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www.luanasanvidotto.it

18/05/2025

Oltre il confine

Il mondo non si restringe.
Siamo noibche a volte ci ritiriamo
nelle stanze sicure del già noto.

Reagire è istinto, comprendere è scelta.
E comprendere… richiede silenzio,
ascolto, disarmo.

Ogni volta che difendiamo le nostre idee
come confini da proteggere,
perdiamo il contatto con ciò che è vivo,
con ciò che cambia.

Con ciò che ci può cambiare.

Aprirsi non è un gesto semplice.
È una vertigine.
È riconoscere che ciò che non conosciamo
potrebbe trasformarci,
e forse è proprio questo che ci fa paura.

Eppure è lì che si cresce.
Nel dubbio fertile.
Nell’incontro che scuote.
Nel respiro che si allarga.

Anche ciò che non ha voce
parla.
Gli animali, le piante, il tempo lento della natura
ci ricordano che la vita ha molte lingue,
e non tutte si lasciano tradurre.

Ma tutte si possono sentire,
se restiamo in ascolto.

Siamo qui non per confermare ciò che siamo.
Siamo qui per diventare.
Per lasciarci attraversare.
Per abitare il mondo
con meno paura
e più presenza.

Con occhi più larghi.
Con cuore più morbido.
Con mente che si fa spazio,
invece di stringersi.

~ Luana Sanvidotto

14/05/2025

Il corpo sa

A un certo punto si inizia a sentire il corpo in un modo diverso.
Non più come qualcosa da trascinare, da controllare o correggere ma come un luogo sacro.

Una presenza viva che non chiede prestazioni ma ascolto.

Il corpo sa.
Sa cose che la mente ha dimenticato o non ha mai saputo.
Sa quando è il momento di rallentare,
quando c’è troppo,
quando qualcosa dentro si sta spezzando
anche se fuori tutto sembra a posto.

E quando arrivano la stanchezza profonda,
i dolori che non si spiegano con logiche semplici, non è un tradimento.
È un linguaggio.
Il corpo parla a modo suo.
Attraverso il peso che senti nelle gambe,
la tensione che si annida nella schiena,
la mancanza di forze che ti spiazza.

Ti sta dicendo qualcosa di vero.
Qualcosa che forse non hai voluto sentire per molto tempo.

Non sei in guerra col tuo corpo.
Anche se magari lo hai creduto.
Anche se lo hai forzato, spinto, ignorato.

Lui non ha mai smesso di tentare un dialogo
e ora, più che mai, ti chiede di allearti con lui.
Di fermarti. Di abitarti.

Toccare il proprio corpo con gentilezza, appoggiare una mano sul petto,
sentire il respiro che va e viene senza doverlo correggere.
Sono gesti piccoli, ma profondi.
Ogni volta che ti fermi a sentire davvero dove sei, dove abiti, stai tornando a casa.
Dentro di te.

La mente ha mille ragioni
per dire che dovresti fare di più, essere di più, resistere.

Ma il corpo sa che la via, adesso, è un’altra: è rallentare. È semplificare. È stare.
Non per mollare tutto ma per iniziare da un altro punto: dal reale, dal presente, dal corpo che non mente.

Forse questa stanchezza non è il limite ma la soglia e attraversarla non vuol dire superarla a forza ma entrarci dentro con rispetto.
Con la curiosità di chi vuole capire cosa c’è davvero sotto il rumore.

Allora sì, può nascere qualcosa di nuovo: una fiducia sottile, radicata.

Non basata sulla forza o sulla prestazione ma sull’alleanza.
Tu e il tuo corpo, insieme, non contro.
Perché lui è sempre stato con te anche nei giorni peggiori.

Il corpo sa.
E quando inizi a credergli, anche un po', cambia tutto.

~ Luana Sanvidotto

12/05/2025

Anatomia di un’anima sensibile

Essere sensibili non è una scelta,
è una soglia interiore che non si può chiudere,
un varco spalancato sul mondo
dove tutto entra
senza chiedere permesso.

