Opus continuum

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Photos from Opus continuum's post 14/03/2026

Oggi una classe del Liceo Artistico "Leonardo da Vinci" di Aversa in visita alla nostra mostra 🥰

11/03/2026

Il termine latino limen – confine, soglia – è quasi scomparso dalla lingua moderna. Permane solo in aggettivi come «sublime», «liminale» o «subliminale»: dalle vette del pensiero agli abissi della psiche, passando per la sirenica persuasione. Forse non è un caso che limen presenti una suggestiva assonanza con la parola greca λειμών (leimon, prato, pascolo, quindi terra non coltivata), luogo su cui amavano sostare le sirene, che con il limite, il margine, sembrano avere familiarità.

Quelle fanciulle-uccello avevano madri diverse ma un unico padre: Acheloo, il dio-fiume che segnava il confine occidentale del mondo greco. Le ritroviamo anche come custodi della Soglia estrema e con la dea degli Inferi condividono giochi e status verginale.

Nel VI libro dell’Eneide, in cui Virgilio descrive il viaggio di Enea nel mondo infero, ricorre spesso l’immagine della soglia. Ci sono le cento porte dell’antro della Sibilla, sul cui limen la vergine è invasata dal dio Apollo e su un altro limen Enea dovrà deporre quel misterioso ramo d’oro, dono alla dea Proserpina, senza il quale alcun ritorno è possibile.

In un’epoca globale come la nostra (ancora per quanto?), con i confini che sembrano dissolversi, le scelte si moltiplicano, come in un rito di passaggio senza fine. Porte e soglie si ripetono ricorsivamente nella nostra vita, in una mise en abyme straniante.

Questa diffusa perdita di orientamento ha rafforzato i nostri muri interiori (ideologici, religiosi, culturali…), recinti edificati per definire la nostra identità. Cerchiamo protezione, riparo e finiamo per rimanerne imprigionati, divenendo così facili prede dei discorsi di quelle forze che vogliono separare. Varcare quei confini, attraversare la soglia, può essere un modo per abbandonare i nostri pregiudizi, per incontrare l’Altro e comprendere che la nostra identità non si costruisce nella separazione ma è frutto dell’interazione.

Così, affacciarsi sulla Soglia, lì dove il confine diviene permeabile, dove tutto è sfrangiato, sfumato, il pensiero può assumere forme inaspettate, vertiginose. In quella terra di nessuno, che non ha conosciuto l’aratro misuratore che l’ha ferita, dove norme e regole non valgono più e l’ibrido regna incontrastato, possiamo fare esperienza della complessità del mondo.

Il tema della mostra di arte figurativa "Limen – Figure dal margine", curata dal nostro collettivo, trae ispirazione dalle ragioni che indussero numerosi artisti napoletani, e non solo, ad abbracciare il progetto visionario di un’Italia unita: libertà, progresso, lotta all’assolutismo e, soprattutto, l’idea di un paese privo di rigidi confini, in cui fosse possibile muoversi, confrontarsi e crescere.

La storia artistica napoletana della seconda metà dell’Ottocento fu una storia collettiva, capace di trasformare la frammentazione in forza condivisa, che trovò concreta espressione nella costituzione di una peculiare struttura artistica, totalmente autogestita, di cui oggi pochi conoscono la storia: la Società Promotrice di Belle Arti in Napoli.

È importante ricordare come quei sogni e quei progetti, alimentati negli studi degli artisti, finalmente non più sudditi ma cittadini, abbiano contribuito alla formazione di una moderna idea di democrazia.

Vi aspettiamo fino al 15 marzo:
📍 Fondazione Banco di Napoli – via Tribunali 213
🕙 lun–sab 10.00–18.00
🕙 dom 10.00–14.00
❌ mercoledì chiuso
🎟 Ingresso gratuito

05/03/2026

"Limen - Figure dal margine"
a cura del collettivo Opus continuum
Fondazione Banco di Napoli, via Tribunali 213, fino al 15 marzo.

Foto di Michele di Lillo

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