Lo Studio (di professionisti disciplinati L.4/2013) offre dei percorsi non sanitari, finalizzati al benessere e al mantenimento in salute della persona: Tai Ji Quan, Yoga, Pilates, Gyrokinesis, Shiatsu, Discipline Olistiche ecc... Lo Studio offre ai propri clienti dei percorsi, laici e non sanitari, finalizzati al benessere e alla salute della persona, che contemplano altresì anche momenti di appr
ofondimento teorico, così da fornire degli elementi di conoscenza che possano aiutare la persona ad essere maggiormente responsabile della propria condizione psico-fisica. Per raggiungere tale fine si avvale della collaborazione di Professionisti (disciplinati dalla L.4/2013), che, per i corsi che tengono all'interno dello Studio, ne condividono gli intenti. Quando parliamo di “integrazione” fra questi due modelli, ci stiamo ponendo un obbiettivo molto più complesso del semplice affiancamento di due abitudini, o stili di vita, o paradigmi diversi. Ci sono studi psicologici e sociologici molto interessanti in merito, che hanno dimostrato e messo in evidenza come un orientale e un occidentale abbiano approcci culturali quasi opposti davanti all'esistenza, eppure entrambi validi e coerenti. Quando parliamo di salute dell'uomo poi, risulta ancor più evidente quanto questa integrazione possa rappresentare un valore aggiunto, perché aiuta a portare luce in quella zona d'ombra, illuminata invece dall'altra cultura. E' il valore dell'alterità (del diverso da noi). La scommessa risiede quindi nel riuscire ad accostare filosofie "distanti" da noi, alla nostra cultura, integrate al nostro vivere quotidiano e non aliene allo stesso. Per esempio le Arti Marziali sono sempre state vissute “da noi” come mere tecniche di difesa personale, e l'immaginario collettivo le colloca spontaneamente in un ambito molto distante dal vero intento evolutivo per le quali sono nate. Se vissute con lucidità e fuori da ogni fanatismo, le Arti Marziali rappresentano un fattore di crescita personale e di mantenimento del benessere che non hanno pari nella nostra cultura. Lo stesso vale anche per lo Shiatsu, lo Yoga, il Qi Gong, che rischiano di essere reinterpretati secondo i nostri paramatri, quindi sviliti, o al contrario esaltati come vie di salvezza, quando invece rappresentano discipline evolutive del corpo e della mente, che possono tranquillamente convivere con discipline create in occidente, come il Pilates e la Gyrokinesis, per esempio. Il perché del nome:
LETMIBI nasce come acronimo di Laboratorio Evolutivo Tecniche corporee e di Movimento e Itinerari Bionaturali e Integrati. Il nome per esteso descrive esattamente il progetto che si propone di realizzare l'associazione, ovvero quello di creare un:
laboratorio, quindi un luogo dove si fa ricerca,
evolutivo, cioè dove non ci si limita a mettere insieme delle esperienze spontanee ma, con un po' di ambizione, ci si prefigge l'obiettivo di collegarle in un percorso di crescita consapevole,
tecniche corporee, intendendo quelle tecniche, non sanitarie, che sostengono l'equilibrio psico-fisico dell'individuo agendo col corpo e sul corpo, ove cioè lo stesso non è solo un campo di osservazione bensì è il terreno dove procede l'evoluzione della persona,
di movimento, là dove con la parola movimento si fa riferimento al continuo divenire dell'esistenza, che si esprime in termini più o meno espliciti, sia a livello fisico che psichico,
itinerari bionaturali, cioè veri e propri percorsi di benessere e salute (come lo Shiatsu, lo Yoga, la Meditazione, le Arti Orientali in genere, ecc...), ormai riconosciuti nel loro valore anche a livello istituzionale,
integrati, appunto. Nello specifico l'associazione si avvale dell'esperienza di uno staff di professionisti (disciplinati dalla L. 4/2013), che si dedicano allo sviluppo e all'integrazione nella nostra cultura di tutte quelle arti, che hanno origini orientali, e quindi sono figlie di un modo diverso di concepire la salute e il benessere dell'uomo, ma anche di quelle di origine occidentale, che si distinguono per il tentativo di dare spessore all'intuizione che corpo e mente non siano separati, bensì espressioni complementari dello stesso sistema. Il lavoro corporeo aiuta la persona a riconnettersi con se stessa, con i propri bisogni, con le proprie ansie e le proprie frustrazioni, tutti aspetti che generano congestioni energetiche, che a loro volta nel tempo possono tradursi in disagi psico-fisici più o meno conclamati. Un lavoro consapevole in tal direzione aiuta l'individuo a nutrire la vita attraverso il nutrimento del corpo, e non ci stiamo riferendo solo all'alimentazione, che ovviamente ne rappresenta uno degli aspetti forse più rilevanti. Per dirla meglio:
Per gli antichi cinesi la salute andava mantenuta seguendo la Via (o Dao o Tao, o Do in giapponese), cioè la Via secondo la quale si attua l'universo e la vita, ovvero il Sentiero o anche la Forza sorgiva che genera e orienta l'esistenza. Un passaggio del libro “Le domande semplici dell'Imperatore Giallo (Huangdi Neijing Suwen)”, che è considerato tra i più importanti testi di riferimento dell'antica Medicina Cinese, recita:
