CareMind Studio
Caremind studio nasce dall'esperienza della Dott.ssa Mariafrancesca Azzi, Medico Psichiatra e Psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico, con riconoscimenti di studi fenomelogici e sistemici, che da anni si occupa della cura e del benessere dei suoi pazienti. Nel suo percorso professionale, la Dott.ssa Azzi ha collaborato con diverse realtà ricoprendo ruoli differenti: psichiatra presso strutture p
02/07/2026
📝 Dott. Edoardo Pesce
Ho visto da poco 𝐿𝑜 𝑆𝑡𝑟𝑎𝑛𝑖𝑒𝑟𝑜 di Camus, nell'adattamento di François Ozon. Meursault, il protagonista, sembra attraversare la propria vita senza quasi toccarla. Seppellisce la madre senza piangere, ama senza essere coinvolto, uccide senza volerlo. Straniero al mondo e a sé stesso.
Mi sono subito chiesto che significato avesse per lui decidere di essere straniero, e mi è tornata alla mente una frase di Baricco in 𝑆𝑒𝑡𝑎. L'autore, in questo caso, descrive il suo protagonista, Hervé Joncour, come «uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla».
Sono due personaggi lontani per epoca e per storia, che però amano osservare la propria esistenza scorrere, restandone estranei, come si guarda la pioggia da dietro un vetro. Questo modo di stare al mondo lo incontriamo spesso, in alcuni momenti della nostra vita e, soprattutto, nel nostro lavoro di psicologi.
Proprio in questo mestiere chiediamo a una persona, nello stesso tempo, di vivere, di avere il coraggio di abitare davvero la propria esistenza, di gettarsi dentro, di smettere di guardarla scorrere da dietro un vetro come fanno Meursault e Hervé Joncour. E subito dopo le chiediamo di osservarsi, di fare un passo indietro e guardare la propria vita con la lucidità di chi la vede da fuori, di avere il desiderio di conoscersi. Vivere e osservare. Dentro e fuori. Non una dopo l'altra, ma insieme.
Credo che la terapia sia anche il tempo del paradosso, dell'inspiegabilità, ed è proprio in questa apparente contraddizione che può nascere qualcosa di nuovo, un modo di stare nella propria vita, allo stesso tempo vivendola e osservandola.
05/06/2026
📝 Dott.ssa Giorgia Sguotti
𝐋𝐞 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
Ci sono ferite che non si vedono.
Nessuno le nota quando ci incontra, eppure possono influenzare profondamente il modo in cui viviamo le relazioni.
A volte si nascondono dietro la paura di essere abbandonati, dietro il bisogno di continue conferme, nella difficoltà a fidarsi o nella sensazione di non sentirsi mai abbastanza.
Non nascono necessariamente da grandi eventi traumatici.
Possono prendere forma lentamente, quando per molto tempo non ci si è sentiti compresi, accolti, ascoltati o al sicuro nelle relazioni più importanti della propria vita.
Crescendo, impariamo ad adattarci. Facciamo del nostro meglio con gli strumenti che abbiamo. Ma ciò che un tempo ci ha aiutato a proteggerci può diventare, nel tempo, una fonte di sofferenza.
E così ci ritroviamo a vivere emozioni che sembrano sproporzionate, a ripetere gli stessi schemi nelle relazioni o a chiederci perché alcune situazioni ci facciano così male nonostante il tempo trascorso.
Riconoscere queste ferite non significa vivere nel passato.
Significa iniziare a guardare la propria storia con maggiore comprensione e meno giudizio.
Perché spesso dietro ciò che oggi ci fa soffrire non c’è qualcosa che non va in noi, ma una parte di noi che ha imparato a sopravvivere come poteva.
E ogni ferita che trova ascolto può iniziare, lentamente, a guarire.
Le ferite relazionali nascono nelle relazioni, ma anche le relazioni possono diventare il luogo in cui iniziano a guarire… come accade in psicoterapia.
30/04/2026
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