Lorenzo Muto

Lorenzo Muto

Condividi

06/07/2026

Il Presidente degli Stati Uniti può annullare un’espulsione ai Mondiali? La domanda sembra assurda, ma il caso Balogun l’ha resa improvvisamente reale.

Tutto nasce dopo il rosso diretto rimediato dall’attaccante degli Stati Uniti contro la Bosnia. In teoria, il regolamento FIFA prevede che un’espulsione porti almeno a una giornata di squalifica. Tradotto: Balogun avrebbe dovuto saltare l’ottavo di finale contro il Belgio.

Poi arriva il colpo di scena. Secondo quanto riportato dal Corriere, Donald Trump avrebbe telefonato al presidente della FIFA Gianni Infantino chiedendo di rivedere il caso. Poco dopo, la FIFA decide di sospendere la squalifica: Balogun può giocare.

Formalmente, però, Trump non ha annullato nulla. La decisione resta della FIFA, che avrebbe applicato l’articolo 27 del codice disciplinare: la sanzione viene congelata per un anno di prova. Ma il punto politico e sportivo resta enorme: quanto può pesare la telefonata del presidente del Paese ospitante su una decisione disciplinare?

Il Belgio non l’ha presa bene, parlando di precedente pericoloso. Perché qui non si discute solo un cartellino rosso, ma il confine tra calcio e potere.

E la storia dei Mondiali un precedente clamoroso lo conosce già. Nel 1982, durante Francia-Kuwait, lo sceicco Fahad Al-Ahmed scese dagli spalti per protestare contro un gol francese. Dopo minuti di caos, l’arbitro annullò incredibilmente la rete.

Allora il potere entrò fisicamente in campo. Oggi, forse, non serve più entrare: basta una telefonata.

La domanda vera quindi non è se Trump possa cancellare un’espulsione. La domanda è se nel calcio moderno il potere resti davvero fuori dal campo, o abbia solo trovato modi più eleganti per entrarci.

05/07/2026

Ma questa coppia come ha fatto a scalare l’Empire State Building?

Negli ultimi giorni il video di una proposta di matrimonio sulla cima dell’Empire State Building ha fatto il giro del mondo. I protagonisti sono Angela Nikolau e Ivan Beerkus, una delle coppie di rooftopper più famose al mondo. Da anni documentano sui social le loro spettacolari scalate di grattacieli e strutture altissime senza protezioni, tanto da essere diventati protagonisti anche del documentario *Skywalkers: A Love Story*.

Questa volta hanno deciso di spingersi ancora oltre. Secondo la ricostruzione delle autorità di New York, i due sono entrati nell’Empire State Building come normali visitatori. Una volta all’interno avrebbero osservato i movimenti del personale di sicurezza e individuato un accesso tecnico normalmente chiuso al pubblico. Gli investigatori ritengono che abbiano forzato una serratura per raggiungere i piani tecnici dell’edificio, da cui parte la struttura interna della guglia.

Da lì hanno iniziato la salita fino alla sommità del grattacielo, a oltre 440 metri di altezza. Una volta arrivati in cima hanno srotolato uno striscione con la frase: “When the power of love beats the love of power, the world knows peace” (“Quando il potere dell’amore supera l’amore per il potere, il mondo conosce la pace”). Subito dopo Ivan si è inginocchiato e ha chiesto ad Angela di sposarlo.

La scena è stata ripresa dalle loro telecamere mentre la polizia, con droni ed elicotteri, monitorava l’intervento. Una volta tornati a terra, entrambi sono stati arrestati. Le accuse comprendono effrazione, accesso non autorizzato, possesso di strumenti da scasso e altri reati legati all’intrusione. Un gesto romantico che ha conquistato i social, ma che ha anche riaperto il dibattito sui limiti delle imprese estreme e sulla sicurezza dei luoghi simbolo.

28/06/2026

Perché il Six Seven continua a esistere?

Ogni meme brainrot sembra avere sempre lo stesso destino: nasce, esplode, viene ripetuto da tutti, diventa cringe e nel giro di poche settimane sparisce. Il Six Seven, però, è un’eccezione. A distanza di oltre un anno continua a comparire nei commenti, nelle live, nelle scuole e nei video, diventando uno di quei fenomeni difficili da ignorare.

Il motivo è semplice: il Six Seven non è un meme da guardare, ma un meme da fare. Non ha bisogno di una scena precisa, di un personaggio, di un’immagine riconoscibile o di un contesto particolare. Basta vedere il numero 67, dire “Six Seven” e magari accompagnarlo con un gesto delle mani. È immediato, replicabile ovunque e soprattutto non richiede una spiegazione.

Ed è proprio questa assenza di significato a renderlo così forte. Il Six Seven funziona perché non vuole dire davvero qualcosa: è una specie di codice interno, una password generazionale che capisce solo chi fa parte di quel linguaggio. Per chi è fuori, soprattutto per molti adulti, risulta fastidioso, inutile, incomprensibile. Ma più qualcuno chiede “che significa?”, più il meme si rafforza, perché diventa ancora di più un simbolo di appartenenza.

A differenza di altri trend, quindi, il Six Seven non sopravvive perché è particolarmente divertente o visivamente potente, ma perché è diventato un comportamento. Non è solo una battuta: è un riflesso automatico, una risposta collettiva che può essere attivata in qualsiasi momento.

E questo dice molto sulla comicità delle nuove generazioni: sempre più rapida, assurda, partecipativa e spesso incomprensibile per chi la osserva dall’esterno. Il Six Seven continua a esistere proprio perché non è più soltanto un trend, ma un piccolo rito condiviso.

Vuoi che la tua azienda sia il Società Di Media più quotato a Naples?
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Digitare

Indirizzo

Naples