Gli uomini dell'Alta antichità erano osservanti della Via; si regolavano sullo yin/yang e raggiungevano l'Armonia con le Pratiche e i Numeri. Bevevano e mangiavano con misura, lavoravano e si riposavano con regolarità, non si estenuavano in attività sconsiderate. Potendo così mantenere l'unione del corpo e degli Spiriti, arrivavano alla fine dell'età naturale e, centenari, se ne andavano. Secondo gli antichi cinesi perché la vita potesse esprimersi nel suo potenziale massimo, occorreva pertanto che l'uomo vivesse completamente calato nella Via, e immerso nel suo continuo divenire (yin/yang), conducendo sostanzialmente una vita sana, ma anche consapevole, e garantendo quell'integrità psico-fisica e spirituale che l'avrebbe accompagnato fino alla sua morte naturale. E nel fare questo l'uomo doveva anche rivolgersi alle cosiddette “pratiche”, che comprendono appunto anche le tecniche corporee, di respirazione e meditative. In pratica, mentre l'uomo moderno adesso si rivolge al medico solo per curare una patologia o per risolvere un disagio, il cinese antico si rivolgeva al medico, che era più un filosofo, con regolarità per mantenersi in salute e per farsi guidare nel nutrimento della propria vita. Questo dovrebbe farci riflettere; se poi confrontiamo la vita moderna che conduciamo quotidianamente, con quei parametri di “lavoro e riposo regolare, e astensione da attività sconsiderate” suggeriti dai saggi dell'antica Cina, non possiamo non renderci conto del fatto che siamo praticamente andati da tutta un'altra parte. Ma la stessa considerazione nasce spontanea leggendo anche gli insegnamenti di Ippocrate, il padre della nostra “arte medica”. Approccio laico-intuitivo e non sanitario:
Spirituale non vuol dire religioso. Questo aspetto va spiegato bene, perché spesso in questi decenni l'approccio occidentale è stato quello di qualificare le arti corporee orientali come delle vere e proprie religioni, o come sostitutive di queste. Non possiamo pretendere di entrare nel merito di questi aspetti perché sono assolutamente personali e sostenuti sicuramente da valide argomentazioni, ma va ribadito l'approccio laico di queste arti; il fatto che possano sicuramente integrarsi in percorsi religiosi (le arti marziali per esempio venivano praticate nei monasteri, così come la meditazione Vipassana, fino al secolo scorso, era ad esclusivo appannaggio dei monaci buddisti, ma così pure come il lavoro è parte integrante della Regola di San Benedetto), non fa altro che evidenziarne il chiaro valore come sostegno per la crescita spirituale dell'umanità, ma l'approccio può rimanere assolutamente laico, seppur profondamente spirituale, con il primo obiettivo di aiutare il praticante a percepire il proprio corpo, la propria psiche, la propria storia, non solo su un piano logico-razionale, ma anche analogico-intuitivo (tutti concetti che saranno oggetto di approfondimento). Questa pratica semmai può creare delle condizioni nuove per affrontare anche aspetti propriamente religiosi dell'esistenza, i quali però sono e devono rimanere un'esperienza assolutamente libera e personale. Infine il percorso si avvale di tecniche che non appartengono all'area medica (infatti sono professioni disciplinate dalla Legge 4/2013), ma che bene si possono integrare con terapie mediche tradizionali, implementando la capacità dell'individuo di reagire in senso migliorativo, sia sul piano fisico che psicologico. Progetti di interventi integrati specifici, che sono stati fatti in vari ambiti, hanno sempre evidenziato questo valore. Due parole sulle validazioni scientifiche:
“Sono anni ormai che l'attività fisica non viene più studiata solo da fisiologi,medici dello sport e cardiologi, bensì anche da neurobiologi con interessi di tipo clinico.” (Francesco Bottaccioli – Psiconeuroendocrinoimmunologia Ed. In pochissime parole, tutte da approfondire in sedi appropriate e con persone competenti, molti studi hanno dimostrato che l'attività fisica ha una grossa influenza sul cervello, sia a livello di protezione che di sviluppo delle capacità cognitive, ma anche addirittura come stimolo della neurogenesi (produzione di nuove cellule nervose). E gli stessi risultati li hanno prodotti studi sulle tecniche meditative, le quali, citando una sintesi dello stesso Bottaccioli, hanno i seguenti effetti fisiologici:
rilassamento profondo abbinato ad un potenziamento dell'attenzione;
miglior controllo dei circuiti neuroendocrini, in particolare quello dello stress;
maggior coerenza cerebrale e miglior comunicazione tra i due emisferi. Ovviamente la meditazione è molto di più, ma è importantissimo che la scienza, per la parte che le compete, cominci a riconoscerne i benefici effetti... ma la ricerca, ovviamente, si rivolge anche alle altre tecniche.
26/08/2020
IRTE Firenze
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