo visto movimenti creati ad hoc e fare chiasso per una poltrona al teatro di Roma e per assegnarsi questo o quello spazio sotto l'unica vuota bandiera dell'estetica.
Ci dispiace, ma avanguardia e internazionalismo non significano necessariamente contenuti intellettuali e discernimento. Bisogna creare un nuovo fronte culturale che purtroppo è, per sua natura, fuori dalle logiche di mercato.
Stiamo pensando ad una nuova piattaforma culturale in grado di trasmettere un pensiero diverso, in grado distruggere nei suoi gangli il mondo moderno e inventarne uno nuovo con la dialettica e la fantasia.
Appello a democratici, pacifisti e società civile a sostenere le richieste di studenti e accademici nelle università per fermare il genocidio in Palestina.
Siamo studenti e studentesse dell'Università La Sapienza di Roma, abbiamo deciso di intraprendere uno sciopero della fame dalla mattina di mercoledi 17 aprile, incatenati sotto al rettorato del nostro ateneo.
Ci rivolgiamo a tutti coloro le cui coscienze sono scosse dalle terribili immagini del genocidio in corso a Gaza, dalla preoccupante condizione in cui versano tutti i territori palestinesi sotto attacco continuo, e dalla possibilità sempre più reale di una escalation generalizzata della guerra in Medio oriente e non solo.
Siamo arrivati alla scelta di questa forma di protesta non violenta, dopo mesi di una mobilitazione eterogenea e diffusa che ha visto in diversi settori della società una presa di posizione netta contro le guerre, per un cessate il fuoco, per fermare l'escalation in corso che rischia di trascinare il mondo in una terza guerra mondiale a pezzi. A tutto questo però è corrisposto soltanto un preoccupante avvitamento antidemocratico che nei casi più estremi si è tradotto anche in manganelli e violenza repressiva su studenti e studentesse, tanti gli ultimi eventi noti.
È poi proprio nell'università, da tempo fulcro della coscienza critica, che una convergenza di professori, ricercatori, studenti e studiosi di ogni genere, ha messo all'ordine del giorno la necessità di mettere fine alle collaborazioni di ricerca e didattiche che legano la formazione all'industria della guerra e ad Israele, e in alcuni atenei come quelli di Torino, Pisa, Bari, Napoli e Milano questa battaglia ha conquistato alcune importanti vittorie.
Oggi tuttavia, guardandoci attorno, non riusciamo a vedere altro che l'urgenza di fare di più e fare meglio: siamo in sciopero della fame perché il nostro Paese non è ancora disposto ad adoperarsi per costruire le condizioni per la pace, ma non c'è più tempo di aspettare. E siamo incatenati e in sciopero della fame al rettorato della Sapienza perché è dal cuore della più grande università d'Europa che ottenere un passo indietro da chi è complice di un genocidio, può produrre un importante cambiamento.
Dai vertici dell'amministrazione però fino ad oggi non sono arrivati segnali positivi. Al contrario, la Rettrice Antonella Polimeni insiste nello squalificare le proteste degli studenti e nel silenziare le rivendicazioni del mondo accademico che pone la questione etica dell'utilizzo militare della ricerca scientifica. Un atteggiamento, quello della Rettrice della Sapienza, che distrae dal fulcro della questione che si vorrebbe mettere sotto il tappeto: l'ateneo, anzi la sua governance e in primis la Rettrice stessa, hanno le mani sporche del sangue dei palestinesi.
Le hanno perché collaborano quotidianamente con università sorte in Palestina su territorio occupato, colonie la cui stessa esistenza è un crimine per il diritto internazionale; collaborano con le aziende produttrici di armi, come il campione internazionale Leonardo s.p.a. a partecipazione israeliana; collaborano con Israele a fini di ricerca che, come sostenuto anche dalle migliaia di accademici firmatari della Lettera contro il bando MAECI e da numerosi esperti, mettono il sapere a servizio di prodotti e tecnologie ad "uso duale": sviluppate per uso civile, finiscono direttamente nell'arsenale di tecnologie impiegate nelle guerre in tutto il mondo.
Per questo, come studenti, riteniamo che la Rettrice debba fare un passo indietro urgentemente, perché di fronte al genocidio del popolo palestinese e al rischio di un conflitto generalizzato, questa è l'unica scelta giusta.
Ci appelliamo qui a tutti i soggetti democratici, pacifisti e della società civile a sostenerci in queste ore e a dare risonanza a questo percorso che vuole lo sganciamento da qualsiasi complicità e fermare l'escalation.
Chiediamo inoltre che la rettrice convochi urgentemente un momento di confronto largo e aperto tra tutte le componenti dell'Ateneo per far emergere con forza le ragioni di chi vuole il cessate il fuoco immediato e la fine del genocidio a Gaza.
Invitiamo tutti gli studenti, docenti, ricercatori e chiunque sia a favore della pace ad unirsi a noi nelle proteste di questi giorni.
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