InsideOver
Scopri i nostri corsi on-demand
https://it.insideover.com/academy
04/06/2026
Nelle prime ore del primo marzo scorso, una serie di droni Shahed di fabbricazione iraniana ha colpito due grandi strutture della divisione di cloud computing di Amazon, nota come Amazon Web Services, nella periferia di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.
Passate poche ore, un altro drone ha colpito un centro simile nel vicino Bahrein. Nelle settimane successive, i media di Teheran hanno rivendicato attacchi contro un data center di Oracle a Dubai.
Per comprenderne le motivazioni bisogna tornare al maggio 2025, quando Trump promosse piani di investimento nel Golfo per oltre 2.000 miliardi di dollari.
Le monarchie della regione puntavano a diversificare le proprie economie, riducendo la dipendenza dal petrolio, puntando tutto sulla tecnologia e sull’AI.
È in quella circostanza che Microsoft ha annunciato investimenti superiori a 15 miliardi di dollari negli Emirati Arabi Uniti, mentre Amazon aveva stanziato oltre 5 miliardi per nuovi data center in Arabia Saudita.
Il problema principale è emerso quando l’esercito statunitense ha iniziato a integrare gli strumenti di intelligenza artificiale per attaccare prima il Venezuela e poi l’Iran, nell’Operazione Epic Fury.
A quel punto i leader militari di Teheran hanno smesso di considerare i data center situati nella pen*sola arabica come semplici strutture commerciali, ma a tutti gli effetti infrastrutture militari dual-use, che fornivano supporto informatico alle attività di spionaggio e di attacco del nemico.
Non ha aiutato il fatto che i data center siano per loro natura obiettivi molto facili: grandi come diversi campi da calcio, costruiti con materiali relativamente fragili e privi di sistemi dedicati di difesa aerea.
Leggi l’articolo di al link nelle stories
04/06/2026
La Germania, secondo stato sponsor finanziario delle Nazioni Unite, ha incassato ieri una delle sconfitte diplomatiche più umilianti della sua storia.
Un risultato pesantemente influenzato dalle posizioni di Berlino sul genocidio a Gaza.
Per ottenere uno dei due seggi serviva una maggioranza qualificata di due terzi dei 193 Stati membri.
Il verdetto è stato inequivocabile: Portogallo 134 voti, Austria 131, Germania soltanto 104.
Un distacco umiliante per un Paese che ha investito risorse politiche ed economiche enormi nella propria candidatura.
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, presente a New York, davanti ai giornalisti ha dichiarato: “Ci sono alcune questioni su cui abbiamo sempre preso una posizione chiara, posizioni che non tutti gli Stati membri condividono”.
Tra queste, il ministro tedesco ha citato esplicitamente il “sostegno granitico all’Ucraina” – che ha attirato il lobbying aggressivo della Russia – ma soprattutto “la responsabilità speciale della Germania nei confronti di Israele nel conflitto in Medio Oriente”, riferimento evidente alla linea filoisraeliana mantenuta anche di fronte alle accuse di violazioni del diritto internazionale a Gaza.
La sconfitta arriva dopo mesi in cui la Germania ha continuato a fornire armi a Israele e a opporsi, in varie sedi internazionali, a risoluzioni che chiedevano il cessate-il-fuoco o indagavano sulle operazioni militari a Gaza.
Incoerenza che il Sud Globale non ha perdonato a Berlino, che ora tenta di scaricare tutta la colpa sulla Russia.
“La politica estera della Germania è stata di recente niente di meno che un disastro imbarazzante. Dal suo sostegno al genocidio a Gaza — presumibilmente per ‘farsi perdonare’ la condotta di un altro genocidio (!?!), alla gestione del dossier Iran, fino al suo recente attacco diretto e sfacciato che mina il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite” ha commentato Trita Parsi, Vice Presidente del Quincy Institute for Responsible Statecraft.
Leggi al link in stories l’articolo di
04/06/2026
Con 215 voti contro 208, la Camera Usa ha approvato una risoluzione che obbliga il presidente Donald Trump a chiedere l’autorizzazione al Congresso per continuare le ostilità contro Teheran.
Una sconfitta netta per i neoconservatori ma anche un campanello d’allarme per la Casa Bianca poiché il voto è passato grazie al voto favorevole di quattro repubblicani dissidenti: Thomas Massie (Kentucky), Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Warren Davidson (Ohio) e Tom Barrett (Michigan).
L’oggetto del voto è una risoluzione ai sensi del War Powers Act del 1973, la legge che limita il potere del presidente di impegnare le forze armate in ostilità senza consenso legislativo.
Non è la prima volta che il Congresso prova a mettere un freno a Trump sull’Iran.
È la quarta votazione sul tema.
Ma stavolta c’è una differenza sostanziale: il tempo è scaduto poiché il conflitto è iniziato più di 90 giorni fa.
E il War Powers Act del 1973 stabilisce che, dopo 90 giorni di ostilità, il presidente deve cercare l’approvazione del Congresso per proseguire. La scadenza è stata ampiamente superata.
“Siamo al giorno 95 della guerra in Iran, 35 giorni oltre il termine entro il quale il Presidente è tenuto per legge a rivolgersi al Congresso per ottenere l’autorizzazione. Questo voto è un controllo da tempo dovuto su un presidente fuori controllo e un chiaro messaggio da parte del Congresso: il popolo americano non vuole altre guerre infinite, militari in pericolo, prezzi della benzina in aumento o miliardi di dollari di denaro dei contribuenti sprecati” si legge in una nota dei dem risoluzione.
D’altra parte, se il presidente Usa – come parrebbe nelle ultime settimane – vuole davvero porre fine a questa disastrosa disavventura bellica intrapresa nell’interesse esclusivo di Israele, allora ha l’escamotage perfetto per farlo.
Se, invece, le liti – vere o presunte – con Benjamin Netanyahu riportate dal solito Barak Ravid (ex capitano dell’Idf) di Axios, facevano parte di un teatrino costruito ad arte, allora le ostilità riprenderanno.
A questo punto senza l’ok del Congresso.
Leggi l’articolo di al link in stories
03/06/2026
Leggi l’articolo di Claudia Maria Iannello
Così il pane di scarto diventa una fonte d'idrogeno Un nuovo metodo trasforma il pane raffermo in idrogeno per l’industria chimica, riducendo emissioni e dipendenza dai combustibili fossili.
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.
Digitare
Contatta l'azienda
Sito Web
Indirizzo
Via G. Massarenti
Milan