Marco Rizzola DJ
Con il tempo, ha trasformato questa passione in una carriera di successo, esibendosi nei grandi club e utilizzando solo attrezzatura audio di alto livello delle marche Pioneer, FBT, Bose e Shure, garantendo un suono eccezionale per ogni evento. La sua attenzione ai dettagli e la dedizione nel fornire un servizio impeccabile sono il segreto del suo successo. Marco è un punto di riferimento nel sett
27/02/2026
Io credo che molte canzoni di Sanremo siano state scritte da un'intelligenza artificiale. Ne sono convinto.
Non posso provarlo, però posso fare qualcosa di più importante: posso dirti perché ne sono convito così tanto da espormi pubblicamente.
E lo faccio con i numeri
Iniziamo da "60": sono i brani che dal 2023 al 2026, appena otto autori hanno firmato su un totale di 117 in gara. Hai capito bene: 8 autori ha scritto 60 canzoni su 117. La metà.
Non lo dico mica solo io, eh! Lo ha denunciato il Codacons all'Antitrust. Stessi nomi, anno dopo anno, che si spartiscono l'Ariston. Non è ispirazione. È una catena di montaggio.
E sai cosa? Le catene di montaggio si automatizzano. Sempre.
Perché è questo che è diventato Sanremo per chi scrive: una fabbrica di canzoni. Con le sue ricette. Ballata lenta in minore che esplode nel ritornello coi violini. Tormentone estivo col ritmo reggaeton. Formule. Stampini. Biscotti tutti uguali col glassé diverso.
Ora, esiste un giro uno strumento, una IA per fare musica: si chiama Suno. Costa un c***o di niente al mese e genera sette milioni di canzoni al giorno. Hai letto bene: sette milioni. Ogni due settimane produce più musica di tutta quella prodotta nella storia dalla nascita della razza umana fino al 2023.
E la usano 100 milioni di persone al mondo. La uso anche io per fare le colonne sonore dei miei reel: ci vogliono 30 secondi per scrivere un brano orchestrale con piano, archi, flauti e coro.
Nel mondo la conoscono tutti. In Italia ancora in pochi, ma siamo una nazione di analfabeti funzionali. Ma fidati: tutti i musicisti la consocono. TUTTI.
E chi lavora nella musica lo sa ancora meglio: il CEO di quelli che danno i Grammy ha detto che ormai ogni autore e produttore che conosce la usa.
Allora la domanda non è "succede a Sanremo?"
La domanda è: perché c***o non dovrebbe succedere?
Un autore che deve sfornare cinque brani su commissione in pochi mesi, col formato già deciso, per cantanti diversi che canteranno la stessa roba con la faccia diversa, secondo te non apre il computer? Per 20 euro di abbonamento al mese? Dai!
Ora qualcuno obietterà con la solita ca***ta retrograda: "Eh, ma così si uccide l'arte."
L'arte l'hanno ammazzata le case discografiche vent'anni fa. Stessi artisti riciclati, fenomeni finti costruiti per vendere due stagioni di concerti, talenti veri lasciati fuori perché non avevano il manager giusto. L'intelligenza artificiale non ha ucciso niente. Si è seduta a un tavolo dove l'arte non era invitata da un pezzo.
E qui arriva la parte che nessuno vuole sentire.
Se domani chiunque può creare una hit dal divano di casa, quella "casta" di una manciata di autori, produttori e cantanti non serve più. E forse è questo che fa davvero paura a chi ci vive dentro.
Non la macchina che scrive.
Ma che renda inutile chi spacciava la catena di montaggio per ispirazione.
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