BIOCLARMA

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Founding Year: 2007
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Red Biotech

Keywords:
Diagnostics, Molecular, PCR, Luminex, Real-Time, Fish, Virus, Infections, Bacteria, Transplant, Oncology, Oncohematology, Bcr-Abl, Philadelphia, 9;22, Citokines, Phosphoproteins, Cmv, Ebv, Vzv, Flu, Rsv, Hsv, Clostridium, Difficile, Bordetella, Dengue, Leiden, Protrombina, Prothrombin, Mthfr, 3m, Simple

16/03/2020

Un testo del nostro amico Sergio Pistoi
Vi pregherei di darne la massima diffusione

Non facciamo abbastanza test per COVID-19. E questo farà la differenza tra uscirne o meno. Non mi baso solo sulle mie conoscenze, ma su quello che mi hanno detto in questi giorni persone ben più informate e competenti di me.
Cercherò di spiegarla in modo semplice: al momento si testano solo le persone con sintomi ma il rischio maggiore di contagio arriva dai pauci e asintomatici, che se ne vanno in giro. E' per quello che siamo in lockdown: se fossero contagiose solo le persone con sintomi conclamati, starebbero già tutte a casa o in ospedale per conto loro.
Nella situazione attuale, il lockdown aiuterà ad abbassare le curve e a dare respiro alle unità di rianimazione, ma nel medio termine c'è bisogno di una soluzione alternativa alla chiusura totale, che non è sostenibile per molto.
Una strategia adottata con successo in Corea, su cui molti concordano, è quella di testare il maggior numero di persone, con risposte più rapide possibile, cosicché i positivi vengano isolati (o si auto-isolino) diminuendo notevolmente la velocità di contagio.
Chiamatelo se volete lockdown selettivo: chi non è positivo, non c'è bisogno che stia a casa. In Corea stanno adottando soluzioni intelligenti come il tampone drive-through fatto direttamente dall'automobile: nessun bisogno di affollare strutture sanitarie, con il rischio di contagio, e risposta entro 12 ore sul cellulare per dare modo alle persone di agire in fretta.
Per darvi un termine di paragone, in questo momento in Italia mi segnalano casi di operatori sanitari che continuano a girare per le corsie in attesa da giorni di avere un tampone, dopo che colleghi sono risultati positivi. Conosco personalmente gente che lavora con pazienti fragili in RSA e che non viene testata, pur essendo stata vicino a persone a rischio contagio, perché l'indicazione è testare solo persone con i sintomi.
Aumentare il numero di test è principalmente una questione logistica. I coreani, con una popolazione pari alla nostra, si sono organizzati e i risultati sono estremamente positivi.
Il test per il coronavirus- il codiddetto tampone- consiste in una RT-PCR, una sigla che a molti dirà poco ma si tratta di una tecnica standard che praticamente tutti i laboratori di microbiologia sono in grado di effettuare. Un/a tirocinante di un laboratorio universitario fa verosimilmente più RT-PCR in una settimana per i suoi esperimenti, di quanti se ne siano fatte sinora in Italia per diagnosticare il Coronavirus. La scarsa disponibilità di alcuni reagenti commerciali (ad esempio le colonnine per estrarre l'RNA virale) si può ovviare con metodi "di vecchia scuola" disponibili ovunque, come l'estrazione fenolo-cloroformio che tutti quella della mia generazione hanno imparato a fare in laboratorio.
In questo momento il collo di bottiglia italiano è organizzativo: test accentrati in poche strutture, quando molte altre potrebbero farli, scarsa capacità o volontà di organizzare/coordinare campagne massicce di test, scarsissima o nulla adozione di tecnologie in grado di facilitare il compito e la comunicazione ai cittadini.
Molti colleghi che leggono questa bacheca ne sanno più di me: cari amici se mi sbaglio, per favore correggetemi senza pietà. Non ho alcuna intenzione di fare il capopopolo o l'esperto di turno in un momento in cui gli "esperti" sui social abbondano, sono soltanto un biologo molecolare senza esperienza in epidemiologia. Ma in questo momento raccolgo l'opinione di persone che lavorano sul campo e sono tutti d'accordo:
Dobbiamo testare molte più persone sane, in modo capillare, massiccio e possibilmente seguendo criteri statistici. Dobbiamo farlo il PRIMA POSSIBILE.
Se serve un paio in più di mani, ancorché arrugginite e non proprio da campione della provetta, sono a disposizione: se devo andare a Canicattì a fare PCR, ci vado, e credo che lo stesso farebbero tutti i colleghi che conosco.
Io spero davvero che qualcuno fra i decisori nazionali in questo momento ci stia pensando.
https://www.npr.org/…/south-koreas-drive-through-testing-fo…

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Prof. Roberto Piva
Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute
Università degli Studi di Torino

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