Non è debolezza
ma un'intelligenza antica del cuore
un'antenna sottile
che capta ciò che sfugge agli occhi,
una tensione nella voce,
un silenzio troppo lungo,
una foglia che cade
e pare un presagio

Vivono in disequilibrio perfetto
tra il bisogno di nascondersi
e il desiderio disperato di essere visti.
Nel fondo di ogni gesto
c'è la domanda muta
vado bene così o sono troppo?

Troppo emotivi,
troppo presenti,
troppo intensi,
eppure mai abbastanza.

Portano addosso un corpo che amplifica,
una mente che analizza ogni sfumatura,
un cuore che non ha difese.
Ogni esperienza si incide come eco
l’errore diventa colpa
la gioia paura di perderla

Anche un fruscio li può inquietare,
non per la sua forza
ma per il significato nascosto che potrebbe avere.
Vivono nel forse, nel chissà
nel "ho fatto male senza volerlo"
nel continuo tentativo di non essere peso.

Ma chi li osserva davvero vede un’altra verità.
La loro è una coscienza espansa,
una forma rara di presenza.
Amare un’anima sensibile
è incontrare l’umanità
nella sua forma più nuda.

E in quella nudità non c’è solo fragilità.
c’è bellezza,
c’è radice,
c’è la possibilità di un mondo più gentile.

Essere così può sembrare fatica
ma è anche grazia
perché chi sente profondamente
può anche amare profondamente
e trasformare ogni ferita
in cura

~ Luana Sanvidotto

11/05/2025

Auguri a tutte le madri

Auguri alle madri querce,
che allungano rami come braccia antiche,
protendono le loro ghiande come doni di vita,
nutrimento paziente, nascita senza clamore.
Stanno ferme, ma sanno di vento e di tempo.
Offrono rifugio, ossigeno, ombra.
Sanno aspettare.

Auguri alle madri che custodiscono uova,
fragili mondi racchiusi nel guscio sottile dell’attesa.
Le trovi nei nidi intrecciati tra i rami,
sotto la terra umida, o tra le pieghe della pelle.
Custodi silenziose della possibilità.

Auguri alle madri balene,
che insegnano a respirare
in un mondo fatto d’acqua e abissi.
Madri immense,
che nuotano con lentezza e saggezza,
portando i piccoli sulla scia del canto
verso le profondità della conoscenza
e la superficie della fiducia.

Auguri alle madri orso,
che accettano il silenzio lungo dell’inverno
per restare accanto alla vita che cresce,
nel buio caldo di una tana.
Con pazienza insegnano la fame e la forza,
la neve e il risveglio.

Auguri alle madri elefantesse,
che camminano insieme in cerchi di cura,
sanno ricordare i morti e insegnare ai vivi.
Tramandano sentieri e saggezza
con la pelle rugosa e lo sguardo profondo.

Auguri alle madri lupo,
che si dividono il pane con il branco
e fanno dell’amore una legge silenziosa,
dove nessun cucciolo è mai solo.

Auguri alle madri tartarughe,
che affidano i propri piccoli al destino,
con la speranza cucita sul dorso del tempo.
Partoriscono nel buio,
poi si voltano e lasciano andare,
insegnando l’autonomia più dolorosa.

Auguri alle madri dei fiumi,
che scavano la roccia con la pazienza del fluire,
e a quelle dei cieli, che accolgono il volo
senza mai trattenere le ali.

E infine, auguri alla Madre Terra.
Che ci nutre, ci sostiene, ci sopporta.
Sempre data per scontata,
spesso ferita, sfruttata, incompresa.
La più generosa, la più silenziosa.
Ci ha partoriti tutti,
ma raramente la celebriamo.

Che questi auguri siano carezze
sulle sue crepe e i suoi vulcani,
una promessa di ascolto,
un lento ritorno alla gratitudine.

Buona festa, madri tutte.
Buona festa, Terra nostra.

~ Luana Sanvidotto

03/05/2025

Alla ricerca della felicità

A volte sembra che la felicità sia sempre un passo più in là come se fosse qualcosa da costruire pezzo per pezzo: un lavoro appagante, relazioni perfette, un equilibrio che non vacilla mai.

