La pagina nasce come portale online per tutti coloro che desiderano esercitare quella pratica infinita, oscillante ed elastica che è il "pensiero". Obiettivo primario è la diffusione di un progetto filosofico fondato sulla pratica bioeducativa:
L’idea centrale della bioeducazione è quella di orientare i processi di apprendimento e sviluppo di quelle capacità che consentono agli individui di matur
are comportamenti adattivi al proprio contesto socio-culturale, che garantiscono il mantenimento della “persona” e il passaggio di tali capacità alle generazioni future. Ciò significa che l’individuo, interdipendente dalla totalità in cui vive, si struttura e organizza, può essere capace di passare dall’educazione all’autoeducazione, ovvero l’attitudine a coltivare da sé la propria identità e il proprio tempo. La problematicità dell’educazione umana riguarda e coinvolge la singola vita dell’individuo (sfera privata) e il suo graduale inserimento nella rete sociale (sfera pubblica), in una dialettica in cui si giocano allo stesso tempo la sua “maturazione” e in quanto membro di una comunità e in quanto portatore di un progetto di vita. Si tratta di riconoscere che il processo attraverso cui può svilupparsi una testa ben fatta (tête bien faite) riguarda l’intero arco di vita tra la nascita e la morte dell’individuo, la forza plastica (plastische Kraft) di cui è dotato e, dunque, la costruzione della sua mentalità entro il proprio panorama storico-culturale ed esperienziale. Il progetto della pagina è avviato sulla base di studi scientifico-filosofici precisi e attuali:
(1) “liquidità” della morale e della società, che Bauman ci invita a comprendere e a fronteggiare attraverso una rinnovata fiducia nei confronti del futuro e della vita, ponendoci sfide difficili per apprezzarne lo sforzo e scegliendo obiettivi non effimeri che possano renderci responsabilmente felici al di là degli incidenti di percorso e delle coercizioni della società dei consumatori;
(2) educazione alla “comunità planetaria”, che Morin ritiene possibile attraverso la formazione dell’etica a partire dalla coscienza di ciò che è “umanità”, “identità terrestre”: occorre, infatti, prendere coscienza dell’umano in quanto individuo, parte di una società e parte di una specie, allo scopo di realizzare la cittadinanza terrestre e una riforma dell’educazione volta a comprendere tutte le componenti degli esseri umani (fisica, biologica, psichica, culturale, sociale, storica) nella loro indissolubile unità e diversità, nel loro comune destino di figli e cittadini della “Terra-Patria”;
(3) trasmissione della “democrazia umana”, che secondo la Nussbaum consiste nella capacità di pensare al bene comune e di sviluppare l’empatia al multiculturalismo, per interpretare in modo autocritico la propria vita e il proprio rapporto con la comunità: diventare un buon “cittadino del mondo” significa intraprendere un cammino lontano dalla comodità di verità ultime e dal sentimento rassicurante di omologazione, mettersi in discussione senza temere il relativismo , poiché l’essere “aperti al confronto” costituisce una pratica per migliorare se stessi e, in qualche modo, il mondo. Attraverso l’analisi della Storia della Filosofia, della storia del pensiero occidentale e orientale, di tutto il "complesso dei saperi umani" (al fine di uscire in modo opportuno dalla degenerazione della settorializzazione dei saperi) e delle prospettive dei suddetti nuclei tematici, si vuole far emergere una visione pratica del mondo quotidiano: la vita umana è il panorama entro il quale si sviluppano i livelli di riflessione della filosofia (coscienza e verità, vita e morte, bene e male, etica e politica, giustizia e violenza, amore e odio, libertà e responsabilità). Tuttavia, chi intraprende ancora oggi la meravigliosa (θαυμάσια) pratica del filosofare, non può limitarsi ad essere “amico delle idee” ma deve impegnarsi ad essere “amico dell’umano”, poiché «il filosofo è l’uomo non specializzato – vale a dire specializzato in ciò che vi è di più generale nell’uomo» e l’umano versa in una crescente perdita di fiducia nel futuro dell’umanità. Nell’epoca dei “Filosofi per strada” occorre rintracciare i metodi attraverso cui mettere la competenza e l’impegno della nostra professione al servizio della comunità. Nell’appassionato lavoro delle figure più rappresentative della contemporaneità e nel solco degli studi interdisciplinari che si interessano alle problematiche sociali e culturali della nostra epoca confluiscono infatti: un sostanziale rifiuto di accettare che il mondo non possa essere cambiato; la convinzione che l’essere umano non debba atrofizzarsi in un “mondo piatto” e lasciarsi travolgere da un insieme di paure e dinamiche complessate rispetto alle quali ci si trova indifferenti o inermi, se non addirittura colpevoli; la ricerca e diffusione di pratiche attraverso cui esercitare le capacità proprie di ogni singolo individuo (capability