Mary Arduino Psicologa
18/05/2026
C’è una cosa che facciamo spesso con il sonno: lo trattiamo come un numero da raggiungere.
Quante ore, se bastano, se sono troppe o troppo poche.
Eppure in Italia un adulto su quattro convive con l’insonnia, e il 30% dorme meno di sei ore a notte.
Le donne sono le più colpite, il 60% del totale. Non sono numeri astratti. Sono persone che ogni notte si trovano sveglie a fronteggiare qualcosa di molto faticoso.
In latino somnus: da cui deriva la nostra parola sonno, aveva lo stesso significato di sogno.
Non si distinguevano.
Come se, in quella radice antica, ci fosse già la consapevolezza che dormire non è semplicemente spegnere la luce. Ha una sua temperatura emotiva, una sua logica: quello che teniamo a bada durante il giorno, la notte lo restituisce.
Questo carosello nasce proprio da lì, dal desiderio di guardare il sonno da angolazioni diverse. Perché la notte, quando decidiamo di ascoltarla invece di combatterla, ha molto da dirci.
☁️ E a voi, cosa si muove dentro, quando spegnete la luce?
28/12/2025
Qualche giorno fa, rientrando in una casa che conosco da sempre, mi sono accorta di come certi luoghi riescano a parlarti anche restando muti.
Era tardo pomeriggio, la luce entrava obliqua dalle finestre e per un istante ho avuto la sensazione che tutto fosse fermo, eppure incredibilmente vivo.
Ci sono dettagli che spesso passano inosservati,
eppure sono rimasti sempre lí: il marmo consumato, la moka in attesa del suo prossimo viaggio, quell’oggetto lasciato da anni nello stesso punto e l’aria intorno che sembra avere una sua temperatura emotiva.
Sono proprio questi frammenti minimi a custodire qualcosa di più grande, come se raccogliessero il tempo senza mostrarlo.
Credo che accada perché i luoghi, come le persone, trattengono ciò che li ha attraversati. Non parlano in modo diretto, ma continuano a vibrare di ciò che è stato: presenze, gesti, attese, silenzi.
E a volte basta fermarsi un attimo per accorgersi che quel battito non si è mai interrotto.
Forse è questo che riconosciamo quando qualcosa ci tocca senza un motivo preciso: la sensazione che esista una memoria che non è solo nostra, ma condivisa, stratificata e intessuta nel tempo.
Una memoria che non chiede di essere spiegata, ma semplicemente ascoltata per tenere una traccia viva tra ciò che é stato e ciò che resta.
E allora capisco che non tutto ció che conta ha bisogno di parole. Alcune cose restano vive proprio perché continuano a pulsare in silenzio, come una casa che, anche vuota, non smette di abitare chi l’ha attraversata.
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