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27/05/2026

Centinaia di commenti che ripetono la stessa frase. In sostanza: Kyiv, l’attacco, se l’è cercato.

Ma non è verità. È propaganda.
E per proteggerci è essenziale riconoscerla e contrastarla.

Slava Ukraïni

Photos from Radicali's post 21/05/2026

“Un errore catastrofico”.

Così il dimissionario ministro Wes Streeting definisce l’uscita del Regno Unito dall’UE, riportando al centro del dibattito britannico l’idea di un possibile riavvicinamento a Bruxelles.

Oggi, nonostante una parte consistente degli inglesi si dichiari favorevole a un nuovo ingresso nell’Unione, un eventuale percorso di reintegrazione si presenta complesso, tra riallineamento normativo, gestione dei confini, e soprattutto l’adozione dell’euro per l’abbandono della sterlina.

Questi sono nodi che la politica britannica ha sempre rifiutato, persino nel post-Maastricht, scegliendo una traiettoria di distacco in nome di un nazionalismo miope.

Ma le parole di Streeting segnano un nuovo obbiettivo non soltanto tra i laburisti euroscettici, ma anche nel cuore del paese, dove riaffiora una certa consapevolezza: “Il futuro della Gran Bretagna è con l’Europa, e un giorno, di nuovo nell’Unione Europea”.

Quel divorzio, alimentato da fake news, da una narrazione nazionalista amplificata dall’intelligence straniera — riconducibile alla strategia di guerra ibrida del Cremlino — e dall’ondata sovranista globale, ha prodotto effetti, appunto, “catastrofici”: il PIL risulterebbe oggi inferiore di circa il 4% rispetto allo scenario senza Brexit, con un impatto negativo di lungo periodo sugli scambi commerciali stimato intorno al 15%. Un costo economico e politico, ormai, innegabile.

Chi ha sostenuto la separazione lo ha fatto promettendo sovranità e controllo, nella realtà ha prodotto isolamento e perdita di peso strategico. Oggi il Regno Unito si confronta con le conseguenze di una scelta che ha indebolito la sua statura politica e commerciale.

Da europeisti e federalisti convinti, guardiamo a questo possibile ripensamento come un’opportunità per tutti gli Stati membri. Non un semplice ritorno nell’Unione di ieri, ma l’apertura verso una prospettiva più forte, più ampia, più concreta e magri anche più ambiziosa.

Quella degli Stati Uniti d’Europa.

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