Studio Chiesa Workout Magazine
20/07/2026
Negli ultimi anni si parla molto di : sostenibilità, etica, benessere delle persone, sono entrati stabilmente nel linguaggio delle imprese. E non è un caso: ricerche e studi mostrano come una cultura aziendale solida contribuisca ad attrarre talenti, fidelizzare i clienti e rafforzare la competitività.
Ma, appunto, stiamo parlando di linguaggio ed è questo il punto che resta aperto: che cosa distingue un valore autentico da un valore semplicemente dichiarato?
La risposta sta nella coerenza: un’azienda è davvero credibile quando i principi che racconta all'esterno coincidono con le scelte che compie ogni giorno, anche quando queste comportano costi, rinunce o decisioni impopolari.
non è validata da una narrazione. Si riconosce invece nella capacità di mantenere una direzione nel tempo, di prendere decisioni coerenti con la propria cultura e di trasmettere questi valori alle persone che lavorano in azienda. Per un'impresa familiare questo tema assume un significato ancora più profondo: il patrimonio che passa da una generazione all'altra è anche un modo di intendere le relazioni con la comunità e la responsabilità verso il territorio.
Naturalmente questo non significa che le scelte siano sempre semplici o condivise, al contrario. Oggi le imprese si confrontano con tensioni geopolitiche, normative complicate e modelli competitivi molto diversi tra loro ed è proprio in questo difficile contesto che l'autenticità viene messa alla prova: continuare a essere coerenti con i propri valori può richiedere coraggio e la disponibilità ad assumere posizioni non sempre allineate al pensiero dominante.
Beatrice B., CEO di Green Oleo S.p.A. Società Benefit, ha portato a Workout magazine la sua riflessione sul tema. Attraverso la sua esperienza emerge un'idea di leadership fondata sulla responsabilità, sulla trasmissione di un'eredità culturale e sulla convinzione che i valori abbiano senso solo quando si traducono in comportamenti concreti. Alcune delle sue posizioni – dal Green Deal al rapporto tra sostenibilità e competitività, fino alla gestione delle persone – potranno essere condivise o meno. Ma hanno tutte un tratto comune: l'autenticità.
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L’eredità dei Valori - Studio Chiesa Relativa alla questione femminile: Sono convinta che nel mondo industriale le donne abbiano fatto grandi passi avanti.
27/05/2026
Le svolte nelle aziende non sono tutte uguali. A volte arrivano come intuizioni o come opportunità da cogliere, altre volte invece come crisi o come decisioni dolorose da prendere in fretta, prima che le crisi vere e proprie si manifestino.
Anche la galassia industriale della famiglia Carabelli le ha vissute: dalla nascita del negli anni Venti all’acquisizione di focalizzata sui tessuti a maglia, dalla creazione di FADIS (specializzata nella costruzione di macchine per la lavorazione dei filati) nel 1960 ai cambiamenti tecnologici degli anni Duemila, la loro storia ormai centenaria si è snodata attraverso tanti mutamenti di rotta che ci vengono raccontati da Debora Carabelli, terza generazione – insieme al fratello Giuseppe e alle sorelle Raffaella ed Elena – della famiglia e Amministratrice Delegata di FADIS.
Dalle sue parole emerge una volta di più come nelle il confine tra vicende imprenditoriali e vicende personali sia sottilissimo: la lucidità decisionale non evita il coinvolgimento emozionale. Perché la loro esistenza non è mai separata da quella della comunità che le circonda.
E racconta anche una cosa importante: non tutte le svolte coincidono con una crisi. Perché alcune sono scelte strategiche o cambi di mentalità.
Come è accaduto in FADIS: l’azienda di Solbiate Arno non ha mai smesso di evolversi attraverso l’internazionalizzazione, l’automazione, il passaggio a smart factory, l’avvento della robotica, l’attenzione alla sostenibilità.
Perché gestire una svolta non significa soltanto resistere.
Significa capire dove sta andando il mondo — e decidere, e avere il coraggio, di muoversi in tempo.
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Gestire le svolte Carabelli. Quel nome, in cui mi ero imbattuta per caso, mi suscitava un’evanescente sensazione di familiarità.
06/05/2026
Quando è nato il concetto di ? La risposta non è semplice perché i suoi principi hanno preso forma e si sono stratificati in un tempo lungo ben più di un trentennio. C’è però un anno, il 1966, che viene spesso citato: è l’anno di pubblicazione di un saggio dell’economista Kenneth Boulding in cui veniva introdotta l’idea di un sistema «chiuso» nel quale le risorse devono essere riutilizzate anziché disperse.
Bene, qualche tempo prima c’era chi, senza saperlo, praticava ciò che ancora non aveva un nome.
Infatti nel 1963, mentre la plastica muoveva i primi passi nell’industria, Innocente Caldara iniziava a recuperare e rimettere in circolo gli scarti di lavorazione delle lastre di metacrilato.
Non una visione teorica, ma una scelta concreta, nata da un’opportunità e trasformata in impresa. Oggi parliamo di , di , di progettazione per il fine vita. Allora si parlava semplicemente di lavoro. Ma il risultato, a distanza di oltre sessant’anni, è lo stesso: creare valore dove altri vedevano rifiuti.
In un momento in cui il sistema del delle materie plastiche affronta sfide complesse – tra domanda debole, costi elevati e normative ancora insufficienti – la storia di CALDARA PLAST S.R.L., oggi portata avanti con successo dai figli di Innocente, ci ricorda che l’economia circolare non è uno slogan, ma una cultura industriale che va perseguita con determinazione.
👉 Workout magazine ne ha parlato con Massimiliano Caldara: leggi l’articolo completo
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Una famiglia in anticipo sui tempi L’Italia che ricicla è virtuosa. Lo testimoniano i dati del rapporto – dal titolo omonimo – di Assoambiente pubblicato alla fine del 2025.
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