Monumenti Ritrovati
09/11/2025
Fortificazioni del valico del Moncenisio
Straordinaria zona di confine, tra Italia e Francia, ricca di opere militari costruite a partire dalla seconda metà del 1800. L’area fu ulteriormente fortificata nell’ottica del Vallo Alpino e interessata da conflitti nella Seconda guerra mondiale, nel 1940 corso della Battaglia delle Alpi Occidentali della quale sono ancora visibili dei crateri delle esplosioni; successivamente tutto il dispositivo militare locale passò alla Francia, a seguito del trattato di Parigi nel 1947. Il complesso include svariati forti , una tagliata residuale, bunker, strade militari, trincee e caserme
28/07/2025
Monte Cengio - Salto dei Granatieri
L’area del Monte Cengio venne dichiarata “zona sacra” nel 1967, per gli eventi bellici che qui ebbero luogo nel corso della Prima guerra mondiale: durante la Frühjahrsoffensive (Offensiva di Primavera) del 1916, popolarmente nota in Italia come Strafexpedition (Spedizione Punitiva), l’Austria-Ungheria arrivò quasi a sfondare. Per dare un’idea, l’azione offensiva si sviluppò principalmente dalla zona di Mori (TN) all’area di Grigno (TN) seguendo il tracciato del fronte dell’epoca, giungendo ad un passo dalla pianura veneta, occupando il paese di Arsiero (VI) per poco più di un mese. Nella zona del Cengio venne conquistato il Forte Corbin (di cui si parlerà più avanti) da cui l'esercito imperiale proseguì poi verso il monte in questione, considerato un punto cardine per l’intera zona: caratterizzata per stagliarsi al limite di dirupi che danno verso la sottostante Val d’Astico. E’ difficile, trattando temi della Prima guerra mondiale, dividere i fatti reali da quelli propagandati negli anni successivi (distorti della retorica del culto del morto e del culto dell’eroe), tuttavia la leggenda vuole che in quest’occasione i soldati italiani, allo stremo senza rifornimenti e munizioni, durante il corpo a corpo trascinarono con sé i soldati nemici gettandosi dai dirupi con loro; da questo prende il nome di “Salto dei Granatieri” la zona con spuntoni rocciosi a dirupo, sottostante la cima dell’altura e dai quali si vede la croce di vetta. Il monte Cengio fu infine conquistato il 4 giugno ma venne ripreso il 25 giugno, nel corso della controffensiva italiana. Nell’intera offensiva, le perdite tra tutti e due gli schieramenti furono importanti: tra uccisi, feriti e dispersi furono circa 83.000 dal lato italiano (di cui 10.200 solo nel Cengio, in 6 giorni di combattimento) e 147.000 dal lato austroungarico. Come è noto, le cifre riguardanti gli eventi della Grande Guerra sono sempre indicative ma danno ben l’idea di cosa abbiano significato movimenti e battaglie del genere, nelle quali (lo ricordiamo e non smetteremo di farlo), alla stesura dei risultati, i grandi burocrati degli eserciti si riferivano ai soldati - ossia delle persone - col termine di ”materiale umano”, cosa che dovrebbe far riflettere chi è dotato di un minimo di raziocinio, soprattutto per la piega presa dagli eventi contemporanei.
Il luogo è facilmente raggiungibile attraverso più itinerari, tra i quali una suggestiva escursione che porta ad attraversare una mulattiera scavata su dirupi (giro non adatto a chi soffre di vertigini), aeree postazioni affacciate alla Val d’Astico e gallerie con finestre che si aprono sul panorama; la facilità di accesso alla zona la porta ad essere molto frequentata, pertanto se ne consiglia la visita alle prima luci del giorno di una giornata fuori stagione, per poi proseguire a tappe altrove nella giornata (come ad esempio il vicino forte Corbin, che sarà l’oggetto del prossimo post)
Foto: dicembre 2023
26/11/2024
Forte di Cima Ora
Forte Valledrane - Postazioni del Monte Stino
Ex base NATO del Dosso dei Galli -Postazioni del monte Dasdana
L’area del lago d’Idro a ridosso del vecchio confine italo-austriaco venne fortificata dai due schieramenti all’approssimarsi della Prima guerra mondiale: da parte austroungarica si provvide ad erigere i forti C***o, Larino e Carriola e tutto un sistema di linee secondarie nella zona retrostante (di cui scriveremo in seguito), dal lato italiano si eressero i forti di Valledrane e di Cima Ora ed il caposaldo del monte Stino con opere di corredo sia dal lato Garda che verso le Prealpi Bergamasche ad est ovest.
Forte di Valledrane
Questo forte, uno dei più grandi italiani, aveva compito di tenere sotto tiro l’area del lago d’Idro e della Val Vestino; fu attivo nei primi giorni del conflitto per essere poi via via disarmato esaurendo la sua funzione. Era dotato di sei cannoni in cupola di metallo girevole, situati sulla struttura “a scalini”, tipica del forte, per seguire l’orografia del terreno. Visitabile con attenzione, è parzialmente invaso dalla vegetazione. Sulle alture circostanti si trovano le postazioni del monte Stino: luogo panoramico e strategico che a ridosso del conflitto venne trasformato in un caposaldo.
Forte di Cima Ora
Opera terminata nel 1915, questo forte dotato di 4 cannoni in cupola girevole doveva controllare la parte occidentale del lago d’Idro a chiudere con la zona Lodrone-Val Dorizzo. Similmente al Valledrane, venne via via disarmato con la prosecuzione delle ostilità. Lungo la strada militare di accesso si passa a fianco a delle caserme, oggi ruderi, ed alcuni spiazzi presumibilmente per artiglieria da campo: è visitabile con estrema attenzione dal momento che risulta rimangono solo i ruderi e ciò che rimane dall’azione dei recuperanti. Punto panoramico e strategico, la vista spazia dal lago d’Idro alla vette delle Prealpi bergamasche dove si notano, vistose, le antenne dell’ex base NATO del Dosso dei Galli.
Monte Dasdana ed ex base NATO del Dosso dei Galli
Presso il Monte Dasdana si trova un’ex postazione di artiglieria, recuperata di recente e facilmente raggiungibile dalla sottostante rotabile tramite una vecchia mulattiera militare, che si trovava lungo una linea secondaria di un più vasto complesso difensivo. Nei pressi della partenza si trovano i ruderi di una caserma risalente agli anni del conflitto. Dalle postazioni si gode di un’ottima visuale sull’area circostante, da cui si evince la scelta del luogo per una posizionare dell’artiglieria. Una delle alture nei dintorni è il Dosso dei Galli, dove venne costruita una base radio della NATO dotata di troposcatter; si legge in internet che questa struttura potrebbe essere recuperata e valorizzata, attualmente è abbandonata ed in condizioni di degrado, sicuramente è stata la sede di qualche ricorrente ed indubbio “festin bueo”
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