Kerr
04/06/2026
Le biomasse legnose in Italia non sono una risorsa scarsa.
Sono una risorsa non ancora attivata.
Residui agricoli, potature, scarti urbani: la materia prima esiste già, distribuita sul territorio e integrabile nei modelli energetici. Eppure una parte rilevante resta fuori dalla filiera, non per limiti tecnici, ma per mancanza di standard e chiarezza normativa.
Questo sposta il tema. Non è più “quanta biomassa c’è”, ma quanto sistema c’è intorno per trasformarla in energia.
È qui che si crea valore: nella capacità di strutturare la filiera, rendere il feedstock affidabile e portarlo dentro logiche industriali e finanziarie.
C’è un dato che spiega più di molti scenari dove sta andando il mercato energetico europeo.
L’Europa ha alzato il target di riduzione delle emissioni dal 43% al 62% entro il 2030 nei settori coperti dall’ETS. Non è solo un obiettivo ambientale più ambizioso, è una modifica strutturale del sistema.
Meno quote disponibili significa una cosa sola: il prezzo della CO₂ è destinato a diventare sempre più rilevante nella formazione del prezzo dell’energia.
Questo cambia la lettura degli investimenti. Il vantaggio competitivo delle rinnovabili non dipende più solo da tecnologia e CAPEX, ma da una dinamica di costo che penalizza progressivamente il fossile
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