KIDesignLab
13/05/2025
🇮🇹 Ogni spazio che progetto porta con sé una parte di me.
Non lo decido, accade.
È qualcosa che filtra, che si intreccia, che si deposita.
C’è la bambina curiosa che raccoglieva sassi, bastoncini, parole difficili.
C’è l’adolescente che disegnava stanze immaginarie in cui rifugiarsi.
C’è la mamma che ha imparato ad ascoltare un figlio in crescita,
e la donna che ha ricostruito nuove prospettive dopo il dolore.
Quando progetto per i bambini non penso mai a cosa fare,
ma a come mettermi in ascolto.
E allora il colore diventa voce, il legno diventa tempo, la luce diventa carezza.
Ogni scelta è relazione.
Gli spazi per l’infanzia che immagino non sono mai neutri.
Sono biografie costruite con lentezza, rispetto, esperienza.
E forse, come me, non smettono mai di cambiare.
E tu? In che modo la tua storia personale si riflette nei luoghi che crei o abiti?
🇬🇧 Every space I design carries a piece of me.
I don’t decide it — it just happens.
It’s something that filters through, intertwines, and gently settles in.
There’s the curious child who collected stones, twigs, and difficult words.
The teenager who drew imaginary rooms to hide in.
The mother who learned to listen to a growing child,
and the woman who rebuilt perspectives after grief.
When I design for children, I don’t ask what to create,
I ask how to listen.
And then color becomes voice, wood becomes time, light becomes a soft touch.
Every choice is a form of relationship.
The spaces I imagine for childhood are never neutral.
They’re made of stories — built with care, time, and lived experience.
And maybe, like me, they’re always changing.
And you? How does your personal story shape the spaces you create or inhabit?
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