AgroSection
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21/03/2018
Italia prima in Europa nei prodotti agroalimentari di qualità. I numeri
Nel 2016 il conteggio delle imprese italiane del Food&Beverage supera le 60 mila unità, un numero elevato che rivela un settore fortemente polverizzato.
Nonostante questa estrema frammentazione, il comparto genera un fatturato di 132 miliardi di euro, che contribuisce a collocare l’industria alimentare del nostro Paese tra le più importanti a livello europeo. Perché, se da un lato frammentazione può essere sinonimo di scarso potere di mercato, dall’altro si associa anche a un’idea di elevata qualità dei prodotti. E nel caso italiano è proprio così: lo stretto legame delle produzioni con il territorio e una tradizione culinaria che ha fatto dell’eccellenza il proprio marchio di fabbrica hanno portato l’Italia ad essere il Paese europeo con il maggior numero di certificazioni (DOP, IGP e STG). Sono infatti 291 in totale, ben 54 in più rispetto ai cugini francesi. Segue poi la Spagna con 137 riconoscimenti.
La classifica ci vede primi anche per il numero di DOP, in assoluto la certificazione che garantisce il livello di qualità più elevato: per ottenerla è infatti necessario che l’intero processo produttivo si svolga nello stesso territorio. Sono 166 (dati del 2016) le Denominazioni di Origine Protetta riconosciute ai prodotti italiani.
Punta di diamante della produzione nostrana, il settore ortofrutticolo porta a casa 110 certificazioni, un risultato nettamente superiore agli altri Paesi europei. Seconda la Spagna (62). Tra le altre categorie di prodotti, che contribuiscono maggiormente al posizionamento dell’Italia, troviamo in prima linea i Formaggi, con 51 riconoscimenti, ex aequo con la patria del Camembert. Sono 45 le DOP e IGP per le specialità olivicole e 41 quelle per le preparazioni a base di carne – tra le quali ad esempio il Prosciutto di Parma e il Lardo di Colonnata – lo stesso numero che ottengono anche i prodotti spagnoli – l’inconfondibile Jamon Iberico, per citarne uno.
“Italia, patria della buona cucina” non è semplicemente uno stereotipo, ma una realtà concreta fatta di numeri interessanti: solo nel 2016 si è registrato un aumento del +4,4% nel numero di operatori del settore. Mentre sono sempre di più i prodotti italiani che ottengono i marchi di qualità. Nel 2017 si contano 4 nuovi riconoscimenti: Lenticchia di Altamura IGP, Ossolano DOP, Vitelloni Piemontesi della Coscia IGP, Marche IGP (Olio EVO).
02/08/2017
Agrinotizie » NEWS » attualità
L'Europa vuole vietare il rame in agricoltura
La decisione potrebbe pesare soprattutto su chi fa biologico.
Entro il 31 gennaio 2018 potrebbe scadere l’approvazione di tutti i prodotti di difesa a base di rame. È quanto emerge da un recente orientamento della Commissione europea, che potrebbe mettere particolarmente in difficoltà chi fa agricoltura biologica, dove il rame è molto utilizzato senza che si possa sostituire con fitofarmaci alternativi e compatibili con le regole del bio.
I legislatori europei hanno messo il rame sotto accusa perché sostengoni che si tratti di un elemento poco mobile che tende ad accumularsi negli strati superficiali dei suoli.
Secondo fonti provenienti dalla Commissione europea, questo orientamento potrebbe non tradursi in una completa messa al bando, ma solo in un abbassamento dei quantitativi permessi (che attualmente ammontano a 6 kg/ettaro). Rimane il fatto che la lotta ad alcune patologie non può prescindere dal rame, e visto il successo del biologico sul mercato, non è proprio il caso di frenarne la crescita.
17/07/2017
Nuove misure UE contro macchia nera agrumi
A decorrere dal 5 giugno i frutti di importazione subiranno maggiori restrizioni.
Agricoltura in allarme, specialmente il settore degli agrumi, per l’organismo nocivo Phyllosticta citricarpa, detto anche black-spot o macchia nera degli agrumi. Dall’Ue stanno giungendo nuove misure di sicurezza affinchè venga impedita l’introduzione e la diffusione nell’Unione di questo organismo nocivo che, altrimenti, potrebbe creare seri problemi.
La decisione 2016/715, appena pubblicata in Gazzetta ufficiale, stabilisce controlli particolari per le importazioni di agrumi provenienti da Brasile, Uruguay e Sud Africa. A partire dall’adozione di tale decisione, tra maggio e ottobre dello scorso anno, gli Stati membri hanno notificato più volte intercettazioni di black-spot a seguito delle ispezioni delle importazioni di frutta originaria dell’Argentina. La Commissione ha valutato che la certificazione fitosanitaria in Argentina non offriva sufficienti garanzie per evitare l’introduzione dell’organismo nell’Ue. Pertanto, come già previsto per le importazioni provenienti da Brasile, Uruguay e Sud Africa, anche gli agrumi originari dell’Argentina potranno essere introdotti nell’Unione solo sottostando a determinate prescrizioni: dovranno essere accompagnati da un certificato fitosanitario che dovrà includere alla rubrica Dichiarazione supplementare, le seguenti dichiarazioni che attestino:
• che la frutta è originaria di un’area di produzione sottoposta a opportuni trattamenti contro Phyllosticta citricarpa;
• che è stata effettuata un’adeguata ispezione ufficiale nell’area di produzione durante il periodo di crescita, e che nessun sintomo del patogeno è stato individuato nella frutta dall’inizio dell’ultimo ciclo vegetativo;
• che è stato prelevato un campione, fra il momento dell’arrivo e quello dell’imballaggio nell’impianto di imballaggio e che tuta la frutta oggetto di campionamento che mostravano sintomi è stata sottoposta a test ed è risultata indenne da tale parassita.
Oltre agli agrumi originari del Sud Africa e dell’Uruguay, anche quelli importati dall’Argentina dovranno essere ispezionati visivamente al punto di ingresso o sul luogo di destinazione. Inoltre, vengono mantenute (e allargate alle importazioni dall’Argentina) le prescrizioni particolari relative all’introduzione e circolazione nell’Unione di agrumi destinati esclusivamente alla trasformazione industriale in succo. La nuova decisione si applica a decorrere dal 5 giugno 2017.
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