Ancona Democratica
16/06/2026
16/06/2026
L'Europa non si fa nei salotti. E dove c'è Calenda, il centro svanisce prima di nascere
Ancona Democratica
C’era una volta il progetto di un centro riformista, serio, capace di parlare alle imprese, ai lavoratori, ai territori. Oggi, purtroppo, quel progetto si è ridotto a una messinscena itinerante nei teatri della Milano "bene", buona per i titoli di qualche retroscena giornalistico ma totalmente scollegata dalla realtà del Paese, e soprattutto dalle nostre province.
L’ultima puntata è andata in scena al Teatro Franco Parenti, dove l'eurodeputata Pina Picerno – fresca di strappo dal Partito Democratico – ha battezzato il neonato movimento Europeisti.eu. Accanto a lei i soliti noti: l’ex premier Mario Monti, il fuoriuscito da Italia Viva Luigi Marattin e, immancabile come il prezzemolo, Carlo Calenda.
L’obiettivo dichiarato? Costruire l’ennesima "casa dei riformisti". Il risultato reale? Un’operazione che nasce già vecchia e con un peccato originale grande come una casa. Perché c'è una legge non scritta, ma matematicamente dimostrata, nella politica italiana degli ultimi anni: dove c’è Carlo Calenda, tutto si sfascia.
La sindrome del "Re Mida al contrario"
Bisogna avere il coraggio della verità. Calenda si presenta da anni come il federatore, l'uomo della sintesi, il grande architetto del centro. Ma la storia recente ci racconta una realtà ben diversa. Ogni singola alleanza, ogni federazione, ogni "fronte comune" che ha toccato o guidato è naufragato nel giro di pochi mesi sotto i colpi di tweet notturni, veti incrociati e personalismi esasperati.
Dov’è finito il Terzo Polo? Polverizzato. Dove sono finite le alleanze programmatiche delle scorse elezioni? Archiviate. Il leader di Azione ha dimostrato una straordinaria capacità di isolarsi e isolare chi lo segue, riducendo un’area potenzialmente forte a una galassia di micro-sigle in perenne lotta tra loro per lo zero virgola.
Vedere Pina Picerno e Luigi Marattin affidarsi ancora una volta a questa leadership significa non aver imparato nulla dagli errori del passato. Significa ignorare che la politica è fatta di mediazione, pazienza e radicamento, non di strappi continui a favore di telecamera.
Il distacco dai territori (e da Ancona)
Mentre a Milano si discetta di massimi sistemi, di "draghismo" nostalgico e di formule geometriche per sconfiggere il bipolarismo, i territori affrontano sfide reali. Qui nelle Marche, ad Ancona, la sanità pubblica è in affanno, le imprese del distretto cercano risposte concrete sulla transizione ecologica e le famiglie fanno i conti con un'inflazione che morde.
Di tutto questo, nella convention milanese, non v'è traccia. C’è solo la pretesa di un'élite autoreferenziale di spiegare al popolo cosa sia il "vero europeismo", dimenticando che l'Europa si difende e si costruisce stando vicini alle persone, nei circoli, nelle fabbriche, nelle amministrazioni locali, non nei salotti radical-chic.
L’atlantismo intransigente e il rigore economico sbandierati dal palco sono argomenti legittimi, ma se privati di una forte sensibilità sociale diventano solo slogan freddi. La Picerno accusa il PD di Elly Schlein di "movimentismo", ma la verità è che preferisce rifugiarsi in un recinto sicuro e minoritario piuttosto che comba***re una battaglia democratica all'interno di un grande partito di popolo.
Un film già visto
La sensazione, guardando le foto di Milano, è quella di un déjà-vu di cui nessuno sentiva il bisogno. Un coordinamento di sigle fragili guidato da chi ha fatto della frammentazione il proprio marchio di fabbrica.
Come Ancona Democratica non possiamo che guardare con preoccupazione a questa ulteriore dispersione di forze. Chi pensa di fare l’europeismo escludendo il dialogo con le grandi forze progressiste e affidando le chiavi di casa al leaderismo fragile di Calenda è destinato all'ennesimo, inevitabile risveglio amaro. Il centro non si costruisce distruggendo, ma a Milano è andato in scena solo l'ennesimo mattone di un progetto nato per dividere.
15/06/2026
Centrosinistra, Matteo Renzi : non perdo tempo in polemiche, mi impegno a ba***re Meloni
Bologna, 15 giu. - Non rispondo alle frecciate di Giuseppe Conte: "l'impegno è fare opposizione a Giorgia Meloni", perché le polemiche interne rischiano di favorire la destra. Lo ha detto il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, a margine di "Repubblica delle Idee" a Bologna, rispondendo a chi gli chiedeva delle parole del leader del M5s sulla difficoltà di un campo largo. "Io non ho da rispondere, non perdo tempo a fare polemiche dentro il centrosinistra - ha tagliato corto Renzi -. Sono impegnato 24 ore su 24 a fare l'opposizione a Giorgia Meloni, e credo che per farla ci voglia qualcuno che, quando si alza, sappia su cosa picchiare, a cominciare dalle tasse e dalla pressione fiscale". L'ex premier ha indicato i temi su cui costruire un'alternativa: "servono proposte, a cominciare dal tema degli stipendi e delle misure per i giovani, e più in generale dalle condizioni di vita: sanità, energia, bollette. Questo è quello che mi interessa". Invece "le polemiche interne al centrosinistra per me non sono un tema. Più ci sono polemiche, più corriamo il rischio di avere La Russa presidente della Repubblica. Francamente, anche basta".
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