Giulio Cavalli
11/06/2026
Mercoledì pomeriggio Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, si è alzato dal tavolo della Commissione Salute delle Regioni e se n’è andato, dimettendosi da vice coordinatore: il governo che lui sostiene aveva appena ritirato la riforma dei medici di famiglia, scritta dal ministro Orazio Schillaci insieme alle Regioni e affossata dalla sua stessa maggioranza dopo le pressioni dei sindacati medici, i più contrari a toccare il proprio status. “Vicenda avvilente”, il commento.
Della dipendenza per una parte dei dottori resta una richiesta gentile: 6 ore a settimana nelle Case di comunità del Pnrr, che scade a fine mese, da negoziare in settimane di trattativa. È matematico: le scatole vuote dei maxi ambulatori resteranno vuote.
Il copione del resto è sempre lo stesso. La separazione delle carriere è stata bocciata dal 53,8% dei votanti al referendum del 22-23 marzo; il premierato, “madre di tutte le riforme”, dorme in commissione alla Camera da luglio 2025; l’autonomia differenziata l’ha smontata la Consulta a dicembre 2024.
Questo governo, il secondo più longevo della Repubblica, ormai respira soltanto e si trascina verso fine legislatura contando i giorni. E intanto corre, eccome se corre, sull’unica riforma che gli sta a cuore: la legge elettorale, il “Bignami bis” con premio di 70 deputati e 35 senatori a chi prende il 42%, in Aula il 26 giugno con tempi contingentati. Le riforme per i cittadini si perdono in un pomeriggio; quella per restare aggrappati al potere ha un calendario blindato.
Aspettiamoci almeno coerenza: la chiameranno riforma storica. Sì, certo.
Buon giovedì.
(il mio per Left)
Un governo che respira e basta Le riforme per i cittadini si perdono in un pomeriggio; quella per restare aggrappati al potere ha un calendario blindato…
11/06/2026
Occhi su Gaza, diario di bordo #226 Fakhri Abu Diab vive in una casa mobile piantata sulle macerie della sua casa, demolita dalle autorità israeliane nel febbraio 2024 ad al-Bustan, Gerusalemme e
11/06/2026
«In attesa di quello vero»
Il modellino di ponte di Salvini, l’inchiesta per corruzione sulla Corte dei Conti e i 13,5 miliardi per un’opera mai iniziata. Con Nino Cartabellotta la sanità che annuncia diritti e taglia risorse; con Tommaso Greco la pace come principio.
(📻In diretta dal lunedì al venerdì, su Radio Cusano, dalle 11 alle 13 anche sul canale 234 del digitale terrestre e poi in podcast, anche su Spotify)
Tutto qui (schiaccia il tasto segui e la campanella)
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In attesa di quello vero Urto - Con Giulio Cavalli · Episode
10/06/2026
I nove Paesi che possiedono la bomba atomica nel 2025 hanno speso 118,8 miliardi di dollari per i loro arsenali nucleari. Mai così tanto: 3.768 dollari al secondo, un quinto in più dell’anno prima. Sono gli stessi che bombardano l’Irandal giugno 2025, e di nuovo da febbraio, per smontare il suo programma nucleare. Solo che una testata l’Iran non la possiede, anzi resta dentro il Trattato di non proliferazione dal 1970. La possiede, eccome, chi lo bombarda.
Le date lo dicono meglio di qualsiasi commento. Il 13 giugno 2025 Israele lancia l’operazione “Rising Lion” contro gli impianti iraniani, il 22 giugno gli Stati Uniticalano su Fordow, Natanz e Isfahan la “Midnight Hammer”, con bombe da quasi quattordici tonnellate sganciate dai bombardieri B-2. Stessa storia da febbraio 2026, con lo Stretto di Hormuzbloccato e i mercati dell’energia in tensione.
