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Photos from Scomodo's post 05/06/2026

Ieri è iniziato il Primavera Sound: Blood Orange suona, si diverte e ringrazia emozionato. I Geese suonano, Berlioz nel frattempo fa un bellissimo set ambient e tutte le persone felici ballano con i loro poncho sotto la pioggia. Il live luminoso di Oklou è bellissimo. Tutto va bene.

Poi piove. Su Reddit si dice che alcuni palchi hanno ceduto, qualcosa si è rotto, una cassa è caduta. I main stage iniziando progressivamente a chiudere e i concerti a essere cancellati. Per un’ora circa non succede niente e le persone ancora in fila non sanno se entreranno o meno. Doja Cat scrive su X che il suo live è saltato, l’organizzazione non dice niente. Le persone aspettano. Il live di Alex G è cancellato, quello di Mac DeMarco è cancellato, quello di Bad Gyal è cancellato. Il live dei Massive Attack è cancellato e poi riprogrammato 2 ore dopo: tutte le persone che ancora sono al Festival, e che non sono già andate via, arrivano lì per scoprire che il live è, invece, cancellato di nuovo.

Ma mentre tutto questo succedeva nell’ecosistema dei grandi palchi – dei main stage e degli headliner – e l’organizzazione del festival non riusciva a comunicare cosa sarebbe successo, il festival di tutti gli altri è andato avanti: decine di artiste e artisti hanno suonato, riempito i palchi ancora attivi riposizionandosi nelle priorità del pubblico che ha trovato rifugio lì. Ribaltando così la concezione di cosa dovrebbe essere un festival: persone che si trovano davanti a musica e proposte che non avrebbero ascoltato. Persone che scoprono musica e generi nuovi.

Dietro i grandi palchi e i grandi nomi c’è un festival intero.

Qui la selezione di e 🔌

Photos from Scomodo's post 03/06/2026

L’Emilia Romagna porta con sé numerose iniziative sul territorio - e con esse persone che non smetterebbero mai di occuparsene. “Lo spazio è un dato fisico. Il luogo è quando ci metti dentro qualcosa; è aperto, vissuto, con una dimensione pubblica. Riconoscere questi spazi e farli diventare luoghi dove le persone scelgono di rimanere: questo è il mio lavoro.”, racconta un’altra partecipante.

Siamo stati ai laboratori della scuola di Alta formazione Convergenze, progetto di Social Seed (.srl), società di formazione per il terzo settore da cui il progetto ha preso vita nel 2024 in Emilia Romagna.

Trovi il racconto del progetto e delle giornate su scomodo.org

Photos from Scomodo's post 03/06/2026

Rispetto all’identificazione in tempo reale, il riconoscimento biometrico a posteriori (in Italia effettuato con il sistema SARI) applicato alle manifestazioni è considerato meno problematico dal punto di vista giuridico. Ma il confine tra le due modalità è sottile. Ogni ripresa video effettuata durante un corteo è potenzialmente un archivio di dati personali.

L’abitudine da parte delle forze dell’ordine di riprendere quanto accade durante i cortei e le proteste attraverso telefoni e videocamere è un pattern che Philip Di Salvo, ricercatore presso la School of Humanities and Social Sciences della Universität St. Gallen ed esperto di giornalismo investigativo, riconosce come strutturale nel contesto europeo. Di Salvo ci racconta come «Le proteste sono storicamente uno dei terreni di elezione per la sperimentazione delle tecnologie di sorveglianza: è nello spazio del dissenso pubblico che il riconoscimento facciale, ad esempio, è stato introdotto in diversi contesti e spesso prima che esistesse una cornice normativa adeguata», ci spiega.

Il quadro si complica ancora di più quando si aggiungono gli altri strumenti di sorveglianza che gravitano intorno alle manifestazioni pubbliche. Laura Carrer, giornalista freelance e ricercatrice, segnala due tecnologie su cui la trasparenza è quasi nulla. La prima sono i droni: le forze dell’ordine ne hanno dotazioni ufficiali, «ma non è chiaro se vengano impiegati sistematicamente durante i cortei, con quale frequenza, e soprattutto se le immagini aeree che producono vengano poi elaborate attraverso software di riconoscimento facciale o comportamentale». La seconda sono gli IMSI catcher: dispositivi che simulano una cella telefonica, intercettano i telefoni presenti in un’area e ne registrano il codice identificativo univoco, permettendo di associarlo alla persona che possiede quel dispositivo. Anche in questo caso la dotazione è nota, l’uso è documentato in contesti di indagine su criminalità organizzata o traffico di stupefacenti, ma l’impiego durante le manifestazioni resta una zona grigia.

Puoi leggere l’approfondimento completo su Scomodo n° 77. Abbonati per riceverlo a casa ✉️

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