Studio Chiesa Workout Magazine

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Gestire le svolte 27/05/2026

Le svolte nelle aziende non sono tutte uguali. A volte arrivano come intuizioni o come opportunità da cogliere, altre volte invece come crisi o come decisioni dolorose da prendere in fretta, prima che le crisi vere e proprie si manifestino.

Anche la galassia industriale della famiglia Carabelli le ha vissute: dalla nascita del negli anni Venti all’acquisizione di focalizzata sui tessuti a maglia, dalla creazione di FADIS (specializzata nella costruzione di macchine per la lavorazione dei filati) nel 1960 ai cambiamenti tecnologici degli anni Duemila, la loro storia ormai centenaria si è snodata attraverso tanti mutamenti di rotta che ci vengono raccontati da Debora Carabelli, terza generazione – insieme al fratello Giuseppe e alle sorelle Raffaella ed Elena – della famiglia e Amministratrice Delegata di FADIS.

Dalle sue parole emerge una volta di più come nelle il confine tra vicende imprenditoriali e vicende personali sia sottilissimo: la lucidità decisionale non evita il coinvolgimento emozionale. Perché la loro esistenza non è mai separata da quella della comunità che le circonda.

E racconta anche una cosa importante: non tutte le svolte coincidono con una crisi. Perché alcune sono scelte strategiche o cambi di mentalità.
Come è accaduto in FADIS: l’azienda di Solbiate Arno non ha mai smesso di evolversi attraverso l’internazionalizzazione, l’automazione, il passaggio a smart factory, l’avvento della robotica, l’attenzione alla sostenibilità.

Perché gestire una svolta non significa soltanto resistere.

Significa capire dove sta andando il mondo — e decidere, e avere il coraggio, di muoversi in tempo.

Leggi l’articolo completo su Workout magazine.

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Gestire le svolte Carabelli. Quel nome, in cui mi ero imbattuta per caso, mi suscitava un’evanescente sensazione di familiarità.

Una famiglia in anticipo sui tempi 06/05/2026

Quando è nato il concetto di ? La risposta non è semplice perché i suoi principi hanno preso forma e si sono stratificati in un tempo lungo ben più di un trentennio. C’è però un anno, il 1966, che viene spesso citato: è l’anno di pubblicazione di un saggio dell’economista Kenneth Boulding in cui veniva introdotta l’idea di un sistema «chiuso» nel quale le risorse devono essere riutilizzate anziché disperse.

Bene, qualche tempo prima c’era chi, senza saperlo, praticava ciò che ancora non aveva un nome.

Infatti nel 1963, mentre la plastica muoveva i primi passi nell’industria, Innocente Caldara iniziava a recuperare e rimettere in circolo gli scarti di lavorazione delle lastre di metacrilato.

Non una visione teorica, ma una scelta concreta, nata da un’opportunità e trasformata in impresa. Oggi parliamo di , di , di progettazione per il fine vita. Allora si parlava semplicemente di lavoro. Ma il risultato, a distanza di oltre sessant’anni, è lo stesso: creare valore dove altri vedevano rifiuti.

In un momento in cui il sistema del delle materie plastiche affronta sfide complesse – tra domanda debole, costi elevati e normative ancora insufficienti – la storia di CALDARA PLAST S.R.L., oggi portata avanti con successo dai figli di Innocente, ci ricorda che l’economia circolare non è uno slogan, ma una cultura industriale che va perseguita con determinazione.

👉 Workout magazine ne ha parlato con Massimiliano Caldara: leggi l’articolo completo

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Una famiglia in anticipo sui tempi L’Italia che ricicla è virtuosa. Lo testimoniano i dati del rapporto – dal titolo omonimo – di Assoambiente pubblicato alla fine del 2025.

Due secoli in porto 23/12/2025

Quando si parla di gender gap nel mondo del lavoro si tende a mettere l’accento più sul tasso di occupazione femminile che colloca l’Italia ai posti più bassi nella media UE, sul divario salariale tra uomini e donne a parità di mansione, sulle difficoltà che le madri incontrano nel conciliare famiglia e lavoro e un po’ meno sulla possibilità da parte delle donne di raggiungere posizioni apicali, di sfondare il cosiddetto «soffitto di cristallo».

