Fnp Cisl Roma Capitale e Rieti

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19/06/2026

Ricerca Adnkronos: più ansia che fiducia nel futuro

Cercare gli strumenti più adeguati per affrontare i cambiamenti in atto, provando a superare le ansie e le preoccupazioni di un Paese che guarda al proprio domani, tra timori per il futuro personale e la sostenibilità del sistema: è il quadro che emerge dai dati diffusi dall'Adnkronos, in occasione della sesta edizione dell'appuntamento annuale dedicato ai temi dell'evoluzione demografica e delle sue ricadute su lavoro, welfare e società dal titolo “La demografia cambia la società”, che si è svolto a Palazzo dell'Informazione, a Roma. La rilevazione, condotta su un campione non statistico di circa 2.500 rispondenti tra gli utenti del sito e dei canali social del gruppo, ha cercato di fare il punto su quelle che sono le percezioni dell'utenza riguardo l'effetto combinato di bassa natalità e longevità, ma anche di dare indicazioni chiare sulle priorità percepite, dal lavoro alla previdenza.

Tra i primi dati presentati, quelli riguardanti le aspettative personali: per l'80% la propria condizione è destinata a peggiorare da qui a vent'anni, e solo il 20% è un po' più ottimista: risultato che deriva dal giudizio sull'invecchiamento della popolazione, secondo il quale è un problema per il 73% del campione, soprattutto per le generazioni future, mentre solo il 16% lo legge come un'opportunità, e l'11% lo esclude del tutto. Passando, poi, al fronte riguardante l'occupazione, per il 40% degli intervistati la protagonista vera del prossimo futuro sarà la tecnologia, con al primo posto l'intelligenza artificiale, principale conseguenza del calo demografico, e una maggiore automazione, mentre per il 33% del campione sarà importante puntare sull'immigrazione per sostenere la forza lavoro. Più negativo, invece, il giudizio del 24% secondo il quale si rischia di incorrere in una contrazione dei lavoratori qualificati, e solo un marginale 3% crede in un aumento dei salari medi, anche se il versante che desta maggiori preoccupazioni è quello pensionistico. Qui, infatti, una percentuale molto elevata, ossia l'86% degli intervistati, nutre timori sul proprio futuro previdenziale, tra coloro che dubitano sulla possibilità di contare solamente sul proprio assegno per affrontare tutte le spese (il 48%)) e chi ha paura di non riuscire neanche ad averne uno (38%). Solo il 14% del campione è più ottimista, soprattutto tra chi confida in una pensione adeguata (il 9%) e chi conta su forme di integrazione (il 5%). E legato proprio all'età “grande”, nella quale si ha più bisogno di assistenza, la ricerca ha rilevato la presenza di un fenomeno destinato a crescere, quello del caregiving: un intervistato su quattro si prende già cura di un familiare, anche se, andando ad analizzare quante siano realmente le persone che assistono un congiunto bisognoso di cure, il 58% risponde “nessuno”, il 35% indica la sola famiglia, e solo il 5% e il 2% riconoscono un ruolo, rispettivamente, a Stato e Comuni e alle aziende.

Un quadro dal quale emergono fragilità demografiche su lavoro, welfare e previdenza, temi sui quali serve un efficientamento, così come affermato dal sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Claudio Durigon, presente all'evento. Questo Governo ha fatto tanto per le famiglie. Il salario giusto è sicuramente un aspetto sul quale questo Governo è intervenuto. Il taglio del cuneo da 10 miliardi credo sia stato un intervento molto consistente, ma non sufficiente per il cambio culturale che serve oggi in Italia per affrontare la questione demografica”. Ed affrontando il tema del sistema pensionistico ha sottolineato la necessità di un vero investimento capace di favorire il ricambio generazionale: “Dobbiamo creare le condizioni affinchè i nostri giovani rimangano in Italia. Il Governo ha potenziato quella che è stata una grande invenzione della contrattazione collettiva: il secondo pilastro previdenziale. Il Tfr deve diventare un investimento del lavoratore, finalizzato a garantire un reddito pensionistico più congruo rispetto alle necessità future.”

A parlare di interventi per sostenere le famiglie anche Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, per la quale il primo fronte sul quale intervenire è quello riguardante la natalità: “Nel 1995 c’erano più donne in età fertile e avevamo circa 500mila nati l’anno; adesso invece ne abbiamo circa 300mila. A questo non si può rimediare immediatamente: bisogna fare fronte nel lunghissimo periodo con provvedimenti di sostegno che abbiamo articolato su 3 assi fondamentali”, spiega. Il primo riguarda “i trasferimenti diretti, e quindi l’assegno unico. A seguire - osserva il ministro - “forse il punto più significativo per quanto riguarda la natalità è la conciliazione tra il lavoro di cura e il lavoro extradomestico, in particolare per le donne, ma non solo, che prevede l’aumento, per esempio, dei congedi parentali, tre mesi di congedi parentali all’80% e altre misure”. Infine, ricorda Roccella, gli interventi sui servizi, per esempio, aumentando i rimborsi per gli asili nido, oltre ad aumentare, anche grazie al Pnrr, il numero degli asili”. Tornando sul tema invecchiamento, Cecilia Tomassini, Università del Molise – Age-It che ha presentato il progetto Age-It, finanziato con il Pnrr e con più di mille ricercatori e oltre 2mila pubblicazioni. “ Non vogliamo che, finito il Pnrr, tutto si chiuda. L’idea è continuare a lavorare e portare nel dibattito pubblico una visione diversa di demografia, non negativa ma positiva: l’invecchiamento è una sfida e non un problema. Noi dobbiamo pensare che esiste una nuova fase della vita, dopo quella che consideriamo età pensionabile, intorno ai 65 anni: i nuovi anziani sono più istruiti e questo significa che fanno maggiore prevenzione, hanno uno stato di salute migliore e vivono più a lungo: tutti aspetti che ci aiutano a comprendere meglio la sfida dell’invecchiamento e - conclude - a prendere decisioni politiche più consapevoli e più sagge.”