approach) e stimolare il pensiero autonomo volto al miglioramento culturale e degli stili di vita (il rapporto dell’etica con la politica; le tassonomie di virtù e doveri; la libertà di parola, della sessualità e della vita stessa). La bioeducazione (o “educazione alla vita”) non ci rende affatto immuni dai grandi eventi della nostra epoca e dal male di cui è capace l’essere umano a seguito di processi a loro volta complessi. Tuttavia, è proprio individuando gli avamposti delle incertezze del nostro tempo che possiamo provare a indebolire le radici del male: egoismi, menzogne, paure, xenofobie, razzismi e tutte le forme di disprezzo che impediscono quello che la Nussbaum chiama “arricchimento della conoscenza”, ossia la sensibilità verso l’altro e la difesa della garanzia delle “opportunità di vita, libertà e ricerca di felicità” come basi della più autentica “morale democratica”. Ritengo che il futuro della filosofia non sia quello di aggiungere teorie alla condizione già complessa dell’umano, ma semplificare l’accesso a tale complessità, abitandola, provando ad affermare una mentalità condivisa che costituisca una base sicura per l’educazione alla pace e alla giustizia sociale: infatti, «la cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande» (Gadamer). Se le scuole e le università devono impegnarsi a formare “teste ben fatte”, allora il filosofo può mostrare che un’alternativa alla mancanza di futuro e sicurezza è possibile, almeno nelle realtà a noi più vicine, ricordando che «la felicità comincia a casa» (Bauman): occorre sollecitare le istituzioni sociali a un progetto di quotidiana cooperazione e gli individui a sviluppare al meglio le proprie capacità all’interno di un mondo comune a tutte le generazioni. PERCHÉ UN SOCIAL NETWORK? Ci si impegna a fornire, velocemente e a livello globale, materiali di studio e lettura, dibattito e confronto, incontro ed elaborazione, per tutti i temi proposti dai richiedenti e dagli amministratori della pagina. Facilitare, non semplificare, l'accesso ai saperi umani. La pagina nasce come luogo di incontro e dialogo in cui la pratica bioeducativa del "pensiero" possa essere aperta a tutte le persone, l'obiettivo specifico è quello di aprire l'argomentazione scientifico-umanistica a tutte quelle tematiche che, purtroppo, ancor oggi non vengo forse ben comunicate e "pubblicizzate" su larga scala, in campo educativo, di istruzione scolastica o sociale. La bioeducazione è l'attuazione pratica e impegnata per l'accesso di ogni singolo individuo al patrimonio culturale e alla "complessità" dei saperi umani e della vita umana stessa. Obiettivi sono anche l'organizzazione di eventi e/o cicli di incontri con la partecipazione di quanti più interessati possibili. L'organizzazione degli eventi e delle manifestazioni inerenti all'obiettivo del progetto vengono pubblicate sulla pagina "Filosofi Per Strada - FPS".
«Tutti gli uomini per natura tendono al sapere» (Aristotele, Metafisica A, 1 980a 21) e «il sommo bene è la felicità» (Aristotele, Etica Nicomachea, A 1097b 22-23): questi sono i capisaldi filosofici a partire da cui si può proporre un quotidiano salvataggio del mondo da ciò che definiamo “ignoranza” e “male”. Le parole della filosofia sono le parole dell’umanità, il rapporto dell’individuo con la filosofia non deve essere visto al modo di un’introduzione forzata al filosofare: ciò equivarrebbe a chiedersi se l’essere umano possa o meno disporre del pensiero senza la mediazione della filosofia e, poiché l’essere umano pensa anche senza la filosofia, ciò ne decreta l’inutilità. Heidegger, nella sua Introduzione alla filosofia, argomenta l’impossibilità di una “intro-duzione” (Ein-leitung) alla filosofia, proprio perché «chi si propone una “introduzione alla filosofia” presuppone che coloro i quali devono essere introdotti nella filosofia stiano innanzitutto fuori della filosofia». La filosofia e tutte le altre forme di pensiero si accordano nella categoria della bioeducazione: la differenza tra la settorializzazione dei saperi e le pratiche di vita va mantenuta soltanto nella divisione del lavoro e dei ruoli professionali ma non nella finalità di creare una “comunità pensante” educata a interrogarsi sull’articolazione della vita nelle sue molteplici forme e sulla ricerca del discrimine più autentico tra ciò che è bene e ciò che è male per la vita stessa. Questa è una capacità che spetta all’essere umano quando è educato a “pensare”, che sia o meno intellettuale di professione. Prendersi il tempo per pensare è il movimento concesso all’essere umano in virtù della propria costituzione: «Ma se le cose stanno davvero così, allora tutti gli uomini sono “filosofi” – o, come anche diciamo noi, “pensatori”. E lo sono anche in un modo determinato. L’uomo è, tra tutti gli essenti, l’essente che pensa. L’uomo è l’essente pensante» [M. Heidegger, Introduzione alla filosofia. Pensare e poetare, Bompiani, Milano 2010, pp. 15-19].