Eppure, sostiene Costanza Musso, AD del Gruppo Grendi 1828 | Società Benefit | Certified B Corp, è proprio questo il nodo centrale della questione, è questo il vero hashtag .

Lei ce l’ha fatta dopo quasi duecento anni di conduzione maschile dell’impresa di famiglia che opera nel campo dei hashtag – dove è protagonista nei collegamenti con la Sardegna – e della logistica integrata. E da quando, insieme al fratello Antonio, è al timone (è proprio il caso di dirlo) del Gruppo la sua particolare sensibilità su questo tema l’ha portata a capovolgere le logiche tradizionali: in Grendi le donne, pur essendo solo il 14% per presenza, ricoprono però il 42% dei ruoli al vertice.

Un altro tema in cui si impegna con passione ed entusiasmo è quello delle hashtag : in AIDAF - Italian Family Business, l’associazione che le raggruppa, è Chief Ambassador, un ruolo che la vede muoversi costantemente nei territori per dare vita a iniziative di formazione, di networking e di comunicazione di un’istituzione che lei considera vera e propria scuola di impresa.

Infine, quasi a sottolineare l’importanza per le donne di «fare gruppo» nel mondo del business, è Presidente per l’Italia di WISTA International, la Women International Shipping and Trade Association, che riunisce professioniste ai più alti livelli del settore marittimo, commerciale e logistico.

Altro? Vicepresidente di UICI, l’Associazione delle imprese italiane con più di un secolo di vita, esattamente come la sua, la cui storia straordinaria ha raccontato a Workout magazine.

Leggila nell’articolo sul magazine.

Due secoli in porto Business Family Day di LATI: sfide e opportunità per le imprese familiari tra passaggi generazionali, innovazione e resilienza.

Spingere le donne a fare impresa 28/11/2025

Le imprese guidate da donne in Italia sono circa 1,3 milioni, che rappresentano il 22,2% del totale nazionale.

Il ritratto a luci (tante) e ombre (poche) di queste imprenditrici emerge da una bella ricerca, “L’imprenditoria femminile in Italia", realizzata dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne - Si.Camera (© 2025) con il coordinamento di Unioncamere.

Tra i molti e interessanti dati che vi si trovano, alcuni sono davvero peculiari della leadership e della . Per esempio queste aziende sono più sensibili al benessere dei loro collaboratori (il 28% adotta misure per favorire la conciliazione tra vita privata e vita professionale e se le imprenditrici hanno un titolo di studio più elevato l’attenzione al welfare aumenta fino al 40%), innalzano la partecipazione femminile al mercato del lavoro (nel 54% dei casi le donne rappresentano più della metà dei dipendenti), sono più disponibili a investire nel capitale umano.

Non è difficile scorgere in questi dati un fatto incontrovertibile: le donne alle guida di un’azienda spesso propongono un modello «diverso» di imprenditoria, più inclusivo, più capace di valorizzare le differenze, attento ai valori sociali.

Un quadro confermato da Chiara Benedetta Cormanni, COO di PPinox - Piattine e Profili Inox, azienda di Cerro Maggiore specializzata in profili e piattine in acciaio inossidabile, ma anche Presidente Comitato Imprenditoria Femminile Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza e Lodi: questo organismo è proprio deputato a fornire supporto alle imprenditrici o alle aspiranti tali nel loro percorso professionale ed è perciò per loro un punto di riferimento prezioso.

A Chiara piace affermare, con entusiasmo genuino, che «vuole spingere le donne a fare impresa», ma non solo. Si impegna a diffondere la nelle scuole e insieme all’Associazione La Carica delle 101 accompagna i giovani nella creazione delle loro startup con attività di mentoring.

Workout magazine l’ha incontrata e intervistata su tanti temi «caldi»: leggi l’articolo completo.

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Spingere le donne a fare impresa Secondo l’analisi trimestrale Movimprese il terzo trimestre del 2025 si è chiuso con un saldo positivo di 16.920 imprese:

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