I conti della deterrenza
A misurare la spesa è la International Campaign to Abolish Nuclear Weapons(Ican), Nobel per la pace 2017, nel rapporto “Premeditated” diffuso oggi insieme ai nuovi numeri del Sipri di Stoccolma. L’aumento sul 2024 è di 16,8 miliardi, il più alto da quando la campagna tiene il conto. Gli Stati Uniti da soli hanno speso 69,2 miliardi, più degli altri otto messi insieme, il 58% del totale mondiale, con l’aumento maggiore: 12,4 miliardi in dodici mesi. Dietro la Cina con 13,5 miliardi e il Regno Unito con 12,6, che così ha scavalcato la Russia, ferma a 9,5. In cinque anni, dal 2020, il conto arriva a 471 miliardi.
E i soldi finiscono da qualche parte. Almeno 25 aziende hanno incassato nel solo 2025 non meno di 38 miliardi per lavori sul nucleare militare, con 394 miliardi di contratti ancora aperti. Le stesse, documenta ICAN, hanno pagato lobbisti per oltre 138 milioni tra Francia e Stati Uniti, e incontrato 226 volte i funzionari britannici, quattro volte l’ufficio del premier. Per mettere le cifre in fila: un solo giorno di questa spesa basterebbe a sottrarre alla fame due milioni di persone, una settimana a vaccinare contro morbillo e rosolia oltre dodici miliardi di esseri umani. E sono gli stessi governi che intanto tagliano i fondi alle Nazioni Unite e ai programmi umanitari. Secondo Alicia Sanders-Zakre, che ha firmato il rapporto, l’analisi è annuale ma la spesa no: i nove hanno già messo in programma di mantenere e ammodernare le forze atomiche per i decenni a ve**re, a scapito dei bisogni reali di sicurezza.
Aviano, Ghedi e la bomba di casa
Intanto gli arsenali crescono. Il Sipri, nel suo annuario 2026, conta 12.187 testate nel mondo a gennaio, 9.745 nelle scorte operative, 4.012 già montate su missili e aerei pronti all’uso. Tutte e nove le potenze le stanno modernizzando, la Cina più in fretta di chiunque: ormai ne ha circa 620.
Anche l’Italia è dentro questa contabilità. Le basi di Aviano, nel Pordenonese, e Ghedi, nel Bresciano, ospitano le bombe atomiche statunitensi B61-12 dentro il programma di condivisione nucleare della Nato. Per le stime del Sipri sono tra 100 e 120 gli ordigni dislocati in sei o sette basi di sei Paesi europei. A questi si aggiungono i caccia F-35A che l’Italia compra, certificati per trasportarle. Roma paga, di fatto, la sua parte della catena della deterrenza atlantica.
La Rete Italiana Pace e Disarmo, parte di Ican, chiede al governo di ratificare il Trattato Onu che proibisce le armi nucleari, in vigore dal 2021 e ormai sottoscritto da 99 Stati. Roma non lo ha fatto. E mentre a New York il Consiglio di sicurezza discute oggi nuove sanzioni a Teheran per il suo nucleare, i nove che la bomba ce l’hanno davvero mettono a bilancio la spesa per tenerla e ingrandirla, fino al prossimo secolo. Il pericolo atomico, a quanto pare, è sempre quello degli altri.
(il mio articol oper La Notizia)
Spese nucleari da record nel 2025: 118,8 miliardi (+19%) Nei nove Stati atomici spese per 118,8 miliardi (+19%) per gli arsenali nucleari. Gli stessi che bombardano l'Iran per il nucleare
10/06/2026
Conto per le vacanze da 1.484,90 euro. Tanto paga ad agosto una famiglia di due adulti e un bambino, auto al seguito, per andare e tornare da Livorno a Palermo in cabina. Una traversata sola, una cifra che Federconsumatoriavvicina allo stipendio mensile di un collaboratore scolastico. Il mare è demanio, bene di tutti. Arrivarci, quest’estate, costa quanto una mensilità.
