Sebastiano Ardita
04/05/2026
Il capitano Emanuele Basile venne ucciso a Monreale la sera del 3 maggio 1980, mentre teneva in braccio la figlioletta di 4 anni.
Comandava la compagnia dei Carabinieri e conduceva con coraggio le indagini sulla famiglia mafiosa di Altofonte, alleata dei Corleonesi di Totò Riina.
Basile mori’ in ospedale lasciando nel dolore la moglie che era scampata per miracolo alla morte. P
Le vicende processuali che seguirono raccontano di un penoso iter di annullamenti per gli esecutori e di una successiva e tardiva condanna per i mandanti.
Il suo assassinio vigliacco mentre teneva in braccio la sua bimba, racconta di una stagione di morte e di ingiustizia che ancora grida alle nostre coscienze.
È nostro dovere non dimenticare questa storia di crudeltà e di ingiustizia.
02/04/2026
Il 2 aprile 1985, a Trapani, in località Pizzolungo, un’autobomba destinata al magistrato Carlo Palermo provocò una tragedia immane. A perdere la vita furono Barbara Rizzo e i suoi due figli gemelli di sei anni, Giuseppe e Salvatore Asta.
L’ordigno era stato collocato per colpire l’auto blindata del sostituto procuratore. Ma, al momento dell’esplosione, una piccola utilitaria con a bordo la famiglia fece da scudo alla vettura del magistrato, che rimase ferito. A essere investiti in pieno furono invece la donna e i due bambini, dilaniati dalla violenza dell’attentato.
Fu una strage di innocenti, voluta da Totò Riina per fermare un magistrato scomodo, dentro una strategia mafiosa che non esitava a colpire anche chi non aveva alcuna difesa.
Una ferita che non si è mai chiusa, che appartiene alla memoria di tutta la Sicilia e che impone ancora oggi una responsabilità precisa: ricordare, perché nulla di simile possa essere dimenticato o, peggio, ripetersi.
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