Fyah
24/11/2022
Nel 2003 due amici di Melbourne –Travis Garone e Luke Slattery - tra pinte e chiacchiere si discutevano su quanto i baffi fossero passati di moda e si sono messi in testa di riportarli sulla scena. Ispirati dalla madre di un amico che stava raccogliendo fondi per il cancro al seno, hanno deciso di realizzare una campagna sul cancro alla prostata. Fondarono così il Movember, convincendo i primi 30 uomini a farsi crescere i baffi e impegnarsi nell’iniziativa.
Oggi il Movember è il più grande ente di beneficenza che affronta, in tutto il mondo, alcuni dei maggiori problemi di salute maschili: cancro alla prostata e ai testicoli, salute mentale e prevenzione del suicidio. Sono passati da 30 baffi a 5 milioni di “Mo Bros e Mo Sistas” raccogliendo più di 730 milioni di dollari australiani e finanziando più di 1200 progetti – ora anche tutto l’anno.
Il paradosso della cultura fallocentrica colpisce ancora: il pene è il simbolo del potere e come tale non può “mettersi in discussione”. Ecco che circa l’80% dei maschi in Italia non va dall’andrologo – mentre spesso le ragazze già dal primo ciclo conoscono il/la propri* ginecolog*. Ma il dato più preoccupante riguarda i casi di suicidio: il 78,8% dei suicidi in Italia è commesso da uomini – tendenza anche su scala globale.
L’evidente gap suggerisce quanto possa riguardare una questione di genere. Spesso si sottovaluta come anche la figura maschile possa essere vittima del patriarcato e della mascolinità tossica. L’uomo schiaccia l’uomo, l’uomo deve avere molte donne, essere un tenero amante ma fuori dal letto nessuna pietà, l’uomo deve fare soldi, molti e ancora di più di quelli che vuole, l’uomo deve essere romantico ma non troppo, è grosso e alto, l’uomo va in guerra, non ha debolezze e non potrebbe mai subire alcuna forma di violenza, è fermo e carismatico, è razionale e l’emotività gli serve solo per illudere. L’uomo non piange, l’uomo debole, che sta male, non ha fascino. L’uomo salva, non deve essere salvato. L’uomo non va in depressione.
Non avere paura di stare male, chiedi aiuto per te e per chi ti sta vicino, in Italia esiste un telefono amico – 02 23272327 - per la prevenzione sucidi.
20/11/2022
Il Transgender Day of Remembrance si celebra ogni 20 novembre ed è la giornata internazionale in memoria delle vittime di transfobia. Venne introdotto da Gwendolyn Ann Smith per commemorare Rita Hester, una donna transgender assassinata nel proprio appartamento a Boston, nel 1998.
Da quella prima veglia a lume di candela a San Francisco, molte cose sono cambiate. Oggi il TDoR viene celebrato in centinaia di città in tutto il mondo e ogni anno assume un valore sempre più profondo. Il TDoR pone l’accento sulla necessità di disintegrare le disuguaglianze, accorciare le distanze dei diritti e in maniera fondamentale e imperativa far cessare i crimini commessi nei confronti delle persone trans*.
Durante questa giornata, oltre a ricordare le vittime, riflettiamo sulla condizione sociale e politica di tutte le persone trans* che vengono rese invisibili e ci stringiamo in un abbraccio colmo di coraggio e affetto.
L’assenza di visibilità è tra le forme di violenza più spietata e subdola, per questo ci schieriamo al loro fianco, supportando le loro battaglie e le loro rivendicazioni, oggi e sempre.
Di seguito i dati dell'Associazione Transgenere ACET che riportano 381 vittime di transfobia in tutto il mondo, con oltre 5000 le persone trans* morte dal 2008 ad oggi.
Dal 2019 ad oggi c’è stato un aumento dell’8% e l’età media delle persone trans* trovate senza vita quest’anno è di 27 anni, la più giovane aveva 12 anni e la più anziana 59.
L'Italia si posiziona tristemente al 1° posto in Europa con 10 vittime nell’arco degli ultimi 12 mesi.
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