Così corriamo, inseguiamo, sistemiamo e ci ritroviamo con le mani vuote e un senso di stanchezza dentro.

E se invece la felicità non fosse qualcosa da raggiungere ma qualcosa che si impara a vedere?

Thich Nhat Hanh disse "Non c'è via per la felicità. La felicità è la via."

Ogni volta che rileggo questa frase mi sento un pò più libera perché non è necessario rincorrere qualcosa, dobbiamo solo imparare a stare, a rallentare e a coltivare dentro di noi uno spazio in cui la felicità possa posarsi anche solo per un attimo.

Ci sono momenti che non gridano, non brillano… ma sono pieni.
Una passeggiata senza fretta.
Il silenzio della sera.
Un gesto gentile.

Non è che questi momenti siano più speciali di altri ma siamo noi che riusciamo a vederli davvero.

Il Tao dice "Colui che è soddisfatto è ricco" e personalmente penso che sia vero.
Non nel senso di accontentarsi ma nel senso di saper riconoscere quando qualcosa è già abbastanza, quando non manca nulla anche se fuori tutto sembra imperfetto.

Forse la felicità non è da cercare ma da lasciar affiorare smettendo di riempire ogni spazio creando un pò di silenzio e un pò di respiro.

Non è sempre facile, certo.
Ci sono giorni in cui è più buio.

Ma anche allora, se il cuore è allenato alla presenza e se la mente ha imparato a non aggrapparsi, riusciamo a non perderci del tutto.

Alla fine, non si tratta di creare la felicità ma di diventare persone in grado di accoglierla:
Quando arriva.
Quando passa.
Quando resta, silenziosa, accanto a noi.

~ Luana Sanvidotto

Photos from QAI's post 02/05/2025

𝗧𝘂 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀?

Anch'io partecipo a RosaGenerArti per riflettere sulla generatività della donna, che include la genitorialità, la maternità e mille altre vie per generare vita, consapevolezza e bellezza 🦋

L'iniziativa nasce da un libero collettivo di artiste, counselor e professioniste.

Sappiamo che è tanto facile dare consigli e, a volte, anche giudicare.
Molto più difficile è fermarsi a riflettere e noi desideriamo farlo insieme per il bene condiviso.

Il tuo volto conta, la tua generatività conta e rende il mondo migliore 🌱

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In punta di piedi

Non tutti i corpi partoriscono,
non tutte le mani stringono figli,
ma ogni anima fertile conosce
il travaglio silenzioso della creazione.

C’è una maternità del pensiero,
una paternità dell’intuizione,
che nasce nei solchi profondi del sentire
e fiorisce in parole, gesti, sguardi.

Davanti al mare, ci si sente piccoli,
ma capaci di infinito.
Si sta in punta di piedi,
non per arrivare più in alto,
ma per accogliere meglio il cielo.
Così si generano mondi,
con delicatezza, senza rumore.

Non sempre la natura apre la porta
del grembo o del seme,
ma ci lascia aperti mille sentieri
dove diventare fonte, casa, seme d'altro.

E non c’è un solo modo di “fare famiglia”,
non una via soltanto per amare,
non un’unica forma per lasciare traccia.
Non chiediamo perché “si fa”,
ma restiamo accanto,
con rispetto per ogni diversità di vivere,
come si sta davanti all’onda
che va e che viene,
senza giudizio, solo ascolto.

Si può essere madre di un sogno,
padre di una carezza data al momento giusto,
si può nutrire il mondo
con una poesia che consola,
con un’idea che cambia,
con un amore che resta.

La generatività è un fuoco che arde dentro,
non chiede permesso alla biologia,
vive dove si coltiva la presenza,
dove si condivide anche ciò che non si ha.

Così impariamo che dare la vita
non è solo sangue e carne,
ma è tutto ciò che lascia un’impronta,
che cura, che cresce,
che resta.

~ Luana Sanvidotto
Counselor Filosofico e Naturopatico

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Martedì 11:00 - 19:00
Mercoledì 11:00 - 19:00
Giovedì 11:00 - 19:00
Venerdì 11:00 - 19:00