Studio Aliotta
Nazionale Familiaristi Italiani
Iscritto INCoGe Istituto Nazionale per la Coordinazione Genitoriale
10/02/2026
Separazione, prove e registrazioni: un errore può costarti tutto
Nei procedimenti di separazione personale, soprattutto quando si discute di addebito, il modo in cui si raccolgono le prove può fare davvero la differenza. Ma attenzione: non tutto ciò che “sembra utile” è anche lecito.
La giurisprudenza costante della Corte di Cassazione chiarisce che è lecita la registrazione di una conversazione telefonica solo quando chi registra partecipa direttamente alla conversazione. In questi casi la registrazione:
non viola la privacy;
non costituisce intercettazione illecita;
può essere utilizzata nel processo civile, anche per valutare l’infedeltà e l’eventuale addebito.
Il confine, però, è sottile e pericoloso: registrare conversazioni tra terzi, cui non si prende parte, è illecito, non è utilizzabile in giudizio e può esporre a gravi responsabilità penali. Ed è proprio qui che molte persone, convinte di tutelarsi, commettono errori irreparabili e finiscono per danneggiare gravemente la propria posizione legale.
Il nostro impegno, è proprio questo:
aiutare famiglie, genitori e persone in difficoltà a capire prima di agire,
a tutelarsi senza correre rischi,
a non trasformare una possibile prova in un boomerang giudiziario.
Per questo ti invitiamo a contattarci prima di compiere passi che poi non si possono correggere. Una valutazione preventiva può fare la differenza tra difendere i tuoi diritti… o comprometterli per sempre.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
09/02/2026
QUANDO MUORE UN BAMBINO, FALLISCE UN INTERO SISTEMA
Condivido con profondo sgomento quanto riportato da La Cronaca Quotidiana in merito ai drammatici fatti avvenuti a Bordighera.
Una bambina di appena due anni è stata trovata senza vita nel proprio lettino, con lividi sul corpo.
La madre è stata arrestata con l’ipotesi di omicidio preterintenzionale. I soccorsi sarebbero stati allertati per una presunta crisi respiratoria; l’Autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso.
Di fronte a fatti di tale gravità, il rispetto per la vittima e il rigore nell’accertamento delle responsabilità sono imprescindibili.
Accanto alla doverosa risposta giudiziaria, però, c’è una riflessione che non possiamo evitare.
Tra le ipotesi da non trascurare vi è anche la depressione post partum, una patologia reale, diffusa, spesso invisibile, subdola e crudele, che può colpire le madri anche a distanza di tempo dalla nascita del figlio.
Questo, sia chiaro, non giustifica in alcun modo condotte penalmente rilevanti, ma impone una seria assunzione di responsabilità sul piano della prevenzione.
La depressione post partum è una piaga che va affrontata e combattuta.
E il primo presidio non è solo lo Stato, ma anche, e soprattutto, la famiglia.
Mariti, compagni, familiari a stretto contatto hanno un ruolo decisivo:
devono osservare, ascoltare, cogliere i segnali, non minimizzare il disagio, chiedere aiuto tempestivamente, accompagnare queste donne verso un reale supporto medico e psicologico.
La tutela dei minori passa anche da qui:
dal sostenere le madri prima che il disagio degeneri,
dal non lasciare sole donne che stanno male,
dal riconoscere che la salute mentale è parte integrante della responsabilità genitoriale.
Quando muore un bambino, non è mai solo una tragedia privata.
È una sconfitta collettiva.
E ogni sconfitta collettiva deve insegnarci qualcosa, prima che sia di nuovo troppo tardi.
Salvatore Aliotta tel: 3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
www.centrostudifamilia.it
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