Davide Faraone

Davide Faraone

Condividi

16/06/2026

C’è qualcosa di straordinario nella velocità con cui Donald Trump riesce a smentire Donald Trump.
Nel primo giorno di guerra parlava al popolo iraniano come un liberatore improvvisato: «Quando avremo finito, prenderete il controllo del governo, sarà vostro». Sembrava l’annuncio di un cambio di regime già scritto. Gli ayatollah con le valigie in mano, il popolo pronto a riprendersi il Paese.
Adesso che Stati Uniti e Iran hanno trovato un accordo per chiudere il conflitto, gli ayatollah sono ancora lì. E Trump spiega candidamente che no, in fondo, lui non è mai stato interessato a rovesciare il regime. «Non credo nei cambi di regime, non funzionano mai». Un comico.

Nel frattempo il mondo si è preso le sue dosi di paura, i mercati hanno tremato, il prezzo dell’energia è schizzato, milioni di persone hanno guardato con il fiato sospeso allo spettro di una guerra regionale. E il grande risultato geopolitico rivendicabile è la riapertura dello stretto di Hormuz. Che, dettaglio trascurabile, prima dei bombardamenti americani era già aperto.
Con un effetto collaterale non proprio irrilevante: aver insegnato al regime iraniano che il vero potere di ricatto non passa necessariamente dalla bomba atomica, ma dalla capacità di minacciare il collo di bottiglia energetico da cui transita una parte decisiva dell’economia mondiale.

Trump continua a inseguire il suo Nobel per la pace. Finora, più che un mediatore, sembra un piromane che pretende gli applausi perché alla fine si è procurato un estintore.

Vuoi che la tua figura pubblica sia il Figura Pubblica più quotato a Palermo?
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Telefono

Indirizzo


Palermo