Giusy Lazzarano - Penso Digitale Lab

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Photos from Giusy Lazzarano - Penso Digitale Lab's post 25/06/2026

Per oltre sei anni ho visto le agenzie dal lato che il cliente non vede mai. Quello dietro la scrivania come Media Specialist.

E ho imparato una cosa che oggi dico ai miei clienti prima di qualsiasi cosa: non devi diffidare delle agenzie, devi solo sapere cosa stai pagando. Sia chiaro, non le demonizzo perché quasi mai il problema è l'agenzia in sé.
È il divario tra quello che ti vendono e quello che ti consegnano. E quel divario lo riempi tu, con i tuoi soldi, spesso senza accorgertene...

Le cinque cose da controllare prima di firmare:
→ La strategia. Chiedi autenticità per il tuo piano editoriale, deve avere un'anima, perché il tuo business è unico; lo stesso piano editoriale gira identico per un dentista, un ristorante e un e-commerce, non ha una strategia. È un copia e incolla e una strategia che potrebbe essere di chiunque non è la tua.

→ L'analisi. Tu vedi il post online e la campagna attiva. Non vedi le ore passate a capire perché il costo per contatto è schizzato. Chiedi cosa è stato ottimizzato rispetto al mese precedente.

→ Il tempo per pensare. Con troppi clienti si corre, non si ragiona. E nei tuoi risultati la differenza tra chi corre e chi pensa si vede eccome.

→ Le promesse. Spesso chi ti vende il servizio non è chi poi lo gestisce. Il commerciale chiude e promette, lo Specialist eredita vincoli che non gli permettono di mantenere.
→ Il budget. I clienti migliori non sono quelli che spendono di più, ma quelli che capiscono cosa stanno comprando.

Te lo dico perché l'ho visto davvero... Da lì ho scelto da che parte stare. Se non sai cosa stai comprando, non puoi sapere se sta funzionando. Sapere come gira dietro le quinte non ti rende diffidente. Ti rende un cliente consapevole.

Salva il carosello e scrivimi in quale di queste cinque ti sei ritrovato di più. Ecco perché ho deciso di lavorare CON i miei clienti e non PER i miei clienti.

19/06/2026

Per anni ho pensato che mollare il posto fisso fosse una questione di coraggio. Mi sbagliavo.
È accorgersi in tempo e dare ascolto al proprio mondo interiore.
Lo stipendio arriva il 15 del mese qualunque cosa tu faccia, che tu abbia dato il massimo o il minimo sindacale, che tu creda nel progetto o lo stia solo eseguendo, che tu sia in malattia o in forza.
E la malattia l’ho vissuta. È stata paralizzante.
Insomma, lo stipendio arriva lo stesso.
All’inizio lo chiamavo sicurezza.
Le spese, le rette universitarie, la formazione, l’auto. Tutto quello che serve a un giovane adulto per camminare sulle proprie gambe.
Poi ho capito che era anestesia.
Per oltre dieci anni sono stata bravissima a far funzionare le strategie decise da altri.
Anche quelle in cui non credevo. Mi facevano i complimenti per questo, eccellevo in tutte le tasks che mi venivano assegnate, a volte anticipando anche le scadenze.
I complimenti sono l’anestesia più forte che esista perché ti dicono una cosa sola: va tutto bene, resta dove sei.
E lentamente diventi una persona che non avevi scelto di essere.
L’ho chiamata la comodità che non manda il conto.Non arriva mai in una data precisa. Niente mail, niente scadenza.Si accumula e basta.
Un anno, tre, sei, poi dieci… si matura, si cambia. Finché un giorno fai un conto diverso dal solito. Non quanto guadagno, ma quanto di me ho smesso di usare.
La sera prima di mandare la mail di dimissioni non ho dormito, non per l’entusiasmo ma per la paura del salto nel vuoto.
Ho aperto la partita IVA sapendo bene cosa lasciavo, niente tredicesima, niente ferie pagate,niente stipendio assicurato.
Il mutuo da pagare, auto, spese personali.
C’è una cosa che della sicurezza non ti dice nessuno. Ti tiene calda finché non ti presenta il conto di chi saresti potuta diventare. E quel conto lo paghi comunque.Solo che, se aspetti troppo, lo paghi senza nemmeno aver provato.
Io ho scelto di pagarlo prima.
Non è stato coraggio. È stato smettere di farmi anestetizzare da un progetto che non era il mio.

Photos from Giusy Lazzarano - Penso Digitale Lab's post 18/06/2026

Accendi le campagne, non succede niente e decidi che il tuo settore è sfortunato.
In realtà stai saltando le 5 fasi di questo carosello.
Le sponsorizzate funzionano se dietro c’è un sistema, perché fanno esattamente quello per cui le hai impostate.
Se portano click e non clienti, il problema non sono loro. È tutto quello che non è stato costruito prima di accenderle.
Quasi tutti partono dalla fase 4 del carosello, accendere la campagna.
Le prime tre: ANALISI, POSIZIONAMENTO e ARCHITETTURA le saltano perché non si vedono e non danno la soddisfazione del "ho lanciato, finalmente siamo online!".
Poi arriva il conto e tanto budget bruciato, e la convinzione che il proprio settore sia sfortunato.
Non è il settore a essere sfortunato. È l'ordine a essere sbagliato. Le campagne sono l'ultimo passo, mai il primo.
In quale di queste 5 fasi ti blocchi di solito? Scrivimelo e ti dico da dove ripartire.

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