Beatpermusic
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21/08/2023
“Sinceramente mi sono schifiato
un poco, ma la carne è carne”.
Le frasi scritte da chi ha partecipato allo stupro di gruppo di Palermo fanno sentire impotenti, perché dopo anni di impegno e lavoro da parte di tante e tanti, ci mostrano che questo paese vede ancora le donne come pezzi di carne da usare alla bisogna.
E sappiamo che “non tutti gli uomini” fanno, scrivono, pensano queste cose, ma per una storia che arriva alla cronaca che ce ne sono troppe che rimangono nascoste, e troppe che non accadono solo per qualche fortunata congiuntura.
Accade anche un altro fatto quando si leggono storie come questa, quando si immagina cosa deve aver subito questa persona.
Non è solo empatia, è piuttosto il riaccendersi di quello che qualcuno chiama “corpo di dolore”, che forse non può avere una dimostrazione scientifica, ma che a livello simbolico può descrivere quello che si sente.
Si riaccende una memoria, anche se quella violenza non l'abbiamo provata in questa vita.
È una memoria che attraversa le generazioni, ed è ovviamente legata a una rabbia che le donne portano dietro e che non riguarda solo loro.
Quel corpo di dolore
- quell'insieme di emozioni che si riaccendono in casi come questi - può essere sciolto a livello individuale, certo, in modo da poter vivere più serenamente le nostre vite personali, ma è importante riconoscere quanto sia legato al bisogno di giustizia, e quanto porti con sé una rabbia necessaria.
A livello collettivo, infatti, quella rabbia - che non nasce solo dall'empatia - è legata a un fortissimo bisogno di giustizia che non riguarda solo noi come individui, ma può creare un miglioramento della società.
È forse questa sensazione fisica che molti uomini non conoscono, quando continuano a puntualizzare che loro non lo farebbero mai.
Serve un impegno serio di autocoscienza maschile, che porti gli uomini a prendersi la responsabilità di cambiare il modo con cui pensano e trattano le donne, viste in molti casi come meri oggetti su cui sfogare il proprio desiderio. E così cambierà anche il modo con cui vivono se stessi, finendola con l'assecondare la propria ineducazione emotiva e relazionale.
09/02/2023
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Magari fosse così facile liberarsi dell'ansia! Il problema è che chi si sente in ansia non può non pensarci perché il pensiero dell'ansia è degli attacchi di panico che spesso ne conseguono, sembra l'unico possibile. Ecco, la risposta è in questo sembra. In realtà non è così ma la nostra mente ci proietta un unico film, a volte veramente horror. È importante quindi pensare che l'ansia è una reazione del corpo, che è impossibile fisicamente avere ansia e attacchi di panico se si riesce a tenere il diaframma basso, quindi è utile conoscere gli esercizi di respirazione che ci possono aiutare, ma soprattutto è necessario capire il messaggio che ci vuole dare. Magari la nostra vita non sta andando proprio nella direzione che vorremmo, magari è necessario fare dei cambiamenti, quindi l'ansia non è un qualcosa da sconfiggere soltanto ma un qualcosa da ascoltare, a cui aprirsi per andare avanti con un bagaglio più leggero.
12/01/2023
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Buon compleanno Murakami Haruki
"Il tempo grava su di te con il suo peso, come un antico sogno dai tanti significati. Tu continui a spostarti, tentando di venirne fuori. Forse non ce la farai, a fuggire dal tempo, nemmeno arrivando ai confini del mondo. Ma anche se il tuo sforzo è destinato a fallire, devi spingerti fin laggiù. Perché ci sono cose che non si possono fare senza arrivare ai confini del mondo."
Murakami Haruki, "Kafka sulla spiaggia"
05/01/2023
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