Carraturo
Rappresentata dalla 5a generazione della stessa famiglia, è il simbolo di amanti della tradizione pasticcera napoletana.
26/04/2026
La domenica, a Porta Capuana, ha un suono preciso. È il crac della pasta sfoglia quando la spezzi.
Dal 1837 abbiamo servito tantissimi clienti. Eppure, alcuni non passano soltanto: restano.
Si chiamava Michele. Procidano vero. Di quelli con il mare negli occhi e il sole sulla pelle anche a febbraio.
Era uno che da ragazzo veniva qui ogni volta che sbarcava a Napoli, sempre con la stessa richiesta: “Una lingua… ma fatta come si deve.”
Non “lingua di gatto”, non “di bue”, non “di rospo”.
“No, no… ‘a lingua ‘e Procida.”
Si sedeva, la prendeva con due dita, la guardava come si guarda una fotografia vecchia… e poi il primo morso.
Sempre in silenzio.
Poi la vita, come fa sempre, lo aveva portato lontano.
Nord Italia, lavoro, famiglia, anni che passano senza chiedere permesso.
Ma la domenica, quando poteva, tornava.
Prima con i figli, poi con i nipoti, e qualche anno fa accompagnato dai pronipoti.
Sempre lui. Capelli un po’ più bianchi, passo sempre più lento… ma lo stesso sguardo.
Si avvicinava al banco e non cambiava una parola: “Una lingua… ma fatta come si deve.”
Noi dell’Antica Pasticceria Carraturo, unica sede a Porta Capuana dal 1837, queste cose le capiamo al volo. Per noi non è solo un ordine.
È un ritorno.
Dietro ogni dolce ci sono infinite storie.
Come quella della lingua di Procida: sfoglia dorata, leggera, che sembra quasi respirare.
Dentro, crema al limone che profuma di isola, di vento salato, di estati che non finiscono mai.
E per chi vuole tradire… anche la variante al cioccolato, più scura, più intensa, ma sempre fedele.
Perché alla fine la verità è semplice: tra Napoli e Procida non c’è solo il mare in mezzo.
C’è una distanza che si misura in ricordi… e che basta un morso per azzerare.
19/04/2026
Pochi sanno che la sfogliatella frolla sembra sia nata qui da noi, nel 1837. All’inizio vi era una sola sfogliatella: la riccia. Croccante, fragrante, rumorosa quasi. Una sfida per i denti e una gioia per l’anima.
Ma Napoli non è mai stata una città per tutti uguali.
Si dice che un giorno, qui da noi a Porta Capuana, entrò in bottega un uomo anziano, con pochi denti. Guardò quelle sfogliatelle dorate, lucide, perfette… e sospirò: “Belle… ma io non posso più mangiarle.”
E là, tra un vassoio e l’altro, Pietro Carraturo (il nostro trisavolo) nel 1837 ebbe un’idea semplice, quasi testarda: “E allora facciamone una per te.”
Niente sfoglie croccanti.
Niente rumore sotto i denti.
Creò un guscio morbido, delicato, che si lasciasse mordere senza fatica.
Dentro, la stessa anima: ricotta, zucchero, profumo d’arancia.
Era nata la sfogliatella frolla.
Perché a Napoli il gusto non deve lasciare indietro nessuno.
E ancora oggi, noi della quinta generazione dei Carraturo, ogni mattina, qui a Porta Capuana, le facciamo così. A mano. Una per una.
Con la stessa idea di allora: dare a tutti la possibilità di assaggiare un pezzo di felicità.
Poi certo… c’è sempre la solita discussione: meglio la riccia o la frolla?
Ma questa, a Napoli, non si risolverà mai.
E forse è meglio così.
Belli miei, tra le attività storiche di Napoli non poteva mancare Carraturo. ❤️
Sono stato a Porta Capuana e ho incontrato Ulderico Carraturo, uno dei due fratelli arrivati oggi alla quinta generazione di una storia che va avanti dal 1837.
Dietro nomi come questo non ci sono solo prodotti, ma famiglie, sacrifici e tradizioni che continuano nel tempo.
Conoscevate la storia di Carraturo?
Chi più ne sa, più ne metta nei commenti.
'nu bacione 😘
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