Il quadro generale lo fissa l’Istat. Il 29 maggio l’istituto ha certificato che l’inflazione è salita al 3,2% su base annua, da 2,7% di aprile: il valore più alto da settembre 2023, quando il tasso arrivò al 5,3%. A spingere sono l’energia non regolamentata, dal 9,6 al 12,6%, quella regolamentata dal 5,3 al 5,8, e i servizi dei trasporti, dallo 0,6 all’1,8. Il carrello della spesa resta fermo al 2,3, solo che i prodotti che si comprano più spesso corrono al 4,5.
La voglia di partire intanto regge. Secondo l’Istituto Piepoli il 70% degli italiani conta di concedersi un viaggio entro quattro mesi, eppure il 54% ha già cambiato programmi o resta indeciso, per il costo della vita e per le guerre. Chi parte, nel 56% dei casi resta in Italia, il 29% sceglie l’Europa. Si parte con la calcolatrice in mano. La vacanza, prima ancora di cominciare, è già una contabilità.
Vacanze estive, valgono una mensilità
Verso le isole il pedaggio è il più salato. L’osservatorio di Federconsumatori calcola per agosto un rincaro medio del 15%in poltrona e del 18% in cabina sul 2025, per un nucleo di tre persone. La Livorno-Olbia segna il balzo maggiore, 29% in un anno.
E sul confronto con maggio il numero diventa grottesco: sulla stessa rotta più 298% in poltrona, più 251% in cabina, mentre la media nazionale tra il listino di maggio e quello di agosto sale dell’82 e del 78%. Tra le rotte più care c’è anche la Genova-Palermo, 945 euro a poltrona e 1.340 in cabina. La meno cara, la Napoli-Cagliari, parte comunque da 430 euro.
La causa, dice Federconsumatori, è il carburante, gonfiato dal conflitto in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, lo snodo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale via mare e che a giugno resta a una frazione del traffico ordinario. La continuità territoriale, il principio che dovrebbe far muovere un siciliano come un lombardo, si sgretola proprio lì dove dovrebbe reggere.
Il demanio a pagamento
Sotto l’ombrellone i rincari sono più contenuti, ma arrivano lo stesso. Federconsumatori e la fondazione Isscon misurano per il 2026 un più 2,7%medio negli stabilimenti, più 5% sul triennio. Salgono l’abbonamento giornaliero (4%) e la sdraio (3%). La regione che corre di più è la Calabria, 5,2%, davanti a Sicilia (4,3%) e Veneto (4%), pur restando il Sud il più economico d’Italia. E dentro lo stabilimento il salasso vero è la tavola: acqua, tramezzini, pranzi possono costare il 40-45% in più che fuori, mentre molti lidi continuano a vietare, impropriamente, il panino portato da casa. Intanto si moltiplicano le formule per chi prova a risparmiare, mezza giornata, tariffa dopo le 14, pacchetto all inclusive: anche il risparmio diventa un prodotto da vendere.
Il governo ha tagliato le accise, dice. Le misure, secondo il Codacons, hanno solo circoscritto gli effetti del conflitto sul carrello, che per una coppia con due figli pesa oltre 1.400 euro l’anno, 269 solo di cibo per l’Assoutenti, che sugli ortaggi freschi misura un più 14,3% legato alle tensioni in Medio Oriente.
E c’è la bolletta: a maggio il gas segna più 8,9% sull’anno, l’elettricità più 7,2%, con l’allarme di una nuova stangata d’estate, quando i condizionatori vanno a pieno regime. A pagare il conto più salato sono gli isolani e le famiglie numerose, quelle che non scelgono quando partire e come. Il mare resta demanio sulla carta. Nei fatti è un bene a numero chiuso, e il numero lo decide il biglietto.
(il mio articolo per La Notizia)
Care... Vacanze, dai traghetti alle spiagge la stangata è servita Inflazione al 3,2% non risparmia le vacanze: rincari per traghetti e ombrelloni, per Federconsumatori il mare costa quanto uno stipendio
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