Proseguendo sul filone dell'allungamento della vita anche Paola Ansuini, responsabile Comunicazione cultura finanziaria e tutela della clientela Banca d’Italia per la quale questo elemento ha un effetto anche sul risparmio, condizione che dimostra la necessità di un’educazione finanziaria e le esigenze di long-term care da prevedere e far entrate nel nostro portafoglio. Altro aspetto è quello riguardante la presa in cura di figli e nipoti che, rispetto al passato, dura molto più a lungo. Inoltre, in una società che invecchia, le pensioni pubbliche saranno sempre più insufficienti a fronteggiare ogni esigenza e questo impatterà sul risparmio privato che ciascuna famiglia o individuo riesce ad accumulare. Come far fronte a queste sfide? Per Ansuini serve innanzitutto “adattarsi e affrontare questi temi con uno stile di vita più sobrio, quindi spendere di meno e far durare di più i propri risparmi. Un secondo strumento può essere il prolungamento della vita lavorativa. Un terzo aspetto – conclude - su cui si sta concentrando anche la comunicazione e le esortazioni della politica e delle autorità, compresa la Commissione Europea, è quello di investire meglio, con maggiore oculatezza”.

Anna Taverniti

Fonte: conquistedellavoro.it

18/06/2026

80 anni Repubblica. Fumarola all’iniziativa Cisl e Fnp Cisl: «La memoria non è nostalgia: è coscienza civile, capacità di insegnare a nuove generazioni l’amore per la libertà. Occorre difendere l’Europa e il suo modello sociale»

«Il 2 giugno 1946 non fu soltanto una consultazione elettorale. Fu il giorno in cui gli italiani tornarono a essere pienamente cittadini dopo gli anni della dittatura fascista. Il giorno in cui il popolo italiano scelse la Repubblica, elesse l’Assemblea Costituente e assunse nelle proprie mani la responsabilità di costruire il futuro». E’ quanto ha sottolineato oggi la Segretaria Generale della CISL , Daniela Fumarola concludendo l’evento organizzato a Roma dalla Federazione cislina dei pensionati insieme alla Confederazione di Via Po “La storia e le storie di 80 anni di Repubblica”.
Al centro dell’iniziativa la memoria del voto del 2 giugno 1946, la solidarietà intergenerazionale, il valore della partecipazione e della Costituzione e le testimonianze di chi, ottant’anni fa, contribuì a scegliere la Repubblica e a costruirla.

«Le costituenti e i costituenti venivano da culture politiche diverse, a volte lontanissime. Ma seppero distinguere il conflitto politico dalla responsabilità verso il Paese. Capivano che i grandi problemi si affrontano solo insieme, che dalla distruzione si esce costruendo qualcosa di comune. È una lezione viva più che mai. Un monito che non invecchia. Allora si trattava di ricostruire un Paese dalle macerie. Oggi si tratta di guidarlo, in uno scenario globale sempre più complesso e insicuro, attraverso transizioni che cambiano il lavoro, l’economia, i rapporti sociali, la vita delle comunità» ha affermato Fumarola aggiungendo che «la memoria non è nostalgia: e’ coscienza civile, capacità di insegnare alle nuove generazioni l’amore per la libertà. E la libertà, come ogni grande amore, chiede responsabilità e spesso sacrificio. Il sacrificio di chi abbiamo ascoltato fu combattere per la democrazia in un’Europa spezzata dalla guerra. Il nostro, oggi, deve essere difendere l’Europa e il suo modello sociale, ciò che rappresenta, ciò per cui la Resistenza in ogni Paese ha combattuto: pace giusta, sviluppo, giustizia, autodeterminazione, diritto e soprattutto democrazia», ha aggiunto la leader Cisl.

«La solidarietà non è solo una questione di giustizia sociale. È anche la migliore strategia di crescita che possiamo darci. Per questo la CISL continua a proporre un Patto della Responsabilità tra istituzioni e forze sociali fondato sul dialogo, sulla condivisione degli obiettivi strategici. Un’intesa capace di sostenere investimenti, innovazione, formazione, sicurezza, occupazione e crescita. Di rilanciare welfare, sanità, scuola, conoscenza, sostegno concreto alla non autosufficienza. Di far entrare di più e meglio i giovani e le donne nel mercato del lavoro.» ha altresì sottolineato oggi Fumarola.

«Dobbiamo coordinare forze e prospettive per dare forma a un fronte sociale riformatore capace di orientare ogni soggetto responsabile verso il bene comune e di riconoscere che esistono obiettivi che riguardano tutti e richiedono il contributo di ognuno. La generazione che votò il 2 giugno 1946 ci ha consegnato una Repubblica libera, fondata sulla partecipazione e sul lavoro. A noi spetta la responsabilità di renderla ogni giorno più giusta, più solidale, più partecipata, più vicina alle persone», ha concluso la numero uno Cisl.

Al convegno, aperto dall’intervento del Segretario Generale della FNP CISL Roberto Pezzani sono intervenuti Alfonso Celotto, professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre, Giulia Guerrini, avvocato giuslavorista, autori del volume Viva il Re! Viva la Repubblica! edito da Mondadori ed Aldo Carera, presidente della Fondazione Giulio Pastore e storico del lavoro e delle relazioni industriali.

Fonte: cisl.it

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