Ivan Scudieri
All’inizio degli anni 2000, mentre lavoravo in radio, mi sono tolto uno sfizio: creare un’agenzia di animazione.
Non è stata una scelta casuale. Arrivava da anni passati nei villaggi turistici, facendo tutto: animatore, capo animatore, capo villaggio. Un mondo che conoscevo bene e che, senza accorgermene, mi stava già formando. Quando ho costruito quell’agenzia, ho fatto quello che faccio ancora oggi: ho curato i dettagli.
Anche le sigle.
Erano centoni, basi di canzoni conosciute, testi riscritti da zero e registrati in studio, con attenzione alla metrica, alle parole, al ritmo. Poco fa ero su YouTube a guardare sigle di villaggi turistici e mi è tornato in mente quel periodo. Sono andato a riascoltare le mie e mi ha colpito una cosa.
Non erano riempitivi e nemmeno fatte “tanto per far ballare”. Avevano un senso, in alcuni casi, anche una direzione, quasi una morale. Avevo meno esperienza, meno struttura, meno responsabilità, ma già allora non lavoravo a caso.
È stato un passaggio veloce, ma utile.
Perché mi ha ricordato che cambiano i contesti, ma il modo in cui lavori resta.
Animazione, radio, giornalismo, vendite.
Ambiti diversi, stessa testa. E alla fine, se ti riconosci ancora nel ragazzo che eri, vuol dire che qualcosa di giusto lo stavi già facendo.
E poi mi è rimasta una domanda.
Quelle sigle oggi esistono ancora. Sono lì, ferme nel tempo.
Ha senso lasciarle così, oppure renderle pubbliche?
Perché da un lato sono un pezzo di vita, dall’altro erano nate per un momento preciso, per un pubblico preciso e non tutto quello che è stato fatto deve per forza essere esposto. Ma alcune cose, forse, meritano di essere riascoltate. Anche solo per capire da dove si è partiti.
Ci sto pensando.
Essere padre non è una medaglia, è una responsabilità quotidiana.
Oggi è la Festa del Papà.
E il pensiero va a chi ci prova, ogni giorno, a chi ha imparato ad amare senza condizioni, anche sapendo che, nel cuore dei figli, ci sarà sempre una figura insostituibile come la mamma, e sportivamente lo accetta.
Penso ai padri presenti, a quelli che ascoltano, che rispettano i tempi dei figli anche quando non coincidono con i propri. A quelli lontani, che convivono con una distanza che non hanno scelto. A chi sta ancora imparando, a chi sbaglia, aggiusta, ricomincia.
Essere padre è questo: esserci, anche quando non ti senti pronto. E penso anche a chi non ha avuto questa possibilità, ma avrebbe saputo farlo bene.
Essere padre non è un titolo automatico, non basta esserlo per esserci davvero. Ci sono padri che scelgono di non esserci, altri che trasformano i figli in strumenti, in leve, in terreno di scontro.
A loro oggi non riesco a fare auguri.
Agli altri sì e se permettete, li faccio anche a me, che ogni giorno mi impegno e cerco concretamente di essere un bravo papà.
Perché essere padre non è qualcosa che sei, ma qualcosa che costruisci, ogni giorno.
28/02/2026
Ivan Fedele commenta il Festival 2026 e pronostica la vittoria di Sal Da Vinci
Il Festival dei Sogni, in attesa del rientro di Vanna Morra, dedica una puntata speciale a Sanremo 2026 con un ospite d’eccezione: l’attore e cabarettista Ivan Fedele. In dialogo con Ivan Scudieri, la conversazione attraversa le prime quattro serate della kermesse, tra analisi lucide, ironia e qualche giudizio netto. Al centro del confronto c’è la conduzione di Carlo Conti. Ivan Fedele ne sottolinea ritmo, mestiere e capacità di tenere insieme uno spettacolo complesso. Si parla anche della presenza di Laura Pausini, tra carisma internazionale e peso simbolico in un Festival che prova ogni anno a rinnovarsi senza tradire la tradizione. All’interno de Il Festival dei Sogni si affronta il tema dei co-conduttori che si sono avvicendati nelle prime quattro serate. Secondo Ivan Fedele, alcune presenze hanno funzionato per spontaneità e leggerezza, altre meno incisive. Il Festival resta un equilibrio delicato tra spettacolo e ritmo televisivo.
Ampio spazio viene dato alla gara delle cover, vinta da Il Dito nella Piaga e Toni Pitoni. Una vittoria che, secondo Fedele, ha premiato originalità e coraggio. Il Festival 2026 ha dimostrato ancora una volta che la serata delle cover può cambiare gli equilibri e riscrivere percezioni. La puntata de Il Festival dei Sogni si concentra poi sugli artisti in gara. Ivan Fedele commenta interpretazioni, scelte musicali e presenza scenica. Alcuni brani convincono per struttura e immediatezza. Altri risultano meno incisivi. Poi arriva il pronostico. Netto. Senza esitazioni, per Ivan Fedele il vincitore sarà Sal Da Vinci. Una previsione che nasce dalla forza emotiva del brano, dalla riconoscibilità dell’artista e dalla capacità di parlare a un pubblico trasversale.
Il Festival dei Sogni si conferma così uno spazio di analisi libera, dove il Festival non viene solo raccontato ma interpretato. La puntata è disponibile su Podcastbook.it e su tutte le principali piattaforme di podcast.
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