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05/07/2020
Many great science stories destined to be of historical interest are still to be written.
01/05/2019
“I like… Ticino!”
Gazebo, uno dei principali esponenti della disco europea negli anni ’80, torna in pista con un nuovo disco che dimostra il suo grande senso artistico.
Con gli amici di Tycoon siamo andati ad incontrarlo.
E’ praticamente impossibile che qualcuno di voi non abbia mai ballato, o perlomeno accennato una mossa, ascoltando una sua canzone. Perché Gazebo è stato uno dei massimi esponenti della disco degli anni ’80, facendo ballare non solo la propria generazione, ma migliaia di ragazzi che ancora oggi si scatenano nelle feste dedicate a quel periodo musicale, specialmente con brani come “I like Chopin”, “Masterpiece” e “Lunatic”.
Finita l’epoca della “Italo disco”, il cantante italiano — ma nato in Libano — ha continuato la propria attività musicale, mostrando la capacità di reinventarsi e di saper creare musica di grande qualità, coerente con il proprio percorso musicale. Prova ne è il suo ultimo album: “Italo by Numbers”, dove per la prima volta canta in italiano.
Gazebo, in meno di un anno “Italo by numbers” ha convinto critica e pubblico. Che effetto ti ha fatto ritornare sulle scene?
In realtà non ho mai smesso di fare musica e ho realizzato una decina di altri album dopo il fenomeno della Italo disco. Con questo ultimo lavoro ho voluto fare un omaggio a quegli anni e a quei brani che hanno reso speciale quel periodo. Proprio per questo abbiamo utilizzato le tecnologie degli anni ’80: una vera e propria ricostruzione archeologica, che mi ha appassionato e fatto divertire. Infatti, dico sempre che per me è stato un disco ludico…
Gazebo — Italo by Numbers
Il mondo della musica è tuttavia cambiato, in maniera significativa.
Vero, soprattutto per quanto riguarda il modo di produrre musica, che ha da un lato permesso a tutti di fare dischi, ma in qualche modo ha banalizzato questo mondo, con tanti giovani che magari hanno una bella idea, ma poi si preoccupano poco del contenuto.
Giovani che utilizzano elettronica proprio come te: tuttavia, nei tuoi brani si sente sempre una certa profondità. Quanto è importante la cultura musicale generale?
Fondamentale. La mia generazione ha avuto modo di ascoltare Beatles, Stones, e il progressive. Poi io sono un amante della poesia e della musica classica. Questo ha fatto sì che anche nella semplicità di una canzone dance si cercasse di inserire testi con un significato vero, che potessero coinvolgere e comunicare qualcosa anche a chi non voleva necessariamente scatenarsi in pista e volesse semplicemente ascoltare qualcosa di orecchiabile.
Si dice che la difficoltà stia nel fare cose semplici.
E’ la sfida che mi spinge ancora, dopo tanti anni, a fare musica. La cosa bella è lavorare su tanti livelli di ricezione, creando una canzone che possa essere inserita in un cinepanettone, come successo ad alcuni miei brani, piuttosto che ascoltata da un appassionato di musica in casa, durante una serata con amici.
Come è stato accolto “Italo by numbers” dai più giovani?
Ammetto di essere rimasto sorpreso dal loro interesse. In alcune serate di presentazione dell’album ho visto tanti giovanissimi. E’ molto bello che siano liberi da schemi mentali e apprezzino certe sonorità.
Sonorità frutto di un’attenta fase di produzione…
In effetti, ho curato molto questo aspetto, utilizzando strumenti d’epoca, come la batteria Simmons. Nessun campionamento: tutto è stato suonato fisicamente. Questo ha reso il suono molto più profondo e penso si riesca ad apprezzare.
Nel disco per la prima volta canti in italiano in “La Divina”. Come mai questa scelta?
In passato ho sempre cantato in inglese perché, visto l’alto livello dei cantanti italiani, ero convinto che non sarei stato in grado di confrontarmi con loro e crearmi una mia identità vocale. Ma una sera ho visto in TV un documentario sulla Callas e mi sono tornate in mente le lezioni di canto che facevo con il mio maestro Alberto agli anni ’70, grande fan della Divina. E ho ripensato a quando, tanti anni dopo, lo rincontrai e scoprii che era finito in disgrazia. Questa è stata l’ispirazione per scrivere un testo in italiano che ho cantato sulla base di “Untouchable”, altro brano presente nel disco.
Finita la fatica del disco, a cosa stai lavorando ora?
Dato che “Italo by numbers” contiene principalmente cover, ho approfittato dell’occasione per scrivere nuovi pezzi per un album. E poi, continuo a fare serate in giro per l’Italia e per l’Europa.
Passerai anche dal Ticino?
Ogni anno riesco a fare qualche tappa da voi. Con i ticinesi c’è empatia e vengo sempre accolto molto bene. Sono stato anche al Carnevale di Bellinzona… bellissimo! Spero di ve**re presto a trovarvi e a farvi ballare!
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